Gerald Celente su Ucraina e Occidente


[Trascrizione parziale di un’intervista concessa ad Anthony Wile da Gerald Celente, pubblicata il 6 luglio 2014 su The Daily Bell con il titolo Gerald Celente on Marijuana Legalization, OccupyPeace and the Solution to Government Gangsterism. Traduzione di Enrico Sanna.]

Gerald Celente

Daily Bell: Sull’ultimo numero di Trends Journal c’è un articolo di sei pagine sull’Ucraina, gli Stati Uniti e la Russia, “Stoking a war that can’t be won” (Provocando una guerra che non si può vincere), in cui fai notare: “Ci sono pazzi politici in questo momento hanno che il dito sul grilletto. Devono essere fermati.” Qual è il ruolo del leviatano americano in Ucraina? È lo scenario di una potenziale terza guerra mondiale o il tentativo di distrarre la gente dalla realtà della devastazione economica e di un’altra amministrazione fallita?

Gerald Celente: Guardate i filmati del nostro vicesegretario di stato Victoria Nuland, quando il 13 dicembre scorso si è presentata al Club della Stampa Nazionali di Washington con i gradi sulle spalline per dire che l’Ucraina è europea e deve seguire la strada impostata dal fondo monetario nazionale. Questo è tutto ciò che occorre per capire cosa succede.

A proposito, per quelli che non lo sanno, il figlio del vicepresidente Joseph Biden, Hunter Biden, è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Burisma Energy, la più grande società energetica ucraina, e con lui anche Devon Archer, compagno d’affari di Christopher Heinz. Christopher Heinz è il figliastro di John Kerry, e Devon Archer ha contribuito a molte campagne elettorali di John Kerry. Anche lui è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Burisma Energy. Il coinvolgimento degli Stati Uniti è enorme: Victoria Nuland, Jeffrey Pilot, l’ambasciatore in Ucraina prima del rovesciamento di Yanukovich, le registrazioni in cui parlano dell’uomo da mettere al potere dopo la fuga di Yanukovich, e così via… è incessante.

Può diventare la terza guerra mondiale? Senza dubbio. La situazione è fuori controllo, e se qualcuno preme il grilletto il fatto non è casuale. Sono pazzi, uomini e donne. Quando dico donne non possiamo dimenticare neanche la Tymošenko, l’ex primo ministro che sta cercando di candidarsi nuovamente. Quando la senti berciare ai microfoni, dire praticamente che bisogna bombardare la Russia con il nucleare, capisci che le pari opportunità sono una realtà. Non c’è differenza tra un sesso e l’altro.

La cosa potrebbe sfuggire dalle mani. Bisogna mettere assieme i pezzi uno per uno. Basta vedere la crisi irachena che si scalda e il prezzo dell’energia che sale. L’aumento di prezzo dell’energia ha avuto un grosso ruolo nelle forniture russe all’Europa e all’Ucraina. Mentre i prezzi salgono, il conflitto si intensifica. È quando le recessioni peggiorano che la violenza cresce, e l’Ucraina certamente sta precipitando nella depressione. Ci sono molte incognite, molto di cui preoccuparsi.

Daily Bell: Noi non siamo tifosi delle politiche economiche americane, non più di quanto tu non sia tifoso di quelle militari. Ricordaci il tuo parere riguardo l’amministrazione Bush. Obama non si candidò con l’idea del “cambiamento” rispetto a Bush? Com’è che queste politiche sembrano restare in piedi?

Gerald Celente: Vai indietro ai numeri di Trends Journal del 2007 e 2008, prima delle elezioni. Sapevamo che Obama era un imbroglione. Io sono politicamente ateo, guardo le cose semplicemente per quello che sono e non per quello che vorrei che fossero. Allora parlammo di “Obama dal Nulla”. Non aveva credenziali. Era un organizzatore di comunità che non organizzava nulla. L’ennesimo uomo di facciata. La sua natura la capisci dai fatti. Non ha fatto nulla di quello che aveva promesso. È uno dei più grandi imbroglioni di questo paese. Dopo aver vinto il premio nobel per la pace ha fatto la guerra contro la Libia, contribuendo a destabilizzare tutta la regione. Ovviamente, non dovrei chiamarla guerra. L’hanno chiamata missione umanitaria, un’azione cinetica limitata nel tempo e negli scopi. Come oso dire che è una guerra?

Daily Bell: Dato che economicamente e politicamente sembra che in America non cambi nulla, per quanto tempo ancora la popolazione sosterrà il sistema?

Gerald Celente: È sorprendente che continuino a sostenerlo. Ogni giorno accendi il televisore e vedi un’intervista con Dick Cheney. Una disgrazia. E non è solo lui. Anche Wolfowitz. Uno dopo l’altro: imbroglioni, bugiardi, megalomani, psicopatici, sociopatici. Quelli che ci hanno portato la guerra in Iraq adesso ci dicono cosa dobbiamo fare, e le battone mediatiche continuano a pomparli come se fossero persone normali senza seri problemi mentali. E la gente continua a fare il saluto militare e srotolare il tappeto rosso, che siano parlamentari, senatori, presidenti, vicepresidenti o membri dell’amministrazione. Mi meraviglia il fatto che questa gente continui a credere nelle bugie dei politici, ma è così e la prova principale è il fatto che Dick Cheney è stato riciclato come esperto su ciò che l’America dovrebbe fare in Iraq.

Daily Bell: Tu hai scritto molto sulla primavera araba e le sollevazioni popolari. Hai detto: “Sotto le apparenze, c’è un filo comune: Non avendo niente da perdere, la gente perde anche quello.” Ma perché ci sono cose che accadono in Europa e altrove e non negli Stati Uniti?

