Decapitazioni e Cautela


[Di Eric Margolis. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 23 agosto 2014 con il titolo The Beheading: Some Words of Caution. Traduzione di Enrico Sanna.]

Passo Khiber.

Passo Khiber.

La presunta decapitazione del giornalista pubblicista James Foley da parte dell’oscura organizzazione Isis (Stato Islamico) ha diffuso oltraggio e orrore in tutto il mondo.

Dico “presunta” perché non siamo sicuri che la decapitazione sia vera o inventata.

Da persona che per tre decenni ha parlato di guerre in Medio Oriente, Africa, America Latina e Afganistan, anche la mia reazione come giornalista è stata l’oltraggio, ma un cauto oltraggio.

Noi occidentali abbiamo questo modo incantato e pittoresco di credere che uccidere esseri umani dall’alto con le bombe, i missili, le granate, il napalm e le bombe a grappolo (o anche le bombe atomiche) non sia proprio così ripugnante quanto infilare una baionetta nel fianco del nemico, farlo a pezzi con l’artiglieria pesante, o sgozzarlo come si fa con le pecore.

La guerra dall’alto è pulita. La guerra dall’alto è la guerra americana.

Lo stesso giorno in cui Foley sarebbe stato decapitato, in Arabia Saudita, alleato stretto degli Stati Uniti, sono state decapitate pubblicamente diciannove persone per vari crimini. Una di queste è stata decapitata per stregoneria. Non c’è stato alcun oltraggio per questo orrore medievale. L’Arabia Saudita è sospettata di usare l’accusa di crimini legati alla droga contro gli opponenti politici alla monarchia, crimini che comportano la decapitazione con un colpo di spada. I media americani che strombazzano la storia di Foley non lo accennano neanche.

È da tanto che viaggio sulla stessa rotta di questo giovane e coraggioso giornalista e di innumerevoli altri che lavorano sul campo, facendo servizi in luoghi pericolosi per conto mio, senza alcun sistema di supporto e copertura. È un lavoro solitario e spesso molto demoralizzante.

Quando mi trovavo alla macchia dell’Angola del sud, a fare servizi sulle forze pro-occidentali Unita che combattevano i marxisti angolani appoggiati dai sovietici, accettai il rischio di essere ucciso. Ma, mi chiedevo, e se invece dovessi ritrovarmi ferito o colpito da qualche malattia grave? La risposta: trascinati per duecento chilometri fino alle linee dell’esercito sudafricano.

Come racconto nel mio libro “War at the Top of the World”, una volta dovetti attraversare il Passo Khyber in Afganistan a bordo di una jeep Toyota, fari spenti, pistola in mano, evitando i posti di blocco controllati dagli Afridi, pagati dal regime comunista di Kabul per rapirmi. Se fossi stato preso, mi avrebbero buttato in un pozzo profondo dieci metri pieni di serpenti e feroci insetti velenosi per poi essere trasferito a Kabul, torturato e probabilmente ucciso.

In questa avventura da far drizzare i capelli, così come in altre in posti come la Siria, l’Albania, il Kashmir, l’Iraq, la Libia e Burma, se mi avessero fatto prigioniero nessuno sarebbe stato in grado di liberarmi. E a nessuno importava farlo perché ero per conto mio, al servizio di vari giornali. Neanche al-Jazeera riesce a far liberare i giornalisti imprigionati in Egitto.

I giornali si servivano di me, e di principianti avventati come Foley, per coprire le aree più pericolose. Per noi non esistevano cure mediche o pensioni: eravamo sacrificabili.

Solitamente avevo più paura di malattie come epatite o meningite che delle pallottole.

Intanto i corrispondenti viziati delle reti televisive facevano i loro servizi stando in albergo a quattro stelle, circondati da staff di supporto e fattorini.

Foley è stato davvero decapitato? Difficile dirlo. In questi ultimi decenni abbiamo sentito così tante bugie propagandistiche, dai neonati kuwaitiani buttati via dalle incubatrici al nucleare nascosto di Saddam, che dobbiamo essere molto cauti.

Guardate le terribili immagini delle vittime di Gaza: bambini con la testa esplosa e corpi fatti a pezzi con le granate da 155mm. Qual’è la differenza tra loro è un decapitato? Solo la distanza tra assassino e vittima.

Certo sono oltraggiato dal fatto che si possa rapire un giornalista per poi chiederne il riscatto, una specialità dell’Isis e di altre bande della jihad nell’area del Sahara. Gli europei pagano il riscatto per riavere indietro gli ostaggi.

Gli Stati Uniti evidentemente si rifiutano di farlo. “Non tratteremo mai con i terroristi,” è il mantra di Washington, che però tratta con molti governi terroristi. Il problema è che chiunque oggi si opponga alla politica estera americana ha buone probabilità d’essere bollato come terrorista. Non per niente saltano fuori terroristi dappertutto.

Avendo corso il rischio di essere preso ostaggio, speravo almeno nel pagamento di un riscatto. Per quanto disgustosa, mi sembra una maniera più civile di trattare con rapitori e banditi. Certo, pagando il riscatto si incoraggia il rapimento. La scelta è tra questo o nulla. Io preferisco una brutta scelta ma con un buon finale.

Le democrazie non dovrebbero lasciarsi provocare da malfattori. Ma questo è proprio quello che l’Isis sta facendo con il suo spettacolo fatto di video dell’orrore. Perché? Perché stanno cercando di spingere gli Stati Uniti ad interventi militari ampi e profondi in Iraq e Siria, dove vivono?

Forse fa parte del piano, espresso chiaramente da bin Laden, per mandare via gli Stati Uniti dal Medio Oriente attirandoli in una serie di piccole guerre, dissanguando il colosso poco per volta. Con l’invasione dell’Afganistan, l’Iraq, e parte del Pakistan, è possibile che gli Stati Uniti siano cascati nella trappola di Osama.

Oppure l’oltraggio orchestrato dai media sulla questione di Foley è solo il preludio ad un intervento americano in Siria, dove i jihadisti appoggiati da Washington stanno perdendo. È tutto molto confuso. In Iraq, Isis è un demone terroristico. Ma oltre il confine, in Siria, è dalla nostra parte, in lotta contro il regime “terrorista” di Basher Assad.

Stiamo inciampando sui nostri stessi terroristi. Di sicuro Osama sta sorridendo.

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3 thoughts on “Decapitazioni e Cautela

  1. Troppe piccole guerre per pochi idioti al comando, che prima o poi , collegheranno i punti per una guerra totale. Pessimista? Spero che mi rimanga l’etichetta…

    • Spero di no, Alvin. La Russia è una potenza nucleare e Putin sa benissimo quali sarebbero le conseguenze di una guerra totale. Anche i neoconservatori e i politici occidentali lo sanno, ma non gli importa nulla. Come sempre, stanno sacrificando le popolazioni. È già avvenuto durante le due guerre mondiali. Anche se le persone non sono le stesse, la mentalità non cambia.

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