Cos’è Successo all’Aereo Malese?


[Di Paul Craig Roberts. Originale pubblicato su paulcraigroberts.org il 19 luglio 2014 con il titolo What Happened to the Malaysian Airliner? Traduzione di Enrico Sanna.]

americanizzazione

La macchina propagandistica di Washington va così forte che si rischia di perdere di vista i fatti.

Uno di questi fatti è che i separatisti non hanno apparati missilistici antiaereo Buk né il personale addestrato per farli funzionare.

Un altro fatto è che i separatisti non hanno alcun incentivo ad abbattere un aereo di linea, né ce l’ha la Russia. E poi chiunque è in grado di distinguere un caccia militare a bassa quota da un aereo di linea a 10.000 metri.

Le forze governative ucraine hanno batterie della contraerea Buk, e una di queste era operativa nella regione, spiegata in un sito da cui era possibile lanciare un missile all’aereo di linea.

Proprio come i separatisti, neanche il governo ucraino, viene da pensare, ha alcun incentivo ad abbattere un aereo di linea. Neanche i pazzi estremisti nazionalisti miliziani ucraini, che combattono quei separatisti che l’esercito è riluttante a combattere, ne trarrebbero vantaggio. A meno che non ci sia un piano per mettere la Russia in un angolo.

Un generale russo esperto in quei sistemi missilistici ha dato la sua opinione: si tratterebbe di un errore da parte dei militari ucraini, che non sono addestrati ad usare quelle armi. Il generale ha detto che, sì, gli ucraini possiedono l’arma, ma sono ventitré anni, da quando l’Ucraina si è separata dalla Russia, che non fanno addestramento. Il generale pensa che si tratti di un incidente dovuto ad incompetenza.

Questa spiegazione ha qualche senso, molto di più, almeno, della propaganda di Washington. Il problema è che non spiega cosa ci faceva un sistema antiaereo Buk in territorio separatista, o nelle sue vicinanze. I separatisti non hanno aerei. Sembra strano che l’Ucraina dispieghi un costoso sistema antiaereo in un punto in cui è militarmente inutile, esponendolo alla cattura da parte dei separatisti.

Considerato che Kiev, Washington e le prostitute mediatiche si sono votati alla propaganda secondo cui è colpa di Putin, non possiamo sperare di ottenere informazioni affidabili dai media americani. Dobbiamo dedurle per conto nostro.

Prima cosa: Perché quel sistema missilistico era lì? Perché mettere a rischio un costoso sistema missilistico posizionandolo in un’area in cui non ha ragione di essere? Una risposta è: incompetenza. Un’altra sarebbe: perché serviva ad altro.

A cosa? Dalle notizie e dalle prove circostanziate possiamo dedurre due risposte. Una è che gli estremisti ultra-nazionalisti volevano abbattere l’aereo presidenziale di Putin e l’hanno confuso con l’aereo malese.

L’agenzia Interfax, citando fonti anonime, forse controllori del traffico, ha detto che l’aereo malese e quello di Putin stavano viaggiando su rotte quasi identiche a pochi minuti l’uno dall’altro. Interfax cita dalla fonte: “So che l’aereo di Putin e il boeing malese si intersecavano nello stesso punto e con la stessa formazione. Vicino a Varsavia in formazione 330-m e all’altezza di 10.100 metri. L’aereo presidenziale si trovava lì alle 16:21 ora di Mosca e quello malese alle 15:44. Il profilo dei due aerei è simile, e così le dimensioni lineari. Quanto ai colori, dalla lunga distanza sono quasi identici.”

Io non so di smentite russe, ma secondo le notizie il governo russo ha risposto al bollettino di Interfax dicendo che l’aereo presidenziale di Putin non viaggia più su quella rotta dall’inizio delle ostilità.

Prima di prendere questa notizia per buona, dobbiamo riflettere sul fatto che un tentativo ucraino di assassinare il presidente della Russia significa guerra, cosa che Mosca cerca di evitare. Significa anche complicità americana, perché è molto improbabile che il governo fantoccio di Kiev si esponga ad un rischio così grosso senza la certezza del supporto americano. Il governo russo, con intelligenza e razionalità, nega che sia stato un tentativo di assassinare il presidente russo da parte di Washington o il suo fantoccio a Kiev. In caso contrario, la Russia dovrebbe intervenire, e questo significa guerra.

