Sanzioni e Aerei di Linea


[Di Paul Craig Roberts. Originale pubblicato su paulcraigroberts.org il 17 luglio 2014 con il titolo Sanctions and Airliners. Traduzione di Enrico Sanna.]

Le sanzioni unilaterali annunciate da Obama il sedici luglio, con il divieto alle società russe che producono armi ed energia di accedere a finanziamenti americani, dimostrano l’impotenza di Washington. Il resto del mondo, assieme a due importanti associazioni americane, ha voltato le spalle ad Obama. L’Associazione Manifatturiera Nazionale e la Camera di Commercio Americana hanno protestato contro le sanzioni con spazi pubblicitari sul New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post. La prima si è detta “spiaciuta che gli Stati Uniti stiano estendo unilateralmente sanzioni, che mineranno i rapporti commerciali americani.” Secondo Bloomberg, “i capi dell’Unione Europea si sono incontrati a Bruxelles per decidere di non partecipare alle misure americane.”

Nel tentativo di isolare la Russia, lo sciocco che sta alla casa bianca ha finito per isolare Washington.

Le sanzioni non avranno alcun effetto sulle compagnie russe, che possono ottenere fondi dalla Cina, dalla Francia o dalla Germania.

Arroganza, sprezzo e corruzione, suoi tratti distintivi, dimostrano la lentezza d’apprendimento di Washington. Le persone arroganti che vivono di disprezzo non riescono a capire. Quanto incontrano resistenza reagiscono con la corruzione, le minacce e la forza. La diplomazia richiede capacità di apprendere, ma Washington ha abbandonato la diplomazia anni fa e oggi confida solo nella forza.

La conseguenza è che con le sanzioni Washington sta minando il suo stesso potere e la sua influenza. Le sanzioni incoraggiano altri paesi ad uscire dal dollaro che è alla base del potere americano. Christian Noyer, governatore e membro del consiglio della banca centrale francese, ha detto che le sanzioni di Washington stanno spingendo imprese e paesi ad uscire dal sistema dollaro. Le grosse somme estorte dalla banca francese Paribas per fare affari con paesi che Washington non approva evidenziano i rischi crescenti nell’adottare il dollaro quando è Washington a fare le regole.

L’attacco di Washington alla banca francese ha fornito a molti l’occasione per ricordare le numerose sanzioni del passato e prendere in considerazione quelle che potrebbero arrivare in futuro, come quelle che incombono sulla tedesca Commerzbank. È inevitabile la nascita di un movimento per la diversificazione delle monete usate nel commercio internazionale. Noyer ha fatto notare che Europa e Cina non sono obbligate ad usare i dollari, ma possono benissimo usare euro o renminbi.

Le regole americane applicate a tutte le transazioni in dollari che avvengono in tutto il mondo accelerano la fuga dal dollaro. Alcuni paesi hanno già raggiunto accordi bilaterali per fare i pagamenti in altre valute. I Brics stanno mettendo su sistemi di pagamenti indipendenti dal dollaro, con un loro fondo monetario internazionale che finanzi la bilancia commerciale.

Il valore di cambio del dollaro dipende dal suo ruolo nel sistema internazionale dei pagamenti. Man mano che questo ruolo si contrae, la richiesta di dollari e il loro valore di cambio calano. L’inflazione entrerà nell’economia americana tramite i prezzi dei prodotti importati e gli americani, già sotto pressione, subiranno un’ulteriore compressione del loro stile di vita.

Dall’inizio del ventunesimo secolo, cresce la sfiducia in Washington. Le sue bugie, come le “armi di distruzione di massa” dell’Iraq, “l’uso di armi chimiche da parte di Assad” e il “nucleare iraniano”, sono riconosciute come tali da altri paesi. Washington ha usato queste bugie per distruggere interi paesi e minacciarne altri, tenendo il mondo in uno stato di caos continuo. A compensare questo caos, Washington non offre alcun beneficio. L’amicizia con Washington richiede l’obbligo di soddisfare le sue richieste, e i governi stanno arrivando alla conclusione che l’amicizia con Washington non vale questi costi.

Lo scandalo spionistico della Nsa e il rifiuto di Washington di chiedere scusa e desistere hanno aumentato la sfiducia dei suoi alleati. Secondo i sondaggi internazionali, l’America è considerata la più grande minaccia alla pace. Gli stessi americani non si fidano nel loro governo. Secondo i sondaggi, gli americani pensano che i politici, i prostituti giornalistici e i poteri forti come Wall Street e il complesso militare e di sicurezza, dirottino il sistema a proprio vantaggio a spese della popolazione.

L’impero americano comincia a scricchiolare, e questo porterà Washington ad agire disperatamente. Oggi (17 luglio) mi è capitato di sentire un programma della BBC trasmesso da National Public Radio a proposito dell’aereo malese abbattuto in Ucraina. Il programma avrebbe potuto apparire onesto, ma faceva intendere che c’era una macchinazione della Russia e dei “separatisti” ucraini. Alla ricerca di opinioni di parte, la BBC ha concluso con un servizio preso dai social media, secondo cui i separatisti hanno abbattuto l’aereo con armi russe.

Nessuno tra i partecipanti al programma si è chiesto cosa possano guadagnarci i separatisti ad abbattere un aereo di linea. La discussione, invece, ruotava attorno ad un solo punto: una volta accertata la responsabilità dei russi, l’Unione Europea accetterà di applicare sanzioni più pesanti contro la Russia? La BBC, seguendo il copione di Washington, ha diretto la questione nella direzione voluta dal governo americano.

