Contrordine!


Sulla questione dell’aereo malese si sfalda l’accusa di Obama contro la Russia

[Di Daniel McAdams. Originale pubblicato su Ron Paul Institute il 23 luglio 2014 con il titolo On Malaysian Crash, Obama’s Case Against Russia Disintegrates. Traduzione di Enrico Sanna.]

John Kerry

Il governo americano ha ammesso martedì di aver bluffato quando si è detto certo della responsabilità russa nel caso dell’aereo malese abbattuto sui cieli dell’Ucraina.

Il drammatico voltafaccia è cominciato quando Marie Harf, portavoce del dipartimento di stato, ha detto che le certezze del suo dipartimento riguardo il coinvolgimento russo si basavano su prove lette sui “social media”.

Questo significa che, con un bilancio da 100 miliardi di dollari, l’intelligence prende decisioni che potrebbero portare ad una guerra nucleare basandosi su Twitter e YouTube!

Durante la conferenza stampa del dipartimento di stato di lunedì, rispondendo a chi le chiedeva quali fossero le prove del coinvolgimento del governo russo e delle responsabilità dei separatisti, la Harf ha risposto:

Ieri avete visto il segretario di stato affermare molto chiaramente che un SA-11 è stato sparato da territori controllati da separatisti appoggiati dalla Russia; ciò che sappiamo… l’abbiamo letto in seguito nei social media, abbiamo visto i video, abbiamo visto foto di separatisti filo-russi che si vantavano di aver abbattuto un aereo.

Poi ha aggiunto:

Sulla base di queste informazioni disponibili a tutti, praticamente sulla base del buonsenso, bè… sappiamo da dove è venuto il colpo e chi possiede l’arma.

Che bisogno c’è di prove? Basta il “buonsenso”! No?

Ma poi il comando militare russo ha fatto una cosa interessante. Ha tenuto una conferenza stampa in cui ha portato fuori le prove nelle sue mani, comprese le informazioni provenienti dai controllori di volo e dai satelliti, e poi ha chiesto agli Stati Uniti di fare lo stesso per provare le asserzioni riguardo una complicità russa. Non ha detto che è stato il governo di Kiev sostenuto dagli Stati Uniti ad abbattere l’aereo. Ha chiesto a quel governo di spiegare perché un caccia è comparso nei radar in rapida ascesa verso l’aereo malese poco prima che scomparisse.

I russi hanno chiesto agli Stati Uniti di condividere le informazioni su cui si basa l’affermazione secondo cui i russi sono, direttamente o indirettamente, dietro l’attacco all’aereo civile.

Il dipartimento di stato ha risposto tramite la sua portavoce, che ha citato i social media e informazioni segrete che non possono essere rese pubbliche.

È stata una replica quasi perfetta delle affermazioni del governo americano riguardo l’uso di armi chimiche da parte di Assad l’anno scorso. Allora il segretario di stato Kerry dichiarò dozzine di volte in televisione di “sapere” che Assad aveva usato armi chimiche contro quel villaggio. Ma l’intelligence americana si è rifiutata di mettere la propria firma in calce alle dichiarazioni di Kerry, e l’amministrazione Obama è stata costretta a rilasciare quella che ha definito una “Opinione del Governo” invece della solita opinione consensuale del servizio di spionaggio.

E adesso per l’ennesima volta gli Stati Uniti sono stati costretti a fare marcia indietro. Martedì, in un faccia a faccia con “alti esponenti dell’intelligence”, questo è ciò che è rimasto della sicurezza di Kerry di qualche giorno prima riguardo le responsabilità:

[N]oi non sappiamo nomi, non conosciamo i ranghi e non siamo neanche sicuri al cento per cento della nazionalità. … Qui non c’è nessun Perry Mason.

Un’altra rivolta dell’intelligence contro i guerrafondai e gli ideologi del dipartimento di stato?

Dalla certezza che la Russia e i ribelli “pro-russi” dell’Ucraina orientale sono dietro l’attacco, che, come ha detto Obama lunedì, internazionalizza il conflitto (suggerendo una risposta più aggressiva, magari con la Nato?), si è giunti alla conferenza stampa di martedì, con alti ufficiali dell’intelligence che hanno suonato una musica diversa:

“Cinque giorni dopo (l’incidente) sembrerebbe trattarsi di un errore.”

Dopo quattro giorni di minacce da parte di Obama e Kerry (e i loro lacchè su Twitter), che hanno detto che la Russia sarebbe stata punita per il suo ruolo nell’abbattimento dell’aereo, ora è l’intelligence americana ad asserire che si è trattato di un “errore” e che non sono “neanche sicuri al cento per cento” dell’identità dei responsabili.

A proposito della dichiarazione secondo cui la Russia fornisce armi ai ribelli dell’Ucraina orientale, i rappresentanti dell’intelligence hanno detto: “[p]ensiamo che lo facciano ancora.”

Dalle certezze di Kerry ai “pensiamo” dell’intelligence ce ne corre. Come ha fatto notare l’eccellente Robert Parry, occorre una certa dose di coraggio da parte degli analisti dell’intelligence per arrivare a conclusioni molto diverse da quelle predeterminate dei loro superiori.

Scrive Parry:

Se voi foste un analista dell’intelligence che, vagliando le prove ne trova alcune che portano in direzione diversa, ad esempio verso l’esercito ucraino, vi guardereste bene dal divulgare le vostre conclusioni sapendo che contraddire un verdetto già pronunciato dai vostri superiori potrebbe avere effetti devastanti sulla vostra carriera. Molto meglio seppellire quello che avete trovato.

Dunque questa è la conclusione: nessuna pistola fumante (per ora). Soltanto social media e intercettazioni altamente sospette, e foto satellitari di lanciamissili Buk.

La Russia “è corresponsabile” dell’abbattimento perché, secondo gli Stati Uniti, ha fornito armi e addestramenti ai separatisti dell’Ucraina orientale. Solo che, secondo un servizio della Cnn basato su materiale segreto dell’intelligence, “non esistono prove che facciano capire che la Russia abbia mai trasferito [sistemi missilistici Buk] oltre il confine.”

Tutto ciò potrebbe cambiare, ovviamente. Intanto, però, nonostante l’arroganza della stampa tradizionale, noi che rimaniamo scettici davanti all’ennesimo grido di guerra americano sembriamo avere ragione.

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