La seconda spiegazione è che estremisti che operano fuori dalle forze militari ucraine abbiano ordito un complotto per abbattere un aereo di linea e accusare la Russia. Se c’è stato un complotto del genere, probabilmente è nato negli ambienti della Cia o di qualche altro braccio operativo americano, e mirava a costringere l’Unione Europea a non opporsi alle sanzioni volute da Washington, oltre che a rompere le preziose relazioni commerciali russo-europee. Washington è frustrata dal fatto che le sue sanzioni non hanno il supporto dei fantocci Nato e di altri paesi, tranne forse quel cagnolino rappresentato dal primo ministro britannico.

Ci sono molte prove circostanziate a supporto di questa seconda ipotesi. C’è il video di Youtube in cui separatisti dicono ad un generale russo di aver abbattuto un aereo civile per errore. Apparentemente, un esame attento del codice del video ha rivelato che è stato girato il giorno prima dell’incidente.

Un altro problema di questo video è che, se è vero che i separatisti avrebbero potuto scambiare un aereo di linea a 10.000 metri per un caccia, questo non sarebbe potuto accadere ai militari russi. L’unica conclusione da trarre è che, volendo coinvolgere i militari russi, il video abbia finito per screditare se stesso due volte.

Per i non esperti, la prova circostanziale più comprensibile è la serie di servizi giornalistici mirati messi su per dare la colpa alla Russia prima che si conoscano i fatti.

Nel mio articolo precedente, dicevo di aver sentito un programma della BBC chiaramente mirato ad accusare la Russia. Il programma terminava con un corrispondente della BBC che, trafelato, diceva di aver appena visto un video di Youtube che era la pistola fumante che dimostrava le responsabilità russe. Non ci sono più dubbi, diceva. In qualche modo, l’informazione è finita su Youtube prima che al governo ucraino o a Washington.

La prova che sia stato Putin è un video che risale al giorno prima dell’abbattimento dell’aereo. Tutto il programma della BBC, trasmesso in America da National Public Radio (una radio privata finanziata pubblicamente, es), è stato orchestrato con l’unico proposito di gettare responsabilità sulle spalle della Russia prima di averne le prove.

Tutti i media occidentali hanno detto la stessa cosa: È stata la Russia. Ancora adesso le prostitute mediatiche dicono così.

Forse questa uniformità di opinioni è un semplice riflesso pavloviano dei media occidentali addestrati ad allinearsi con Washington. Nessun media vuole essere accusato di antiamericanismo, né vuole portare le stigmate, fare la pecora nera, rimanere isolato dall’opinione prevalente del giorno. Essendo stato giornalista e redattore dei più importanti giornali americani, so come vanno queste cose.

Se poi scartiamo il condizionamento pavloviano, l’unica conclusione è che tutta la serie di notiziari riguardanti l’abbattimento dell’aereo malese è stata orchestrata per dare le colpe a Putin.

Il commento del 17 luglio di Romesh Ratnesar, vicedirettore di Bloomberg Businessweek, ne è una prova convincente. Il titolo dell’articolo di Ratnesar è: “L’Abbattimento dell’Aereo di Linea Malese Foriero di Disastri per Putin”. Ratnesar non vuole dire che Putin è sotto incriminazione. Vuole dire che prima che Putin ordinasse l’abbattimento dell’aereo, “per la stragrande maggioranza degli americani le ingerenze russe in Ucraina erano un fatto marginale negli interessi americani. Ma i calcoli sono cambiati… Potrebbero occorrere mesi, anche anni, ma il gesto avventato di Putin si abbatterà su di lui come una vendetta. Quando questo accadrà, l’abbattimento dell’aereo sarà visto come l’inizio della sua sconfitta.”

Se qualcuno mi avesse passato un articolo di merda come quello di Ratnesar quando ero redattore al Wall Street Journal l’avrei licenziato. Guardate le insinuazioni prive di prove a supporto. Guardate come il colpo di stato americano in Ucraina diventa “ingerenze russe in Ucraina”. Assistiamo alla corruzione totale del giornalismo occidentale asservito ai progetti di Washington. I giornalisti o si imbarcano con le bugie oppure finiscono schiacciati.

