Il Declino del Pop


Ecco perché oggi la musica popolare non entusiasma più i giovani

[A cura dello staff di Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 9 luglio 2014 con il titolo Why Popular Music Is Less Successful These Days. Traduzione di Enrico Sanna.]

Woodstock 1968

Perché la Musica Muore… Taylor Swift, vincitore di sette Grammy, è noto per i suoi testi elaborati, dunque non sorprende che abbia scritto un lungo articolo d’opinione per il Wall Street Journal riguardo il futuro dell’industria della canzone. Ma ci sono ragioni per mettere in dubbio il suo ottimismo. “In questo momento la situazione musicale è molto eccitante perché i sentieri creativi che un artista può esplorare sono infiniti,” scrive Swift. “Oggi uscire dalla propria confortevole nicchia significa essere premiati, e l’evoluzione musicale non solo è accettata… ma è anche celebrata. L’unico rischio è di aver paura di affrontare il rischio.” Difficile conciliare queste parole con il rapporto Nielsen sulla musica in America, che mostra nel primo semestre un calo nella vendita di album del 15 percento da un anno all’altro e un altro 13 percento di calo delle vendite di brani digitali. ~ Bloomberg

Tema Sociale Dominante: Lunga vita al rock and roll.

Analisi di Libero Mercato: Un altro meme culturale che marcisce.

Abbiamo visto come cinema, televisione, arte moderna e finzione letteraria siano in declino. Ora vediamo che lo stesso sta accadendo alla musica popolare.

La musica popolare ha avuto un ruolo importante nella cultura occidentale da quando Elvis Presley cominciò ad ancheggiare e mimare il blues del sud.

Ora non più.

Qui c’è dell’altro:

Questa potrebbe essere una ripetizione del 2013, quando i servizi di streaming sono cresciuti a spese dei download digitali, calati per la prima volta da molti anni; ma il fatto è che, anche includendo lo streaming, dall’inizio del 2014 le vendite degli album sono calate del 3,3 percento. Lo streaming è cresciuto più dell’anno scorso, il 42 contro il 32 percento, ma non è riuscito a compensare la generale perdita di interesse per la musica.

Alcuni numeri: dall’inizio del 2014, gli americani hanno acquistato 593,6 milioni di brani digitali e hanno ascoltato in streaming altri 70,3 milioni di tracce video e audio, per un totale di 731,7 milioni. Swift, uno dei pochi che riesce a riempire gli stadi, pensa che sia una questione di qualità.

“La gente compra ancora gli album, ma solo alcuni,” scrive. “Comprano solo quelli che colpiscono come una freccia al cuore.” Nel 2000, le vendite di album hanno raggiunto il massimo a 785 milioni. L’anno scorso sono calate a 415,3 milioni.

Swift ha ragione, ma per molti artisti i cui album sono una freccia al cuore è troppo tardi. Le vendite di dischi in vinile sono salite del 40,4 percento dall’inizio dell’anno, secondo Nielsen, e in cima alle vendite c’è l’eroe della chitarra Jack White’s Lazaretto.

Tra i primi dieci ci sono anziani o deceduti, come i Beatles e Bob Marley & the Wailers. Ma anche i più moderni, come Black Keys, Beck e gli Arctic Monkeys, non entrano nei cuori degli adolescenti. Nessuno di questi artisti è presente nella classifica delle vendite digitali, con o senza streaming.

Quest’anno, in cima alla classifica c’è Frozen, la colonna sonora della Disney. Quando, come me, avete più di quarant’anni e pensate che la musica sia in declino dal 1993 (l’anno in cui i Nirvana pubblicarono In Utero), è facile criticare i gusti musicali dei “giovani di oggi”, come dice anche il ventitreenne Swift.

I miei coetanei dinosauri capiscono la differenza se mettono a confronto le classifiche del 1993 con quella della Nielsen del 2014. Ma questi ragazzi non solo ascoltano musica diversa dalla nostra; è che non trovano più molto che valga la pena ascoltare. C’entra molto il funzionamento dell’industria discografica di oggi. Ai vecchi tempi, i musicisti proponevano il loro lavoro ai discografici, così come ancora oggi molti scrittori fanno con gli editori (sebbene anche questa tradizione si stia erodendo).

Noi pensiamo che l’ultima parte sia corretta: “questi ragazzi… non trovano più molto che valga la pena ascoltare.” Ma c’è qualcosa di più complesso della semplice melodia. La musica popolare ha goduto di un successo durato quasi settant’anni perché era un fenomeno culturale tenuto assieme dalla televisione, la radio e il cinema.

Abbondano le prove che dimostrano come il “rock ’n’ roll” fosse almeno in parte una manipolazione sociale. L’impressione è che ci sia stato un concerto di forze per creare quella che oggi noi conosciamo come controcultura.

La persona che ha studiato più di ogni altro il fenomeno è David McGowan, autore di The Strange but Mostly True Story of Laurel Canyon and the Birth of the Hippie Generation.

Questo è un estratto:

Un numero incredibile di superstar della musica proveniva da Laurel Canyon (in California, es), cominciando dalla metà degli anni sessanta fino alla fine degli anni settanta. I primi a pubblicare un album furono i Byrds, di cui David Crosby divenne la star. La canzone di debutto, Mr. Tambourine Man, uscì per il solstizio d’estate del 1965. Fu subito seguita dai Mamas and Papas di John Phillips (If You Can Believe Your Eyes and Ears, gennaio 1966), i Love di Arthur Lee (Love, maggio 1966), Frank Zappa and the Mothers of Invention (Freak Out, giugno 1966), i Buffalo Springfield di Stephen Stills e Neil Young (Buffalo Springfield, ottobre 1966) e i Doors (The Doors, gennaio 1967).

