Le Folle Impazziscono?


Sfatato un altro falso mito? Sfuma un’altra giustificazione dell’invadenza dello stato.

[A cura dello staff di Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 19 maggio 2014 con il titolo Madness of Crowds Meme Debunked? One More Big Gov Justification Drains Away. Traduzione di Enrico Sanna.]

Folla

La conoscenza approfondita delle masse… Le masse non sono folli; sono formate da individui fortemente cooperanti tra loro guidati da interessi e obiettivi condivisi… Il criminologo francese dell’ottocento Gabriel Tarde paragonò anche la più civilizzata delle masse a ‘un verme mostruoso la cui sensibilità è diffusa e che pure agisce con movimenti disordinati secondo i dettati della sua testa’… Questa è ancora oggi l’opinione prevalente sul comportamento della folla, ma apparentemente è un’opinione sbagliata. In questi ultimi anni gli psicosociologi hanno scoperto che, lungi dall’essere irrazionali e inconsapevoli, le persone che fanno parte di una folla sono determinate dalla propria natura; è la loro identità sociale che determina il loro comportamento. ~ Aeon

Tema Sociale Dominante: Abbiamo bisogno di un governo forte perché le masse sono folli.

Analisi di Libero Mercato: È opinione comune che la moderna giustizia normativa serva a placare le tensioni tra il diritto di un individuo ad essere lasciato in pace e il diritto di chi non vuole patire le conseguenze delle azioni di pochi.

Questo è il pensiero riassunto in una famosissima dichiarazione di Oliver Wendell Holmes Jr. riguardo il caso affrontato dalla Corte Suprema Schenck v. United States nel 1919. Secondo la sentenza, un pronunciamento contro la coscrizione obbligatoria ai tempi della prima guerra mondiale non poteva essere protetto dal primo emendamento della costituzione americana (che protegge la libertà di espressione, es).

Holmes scrisse che attività come il volantinaggio per protestare contro l’arruolamento di massa erano una violazione, tra le altre, della legge contro lo spionaggio del 1917. E aggiunse che lo stato poteva vietare questo genere di espressioni perché rappresentavano un “chiaro e immediato pericolo” per gli sforzi bellici.

Scrisse: “L’applicazione più rigorosa della libertà di espressione non potrebbe proteggere una persona che provoca il panico gridando al fuoco a teatro. […] In ogni caso, si tratta di stabilire se queste parole sono state usate in circostanze tali e se sono di natura tale da creare un pericolo chiaro e immediato, invocando così quel male che il Congresso ha il diritto di prevenire.”

E se le assunzioni di Holmes riguardo il “panico” e l’espressione fossero, come molte decisioni della corte di oggi, congegnate apposta per dare al leviatano la potenza di fuoco che cerca?

L’articolo citato in apertura offre una prospettiva rivoluzionaria a proposito di “follia delle masse”. Va contro il luogo comune. Se non vale più il detto secondo cui le masse sono folli, cade la giustificazione di tanta legislazione volta a garantire l’ordine pubblico.

Qui c’è il seguito dell’articolo:

Lo psicosociologo Stephen Reicher dell’università di St Andrews dice che questo modello comportamentale delle masse si adatta ad ogni esempio di disordine pubblico degli ultimi trent’anni di cui si hanno nozioni. Si accorda inoltre con lo studio più approfondito mai condotto in materia di scontri urbani: il rapporto della commissione Kerner sugli scontri urbani di Los Angeles, Chicago Newark e altre città americane tra il 1965 e il 1967.

Il caso più serio fu quello di Detroit del mese di luglio 1967, quando la polizia irruppe in un bar privo di licenza e decine di avventori e residenti locali scesero a protestare per le strade. Dopo oltre quattro giorni di proteste e violenza tra la folla e le forze dell’ordine, si contarono 43 morti e 1.189 feriti, oltre a più di 2.000 edifici distrutti.

Il rapporto Kerner concluse che il fattore chiave che si nascondeva dietro i disordini (i peggiori nella storia americana dopo la guerra civile) si nascondeva nei disagi diffusi della comunità nera. Il rapporto faceva notare come i neri avessero il doppio delle probabilità dei bianchi di essere disoccupati e almeno il quadruplo di vivere in povertà.

Secondo il rapporto, poi, il tipico partecipante alle rivolte possedeva un’istruzione superiore alla media della sua comunità, era meglio integrato e aveva meno probabilità di avere la fedina sporca. ‘Apparentemente, i rivoltosi cercavano la partecipazione piena all’ordine sociale e ai benefici materiali di cui godeva la maggior parte dei cittadini americani,’ concludeva. ‘Lungi dal rigettare il sistema americano, erano ansiosi di parteciparvi.’

Questo si adatta benissimo alla teoria di Reicher, che sostiene che le persone che fanno parte di una folla si comportano non in maniera sconsiderata e irragionevole, ma cooperando con chi sta attorno a loro. Non perdono la testa ma agiscono con intenti pienamente razionali. A Londra, molti (anche se non tutti) dei rivoltosi erano accomunati e motivati dalla rabbia per come le loro comunità erano state trattate dalla polizia per mesi e anni, con riferimento particolare al fatto che i neri venivano spesso fermati e perquisiti per strada senza alcuna ragione.

Quando iniziò la rivolta, molte persone sentivano, come membri insoddisfatti di un gruppo, di essere mossi da una causa legittima. Sorprendentemente, questo modello spiega anche perché in situazioni di emergenza la folla non si lascia andare al panico, cosa che farebbe crescere il rischio.