Andate a cercare i giornalisti che ancora sono onesti. Chi sono? Glenn Greenwald, che è sotto attacco continuo da parte dei suoi colleghi stronzi. Chi altro? Julian Assange, rinchiuso nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per ordine di Washington. Il governo fantoccio britannico non lo lascia passare per andare a prendere asilo politico in Ecuador. L’ultimo paese a farlo fu l’Unione Sovietica, che ordinò al governo fantoccio ungherese di sotterrare il cardinale Minszenty nell’ambasciata americana di Budapest per quindici anni, dal 1956 al 1971. A Mindszenty fu concesso l’asilo politico dagli Stati Uniti, ma l’Ungheria, agli ordini dei sovietici, non rispettò il diritto, così come il fantoccio americano a Londra, agli ordini di Washington, non rispetta il diritto all’asilo di Assange.

Se siamo onesti e abbiamo la forza di affrontare la realtà, capiamo che l’Unione Sovietica non è crollata. Come Mao e Pol Pot, si è semplicemente trasferita a Londra e Washington.

Il difetto della diplomazia di Putin è che confida sulla buona fede e sul fatto che la verità trionferà. Ma l’occidente non ha alcuna buona fede, e Washington non è interessato al trionfo della verità ma al suo trionfo. Putin non ha davanti a sé “partner” ragionevoli, ma un ministero della propaganda puntato contro di lui.

Capisco la strategia di Putin, opporre la ragionevolezza russa alle minacce americane, ma è una scommessa rischiosa. L’Europa appartiene a Washington da molto tempo, e il potere in Europa non è rappresentato da persone con la visione necessaria a distinguere il vecchio continente da Washington. Tanto più che i leader ricevono grosse somme di denaro per servire l’America. Un anno dopo le dimissioni, Tony Blair valeva 50 milioni di dollari.

Dopo tutti i disastri che gli europei hanno vissuto, è improbabile che i suoi leader pensino a qualcosa che non sia un’esistenza tranquilla. Una tranquillità pagata con la servitù verso Washington. Come dimostrano le estorsioni delle banche contro la Grecia, gli europei sono impotenti.

Qui c’è la dichiarazione ufficiale del ministro della difesa russo.

L’assalto propagandistico contro la Russia è una doppia tragedia, perché è servito anche a sviare l’attenzione generale dalle atrocità di Israele contro i palestinesi richiusi nel Ghetto di Gaza. Israele sostiene di aver attaccato e invaso Gaza semplicemente per trovare e chiudere i tunnel usati dai terroristi palestinesi per entrare in Israele e fare stragi. Ovviamente non ci sono né tunnel né stragi terroristiche in Israele.

Viene da chiedersi se esiste almeno un giornalista tra i media americani che si chieda come si possano chiudere questi tunnel bombardando ospedali e case. Ma è chiedere troppo alle battone giornalistiche che formano il panorama mediatico americano.

Aspettatevi ancora meno dal congresso. Camera e senato hanno approvato risoluzioni che vanno a supporto della carneficina israeliana di palestinesi. Due repubblicani (il deprecabile Lindsey Graham e il deludente Rand Paul) e due democratici (Bob Menendez e Ben Cardin) hanno fatto da relatori alla risoluzione del senato che appoggia l’assassinio premeditato di donne e bambini palestinesi. La risoluzione è stata approvata all’unanimità dal “grandioso e indispensabile” senato del popolo.

Come premio per la sua politica genocida, il regime di Obama ha immediatamente trasferito 429 milioni di dollari dei contribuenti americani ad Israele per il pagamento del massacro.

Mettete assieme gli aiuti del governo americano ai crimini di guerra israeliani con il linciaggio propagandistico della Russia basato su bugie. È un déjà vu: “learmi di distruzione di massa di Saddam Hussein”, “l’uso di armi chimiche di Assad”, “il nucleare iraniano”.

Washington mente da così tanto tempo che ormai non riesce a fare altro.

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