Ayn Rand sul Medio Oriente


[Di Murray Rothbard. Originale pubblicato su The Libertarian Forum del mese di dicembre 1971. Ripubblicato su lewrockwell.com il 1 agosto 2014 con il titolo Rand on the Middle East. Traduzione di Enrico Sanna.]

Ayn Rand

Ayn Rand

Il settimanale neo-randiano Ergo ha fatto un resoconto dettagliato della risposta fornita da Ayn Rand durante un botta e risposta a margine di un suo discorso al Ford Hall Forum di Boston (Ergo, 31 ottobre). Le affermazioni della Rand a proposito del Medio Oriente sono una rivelazione agghiacciante della sua ignoranza riguardo i fatti concreti, oltre che un tradimento dei suoi spesso proclamati principi morali libertari.

Alla domanda che cosa il popolo e il governo americani dovrebbero fare riguardo la guerra in Medio Oriente, la Rand ha risposto senza esitare: “Aiutare Israele in tutti i modi.” Non inviare soldati americani, è stata la sua concessione, ma armi. Non c’è bisogno di evidenziare l’attacco alla libertà implicito nel fatto che il governo americano tassi gli americani per mandare armi all’estero; si tratta di un atto altrettanto statalista e immorale, anche se di diverso grado, dell’invio di soldati americani in Medio Oriente. Quanto alla popolazione americana, l’appello della Rand suona come l’Appello degli Ebrei Uniti: “Date tutto quello che avete” (fino allo sfinimento?). Riaffermando la sua presunta e annosa opposizione all’altruismo, la Rand ha aggiunto che “questa è la prima volta che contribuisco” ad una causa pubblica: evidentemente, questa è un’eccezione di importanza vitale.

Perché? Qual’è la causa suprema che ci spinge a mettere da parte i principi libertari e quelli isolazionisti per andare contro i sentimenti altruistici? Perché la “emergenza” israeliana” deve diventare la pretesa dei nostri cuori e delle nostre tasche? Dato l’ateismo militante della Rand, non credo che si tratti della ricostruzione del Tempio, o dell’adempimento della vecchia preghiera: “l’anno prossimo a Gerusalemme”. Dato il suo individualismo dichiarato, di sicuro non può essere (si spera) il richiamo sionista al sangue, la razza e la terra. Allora cos’è? Ovviamente la Russia viene trascinata nella questione, ma anche la Rand ammette che la questione vera non è la minaccia russa.

Qual’è la questione vera? Il fatto che “uomini civilizzati” stanno “combattendo i selvaggi”, e quando questo accade, dice la Rand, “bisogna stare dalla parte degli uomini civilizzati a qualunque costo.” Il fatto che Israele sia socialisteggiante, aggiunge, diventa irrilevante davanti al grande imperativo.

Qui ci sono due problemi gravi: la realtà dei fatti e i principi morali. Nei fatti, cosa intende la Rand per “selvaggi”? Al di là delle connotazioni emotive del termine, il concetto è vago. Lei dice che gli arabi sono “primitivi” e “nomadi”. Questo dimostra la sua totale ignoranza della storia. Gli unici “nomadi” nella regione non sono gli arabi palestinesi, che sono stati mandati via dalle loro case dagli sionisti, ma i beduini della Giordania, che essendo al soldo di Re Hussein sono contro i palestinesi e a favore di Israele. Gli arabi palestinesi non sono nomadi ma dediti all’agricoltura; loro hanno “fatto fiorire il deserto” molto prima degli israeliani. La teoria dei “nomadi” conveniva alla propaganda sionista, niente altro. Forse gli arabi palestinesi sono “selvaggi” perché vivono miseramente in baracche nel deserto, ma lo fanno perché un milione e mezzo di loro è stato mandato via dalle loro case e dai loro possedimenti dagli sionisti, e vivono in condizioni di povertà estrema come rifugiati. Le critiche della Rand ricordano sinistramente gli inglesi che, durante i secoli sedicesimo e diciassettesimo, prima cacciarono via gli irlandesi dalle loro terre e poi guardarono con disprezzo quei “pazzi selvaggi” di irlandesi che inspiegabilmente vivevano girovagando per le foreste.

La Rand si chiede: perché gli arabi ce l’hanno con Israele? Incredibilmente, la risposta è che odiano Israele perché sono “selvaggi” che “si rifiutano di usare il cervello”. Siccome si rifiutano di usare il loro cervello, sono pieni di risentimento per la superiorità tecnologica e civile degli sionisti. Non c’è dubbio che questa è la spiegazione più strana del risentimento arabo mai scritta. Quello che la Rand dimentica è che un milione e mezzo di palestinesi arabi è stato cacciato via dalle loro terre e dai loro possedimenti, e a questi si aggiunge un altro mezzo milione sotto il tallone dei conquistatori sionisti. Un’omissione cruciale! Dov’è che si parla del problema dei rifugiati nell’abbozzo di spiegazione della Rand? Silenzio.