Se quello che scrive è vero, McGowan dimostra chiaramente come i numerosi artisti dell’area di Los Angeles provenissero da famiglie di militari o con un passato militare. Questo è ciò che dice di Zappa:

Considerato che Zappa, secondo molte testimonianze, era rigidamente autoritario, maniaco del dominio e sostenitore delle azioni militari nel sud-est asiatico, forse non sorprende che non sentisse alcuna affinità con il movimento giovanile che pure aiutò a crescere. Ed è forse lecito affermare con sicurezza che anche il papà di Frank aveva pochi riguardi per la cultura giovanile degli anni sessanta, visto che era, in caso ve lo siate chiesti, uno specialista nella guerra chimica assegnato a (dove sennò?) l’Arsenale di Edgewood. Edgewood, ovviamente, è da lungo tempo il punto focale del programma di guerra chimica americana, oltre che una struttura apparentemente connessa all’operazione MK-ULTRA. È curioso notare che Frank Zappa letteralmente crebbe nell’arsenale, avendo vissuto i primi sette anni in un alloggio militare dentro il complesso. In seguito la famiglia si trasferì a Lancaster, in California, vicino alla base aerea di Edwards, dove Francis Zappa continuò a produrre materiale segreto per il complesso militare-spionistico. Intanto suo figlio si preparava a diventare un’icona del movimento pace & amore. Niente di insolito, immagino.

L’agente di Zappa, tra l’altro, è un personaggio oscuro di nome Herb Cohen, arrivato a Los Angeles dal Bronx con sua madre Mutt poco prima che la scena musicale e dei club decollasse. Cohen, un ex marine, aveva passato alcuni anni in giro per il mondo prima di arrivare sulla scena di Laurel Canyon. Curiosamente, questo viaggiare l’aveva portato in Congo, nel 1961, proprio quando il primo ministro di sinistra Patrice Lumumba veniva torturato e ucciso dalla nostra Cia. Nessun problema, però; secondo uno dei biografi di Zappa, Cohen non si trovava in Congo in qualche sorta di nefasta missione spionistica. No, che ci crediate o no era lì a fornire armi a Lumumba “in aperta sfida alla Cia”. Perché, sapete, questo era il genere di cose che gli ex marine facevano a quei tempi (come vedremo ben presto quando daremo uno sguardo ad un altro luminare di Laurel Canyon).

L’implicazione (in realtà più di un implicazione) è che la generazione “pace e amore” fosse almeno in parte una promozione dei servizi segreti architettata per provocare un gap generazionale e generare caos sociale. Compresa nell’operazione era, per quanto se ne sa, la decisione di inondare la West Coast con la lsd.

Timothy Leary, assieme al mega distributore di lsd Owsley Stanley, era apparentemente associato alla Cia. Il paroliere dei Greatful Dead Robert Hunter e il leader dei Merry Prankster Ken Kesey (fondatore e promotore dei “test acidi” durante gli anni sessanta) apparentemente parteciparono ad una “ricerca” governativa sulla lsd presso la Stanford University.

Il legame tra la Cia e la lsd risale agli anni cinquanta e al progetto MK-ULTRA, presumibilmente un programma di ricerca sul controllo della mente. Wikipedia: “I primi impegni della Cia si incentravano sulla lsd, che più tardi arrivò a dominare i programmi di MK-ULTRA. I rappresentanti dello staff tecnico sapevano che la lsd distorce il senso della realtà di una persona, e volevano capire se in qualche modo era possibile alterarne il sentimento di lealtà. … I documenti di MK-ULTRA furono deliberatamente distrutti nel 1973 per ordine dell’allora direttore della Cia Richard Helms.”

È facile capire come il movimento della controcultura degli anni sessanta fosse probabilmente spinto dai servizi segreti americani e come la musica facesse parte del programma. La musica rafforzava e approfondiva l’adesione dei giovani alla controcultura.

Se è così, l’attuale scena musicale, nonché il suo fallimento, acquistano chiarezza. La musica popolare oggi manca di una sovrastruttura fatta di solidarietà e significato profondo.

La scena musicale attuale non solo manca di risonanza culturale, ma è anche messa a dura prova dalle tecnologie moderne e da internet. Su internet si trovano numerosi giovani artisti di talento che non sono legati da contratti discografici. Nella tradizionale industria discografica, apparentemente, il talento non era determinante per il successo.

Internet riduce anche la coesione sociale associata alla musica. Quando le sale di registrazione erano poche, le case discografiche potevano controllare facilmente il risultato; oggi è molto più facile registrare musica e diffonderla senza essere vincolati da un contratto.

Da ciò si capisce che la musica popolare di oggi non ha lo stesso potere culturale che aveva nel ventesimo secolo. E, cosa secondo noi importantissima, è molto difficile che le élite riescano a manipolare aggressivamente la musica e la cultura giovanile come nel secolo scorso. I media alternativi, inesistenti nel novecento, esporrebbero immediatamente la manipolazione.

Conclusione

La musica popolare è un’altro di quegli strumenti manipolativi che la Riforma Internettiana sta mandando all’aria.

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