Gerald Celente: In Europa la popolazione tende ad essere più unita. Negli Stati Uniti c’è più separazione. Le città brulicano ma tra la gente non c’è contatto. In Europa, anche le grandi città sono divise in vicinati, cosa che qui non esiste. Qui hai i sobborghi.

Secondo, in Europa e in altre zone esiste ancora una certa unità culturale che qui è scomparsa. Noi siamo atomizzati. Parlare di Miley Cyrus e Justin Bieber e dire che si tratta di “cultura popolare” significa cadere in contraddizione. Non c’è niente di culturale nell’industria americana della cultura. Quello che voglio dire è che non esiste un collante che tenga assieme gli americani.

In Europa la gente capisce meglio le tendenze degli eventi attuali. Detto questo, però, ci cascano e credono alle stesse scemenze. È solo una minoranza che si eleva sugli altri. Le masse nella maggior parte dei paesi continuano a seguire i loro leader e a credere alle bugie che passano loro. Non ci sarebbe austerity, non ci sarebbero privatizzazioni, non ci sarebbe disoccupazione di massa, e non ci sarebbe la zona euro se la gente si ribellasse davvero alle multinazionali e alle banche centrali che hanno preso il potere. È solo una piccola minoranza.

A proposito delle ultime elezioni, gli unici due partiti degni di nota, i due che hanno avuto più successo, sono il partito indipendentista, Ukip, in Gran Bretagna, e il partito di Le Pen in Francia. In Italia non hanno fatto nulla. La Spagna ha qualche partito marginale ma è troppo radicale in fatto di richieste, e non credo che avrà molto seguito. Ma non credo neanche che si fermeranno perché, se guardiamo i dati economici europei, con gli interessi ai minimi e tutti quei miliardi in stimoli, la realtà è che non c’è alcuna ripresa. La disoccupazione resterà alta, e con essa la rabbia e la frustrazione. Quando la gente è senza lavoro e ha fame, si ribella. Mettici dentro anche i giovani con un tasso di disoccupazione astronomico. Sono impregnati di testosterone, sono furiosi, non vedono alcun futuro: saranno loro a scendere per le strade, e saranno sempre di più. Ma non dimentichiamo che, si tratti dell’Italia o della Spagna, del Portogallo o dell’Irlanda, ci sono molti anziani che si uniscono alla protesta, perché dopo aver lavorato una vita vedono il punto d’arrivo ma non hanno nulla con cui arrivarci. Il problema riguarda più generazioni.

Quanto agli arabi, vai a vedere il numero di febbraio 2011 di Trends Journal, quando la primavera araba colpì l’Egitto e Mubarak si dimise. Noi dicemmo allora che non c’era alcuna primavera, che niente sarebbe accaduto, che il nuovo capo sarebbe stato come il vecchio. E oggi il vecchio capo è tornato.

Daily Bell: In un suo articolo, “Washington Is Driving the World to the Final War” (Washington Sta Precipitando il Mondo Verso la Guerra Finale, es), Paul Craig Roberts sostiene che le ingerenze oltreoceano sono peggiorate con i neoconservatori che continuano a dominare la politica estera americana. Gli Stati Uniti stanno destabilizzando deliberatamente il Medio Oriente e il Nord Africa? È possibile che ci siano forze occidentali che stanno facendo tutto il possibile per fomentare scontri religiosi tra oriente e occidente, e che lo facciano da anni o addirittura decenni?

Gerald Celente: Credo di no. Credo che ci sia semplicemente un mucchio di ignoranti che prende decisioni nell’ignoranza. Quanto all’Ucraina, è chiaro che è una cosa molto diversa; è un piano dei neoconservatori, che vogliono indebolire la Russia ed espandere il potere americano a tutto il mondo. Forse ci sono istigazioni a livello base e gli Stati Uniti stanno agitando le differenze tra culture e religioni diverse, ma in generale si tratta di una politica destinata al fallimento. Basta guardare il Vietnam, la Corea, l’Afganistan o l’Iraq.

Daily Bell: È possibile, a questo punto, eliminare dal governo americano i neoconservatori, soprattutto quelli come Rumsfeld, Cheney, e così via, fin dagli anni settanta?

Gerald Celente: Non sono solo Rumsfeld e Cheney. Vedi i commenti di Hillary Clinton che hanno portato alla guerra irachena. Vedi Kerry. Vedi tutti gli altri. Non c’è differenza. Vedi la distruzione causata dalla presidenza Clinton. Guarda cos’hanno fatto alla Yugoslavia. Guarda l’eccidio causato dalle sanzioni contro l’Iraq. Ricordi la frase famosa di Madeleine Albright, il segretario di stato intervistata su “Sixty Minutes” da Leslie Stahl? Leslie le chiese se era verso che le sanzioni imposte da Clinton all’Iraq causarono la morte di 500.000 bambini sotto i cinque anni. E lei rispose: “È vero.” Oh, se solo le donne fossero al comando! È un mucchio di stronzate! Mi sono stufato di sentire queste cose. Non c’entrano nulla le donne e gli uomini, il credo, il colore della pelle. C’entra solo l’animo di ognuno. Non ha niente a che vedere con il sesso o la razza o che cosa. Quando vedi quello che fanno e dicono quelli che stanno in alto ti viene la nausea. Ricordi l’intervista con Hillary Clinton a proposito di Gheddafi. “Siamo arrivati, abbiamo visto, lui è morto.” E ride: “Hi hi hi!”

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