I segni di un’operazione di Washington sono lì. I bellicisti stavano aspettando l’occasione. Il vicepresidente americano Joe Biden ha detto che l’aereo è stato “fatto esplodere in cielo”, che “non è stato un incidente”. Uno non fa queste dichiarazioni senza informarsi, a meno che non abbia un progetto. Biden, è chiaro, voleva lasciar intendere che non è stata Kiev ad abbattere l’aereo. Biden si è mosso prima di avere le prove che accusano la Russia. Visto il modo di operare di Washington, non c’è dubbio che continuerà ad ammassare accuse finché le prove non appariranno superflue.

Il senatore John McCain è andato a supporre l’esistenza di cittadini americani a bordo per chiedere azioni punitive contro la Russia prima ancora che la lista dei passeggeri e le cause dell’incidente fossero note.

Le “indagini” sono condotte dal fantoccio americano a Kiev. Credo di sapere già la conclusione.

Molto probabilmente spunteranno molte prove false, come quelle presentate dal segretario di stato Colin Powell all’Onu, che “provavano” l’esistenza delle inesistenti “armi di distruzione di massa” irachene. Washington è riuscita a far passare così tante bugie, inganni e crimini che crede che il successo le sia dovuto.

Mentre scrivo non si hanno informazioni affidabili sull’aereo, ma è sempre lecito porsi la domanda che si ponevano i latini: “Cui prodest?” A chi giova? I separatisti non hanno alcuna ragione plausibile per abbattere un aereo di linea, mentre Washington ha interesse ad incriminare la Russia; probabilmente due interessi. Tra le voci c’è la notizia secondo cui l’aereo presidenziale di Putin sarebbe passato sulla stessa rotta a distanza di 37 minuti dall’altro. Questa notizia ha portato a speculazioni sulla possibilità che Washington avesse deciso di disfarsi di Putin e abbia scambiato l’aereo malese per il suo. Secondo Russia Today, i due aerei sono simili.

Prima di dire che Washington è troppo sofisticata per confondere un aereo per un altro, tenete in mente che, quando abbatté un aereo di linea iraniano nello spazio aereo iraniano, la marina militare americana disse di aver scambiato i 290 civili assassinati per un aereo da caccia, un F-14 Tomcat, un aereo di fabbricazione americana usatissimo dalla stessa marina. Se la marina militare americana non sa distinguere il suo stesso cavallo di battaglia da un aereo di linea iraniano, non stupisce che possa confondere due aerei di linea che, come dimostra Russia Today, hanno un aspetto molto simile.

Durante il programma della BBC, tra le continue accuse alla Russia, nessuno ha citato l’aereo iraniano che gli Stati Uniti “abbatterono in cielo”. Nessuno propone mai sanzioni contro Washington.

Qualunque sia l’esito dell’incidente dell’aereo malese, la questione mette in evidenza il pericolo rappresentato dalla linea morbida di Putin adottata contro l’intervento pesante di Washington in Ucraina. La decisione di rispondere con mezzi diplomatici invece che militari ha dato ragione a Putin, come dimostra l’opposizione della Ue e degli interessi americani alle sanzioni di Obama. Non avendo imposto un cessate il fuoco immediato al conflitto ucraino sponsorizzato da Washington, però, Putin ha lasciato la porta aperta a quelle macchinazioni che sono la specialità di Washington.

Se Putin avesse accettato le richieste dei territori ex russi dell’Ucraina orientale e meridionale, che chiedevano di riunirsi alla Madre Russia, la palude ucraina si sarebbe prosciugata mesi fa, e la Russia oggi non correrebbe il rischio di essere accusata di complotti.

Putin non trae vantaggio pieno dal fatto di essersi rifiutato di mandare le truppe in territori ex russi, perché la posizione ufficiale di Washington è che in Ucraina operano truppe russe. Quando la realtà non avvalora i piani di Washington, Washington si sbarazza della realtà. I media americani accusano Putin di essere l’artefice della violenza in Ucraina. Le accuse di Washington, non i fatti, sono alla base delle sanzioni.

Putin e la Russia potrebbero diventare vittime di una macchinazione. Non esistono azioni diaboliche che Washington non possa intraprendere.

La Russia sembra ipnotizzata dall’occidente, sembra dominata dal desiderio di farne parte. Questo desiderio di essere accettati gioca a vantaggio di Washington. La Russia non ha bisogno dell’occidente, ma l’Europa ha bisogno della Russia. La Russia dovrebbe seguire i suoi interessi e lasciare che l’Europa vada a farle la corte.

Il governo russo non dovrebbe dimenticare che l’atteggiamento di Washington verso la Russia segue la dottrina di Wolfowitz, che dice:

“Il nostro obiettivo è di evitare il riemergere di una nuova potenza rivale, sul territorio dell’ex Unione Sovietica o altrove, che rappresenti una minaccia dell’ordine di quello rappresentato dalla vecchia Unione Sovietica. Questa è una considerazione dominante che fa da base alla nuova strategia difensiva regionale e perciò noi dobbiamo fare in modo che nessuna potenza ostile domini una regione le cui risorse, sotto un controllo consolidato, siano sufficienti a generare un potere globale.”

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