Con questo arriviamo alla più importante questione morale: ammesso che il termine “selvaggio” possa essere definito, cosa c’è di male nell’essere “selvaggi”? Un nomade o un selvaggio non è per caso una persona? Non possiede diritti inalienabili? Non è proprietario di se stesso e delle sue cose? Che è successo al grande principio libertario, a cui la Rand presumibilmente aderisce, secondo cui non bisogna mai attaccare gli altri? Se i selvaggi sono esseri umani, come giustificare un attacco contro di loro? O forse dobbiamo emendare così il grande assioma libertario: Nessuno può attaccare un’altra persona o la sua proprietà, tranne laddove il primo sia civilizzato e il secondo selvaggio? Ma così non facciamo che brancolare pericolosamente nel buio. Supponiamo che il Gruppo A sia leggermente più “civilizzato”, e il Gruppo B leggermente più “selvaggio”; è legittimo, è moralmente giusto che A attacchi e derubi B? Mi spiace dire che questa è etica fascista, e che, almeno in questo caso, le tante accuse di “fascismo” rivolte ai randiani sembrano avere un fondo di verità.

E però la Rand lo dice. Senza andare dentro la questione di chi ha ragione e chi torto, senza curarsi del fatto che c’è un’aggressione contro la libertà e il diritto di proprietà, dice chiaramente: “Quando vedi che un uomo civilizzato combatte i selvaggi, allora devi stare dalla parte dell’uomo civilizzato chiunque egli sia.” Secondo i suoi stessi criteri, allora, la Russia sovietica, tecnologicamente molto sviluppata, è molto più “civilizzata” della Mongolia, ad esempio. Significa che se la Russia attacca la Mongolia dobbiamo tutti unirci e parteggiare per i russi, e magari anche mandare i nostri dollari per la grande causa? E se no, perché?

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4 thoughts on “Ayn Rand sul Medio Oriente

  1. “Il razzismo è la piú bassa, la piú rozza e primitiva forma di collettivismo”
    La virtù dell’egoismo., p. 137.

    Ma quando si tratta di questioni che tocchino in qualche maniera gli interessi ebraici, allora cambia tutto. Come gruppo etnico diasporico, numericamente debole ma fortissimo in termini di coesione, unità e talento, l’ebraismo organizzato ha sempre lavorato per erodere i legami di gruppo all’interno della comunità ospitante (ora principalmente tramite l’immigrazione di massa, il multiculturalismo, e il relativismo culturale); in questo senso Rand si conferma parte del paradigma tradizionale ebraico, Rothbard invece no.

    • “Finally, I confess that I suspect that MTV, for better of for worse, will prove more powerful with young Muslim immigrants than the mullahs, and that the remarkable material and cultural attractiveness of American life will cause the new immigrants to follow (mostly) in the footsteps of their predecessors. Free of Old World constraints, most new arrivals will in time choose individual freedom over subservience to outworn forms and will opt for the rights of individual conscience over traditional sources of religious and political authority.”

      http://www.cis.org/articles/2001/back1301.html

      Ci si augura che anche le forti tradizioni culturali degli islamici si sciolgano nell’edonismo promosso dalla MTV, valori distanti anni luce da quelli della cultura a cui appartiene Sumner Redstone (Rothstein), il suo proprietario.

  2. Grazie per il contributo, Bob. Anche io penso che la cultura islamica sia destinata a sciogliersi in qualcosa di meno fondamentalista. Stava già accadendo fino agli anni settanta, quando la questione libanese e le altre questioni riportarono le parti, tutte le parti, a posizioni estreme. L’estremismo è la soluzione ultima quando si è attaccati. Io conosco molti musulmani, dal Marocco all’Egitto, al Libano, al Pakistan, all’Albania. Ricordo un musulmano macedone con cui condividevo la stanza, anni fa, che leggeva il corano ogni sera. Spesso gli chiedevo di tradurlo per me. Era la persona più pacifica che abbia mai conosciuto. Non ho mai conosciuto un musulmano con idee ostili. Dobbiamo liberarci dell’idea secondo cui esistono persone malvage per definizione. Con gli anni ho imparato ad amare anche i peggiori nemici.

    In questo momento sto leggendo The Everlasting Man, di Chesterton. Tutta la parte iniziale la condivido. Ma poi si spetascia quando parla delle guerre puniche, che lui rappresenta come, lo dico semplificando, la lotta del bene contro il male. Chesterton non sa un tubo di Cartagine, ma prende come oro colato quello che dice Catone il censore al senato romano. Mi riferisco alla leggenda mai provata secondo cui i cartaginesi sacrificavano i bambini al dio Moloch bruciandoli vivi. Immaginate uno storico del futuro che ricostruisce la storia dell’Iraq nel ventunesimo secolo leggendo le dichiarazioni pubbliche di Dick Cheney! Questo era Catone il censore. Un beghino.

    Per tornare alla questione mediorientale, sto traducendo un ottimo articolo di Rothbard. Al più presto lo pubblicherò. Non chiedetemi di più.

    E pensare che pensavo di riposarmi durante l’estate!

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