Quando i due aerei colpirono le torri gemelle l’undici settembre 2001, la maggior parte di quelli che erano all’interno preferì procrastinare piuttosto che avviarsi verso l’uscita più vicina. Anche chi riuscì a scappare attese mediamente sei minuti prima di fare le scale.

Alcuni aspettarono mezz’ora, in attesa di ulteriori informazioni, raccogliendo oggetti da portare con sé, andando al bagno, spedendo le ultime email, o telefonando. Ci sono casi simili, dicono i ricercatori, di passeggeri morti in incidenti perché non hanno provato a venirne fuori.

…Al contrario di quello che si crede comunemente, cioè che le folle si lasciano prendere dal panico in un’emergenza, i grossi gruppi di persone indugiano più dei piccoli per la semplice ragione che occorre più tempo per escogitare un piano. Le nuove scoperte in fatto di dinamica delle masse hanno aiutato le autorità europee a riscrivere le regole sulla gestione delle folle.

Se il comportamento della folla ha origine nelle norme sociali della maggioranza, piuttosto che dei pochi criminali, allora l’invio di squadre antisommossa, che trattano tutti come aggressori, potrebbe peggiorare le cose. I presunti aggressori potrebbero rispondere in tono allargando la spirale della violenza.

I ricercatori dell’università del Sussex guidati dallo psicosociologo John Drury hanno coniato il termine ‘elasticità collettiva’, ovvero un atteggiamento che induce all’aiuto reciproco e all’unità in caso di pericolo, per descrivere il comportamento tipico delle folle nei momenti di pericolo.

Sono stati documentati molti esempi… In ognuno di questi, la maggior parte delle persone intervistate da Drury ha detto di ricordare un senso di unità e una tendenza ad aiutare gli sconosciuti. Senza questa cooperazione, ci sarebbero stati molte più vittime, dice Drury, che chiama le folle ‘il quarto servizio di emergenza’: opinione non sempre condivisa dalla polizia.

L’idea che nella folla possiamo dare il meglio di noi stessi va contro l’opinione comune prevalente fin dalla rivoluzione francese. Ma è un’idea che ha la scienza dalla sua parte: dalla coesione delle tifoserie di calcio all’altruismo verso le vittime di un disastro fino alla solidarietà tra rivoluzionari, le prove a favore della correttezza e del rapporto di solidarietà all’interno di una folla sono tantissime.

Queste conclusioni vanno sicuramente contro il pensiero comune.

La sentenza di Holmes è stata spesso citata come estremamente saggia, ma visti gli studi recenti potrebbe rivelarsi sbagliata. Probabilmente il giudice si ispirò ad un famoso libro, Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds.

Il libro era stato scritto dal giornalista scozzese Charles Mackay e pubblicato nel 1841. Mackay nutre un profondo disprezzo per le persone che si riuniscono in gruppi e che poi, secondo lui, inevitabilmente si lasciano guidare da vane illusioni. Mackay si serve di numerosi esempi storici per illustrare l’idiozia di chi agisce in gruppo, ma si tratta di casi come la mania ferroviaria del decennio 1840 e la bolla della South Sea Company.

In realtà è stato ben dimostrato che gran parte delle manie su larga scala del passato erano il prodotto di monopoli governativi. Non stupisce la nascita di vere e proprie manie, dato che questi monopoli possono diventare eventi eccezionalmente lucrosi, almeno nel breve termine.

Lo stato crea spesso monopoli in grado di accumulare una quantità enorme di risorse in breve tempo. Si potrebbe pensare che nel ventunesimo secolo il fenomeno non sia altrettanto evidente ma non è così.

Il cosiddetto Partito di Wall Street, di cui abbiamo parlato in passato, è sicuramente una delle tante bolle nella storia delle bolle speculative. È un altro esempio di opportunità di profitto che ad un certo punto scoppierà lasciando ulteriori prove per quelli che, come Mackay, credono che la gente cada vittima di manie erronee.

In futuro vedremo se questo genere di prospettiva enunciata dall’articolo di Aeon riuscirà gradualmente ad imporsi. Noi dubitiamo che se ne parlerà tanto nel breve termine perché va a colpire uno dei punti d’appoggio dello stato: Se le persone non perdono la testa quando agiscono in gruppo, se le folle non pianificano crimini né sono irragionevoli (ma sono una reazione logica all’autoritarismo ufficiale) allora gran parte dell’apparato di sicurezza dello stato viene messo in discussione.

Gli stati moderni cercano di giustificare la necessità di imporre l’ordine pubblico. Ma se la follia delle masse non è altro che un altro tema sociale dominante, congegnato apposta per instillare paura e giustificare soluzioni autoritarie, allora la ricerca di Aeon fornisce i mezzi necessari a sfatarlo.

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2 thoughts on “Le Folle Impazziscono?

  1. Se si guarda il mondo attraverso la lente del marxismo culturale (tutti gli esseri umani sono uguali e la selezione darwiniana o l’eugenetica non hanno condizionato le popolazioni umane) allora le rivolte dei neri sembrano causato da povertà, ineguaglianza, discriminazione, e così via. Nel mondo reale invece…
    http://www.theoccidentalobserver.net/2010/03/kevin-macdonald-brain-imaging-evidence-for-the-genetic-basis-of-iq-and-behavioral-restraint/

    Per l’inciso, è interessante che lo stesso psicologo Reicher professi una marcata identità di gruppo senza ben sapere come definirla. Tuttavia, sono sicuro che negherebbe categoricamente alle persone di etnia europea il diritto a rivendicare loro un’appartenenza di gruppo (razzismo!).
    http://bps-research-digest.blogspot.com.au/2009/10/stephen-reicher-who-am-i.html

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