Propaganda Senza Fine


L’Isis è il nuovo marchio americano del terrorismo. Una propaganda senza fine alimenta la “Guerra al Terrore”.

[Di James F. Tracy. Originale pubblicato su Global Research il 1 settembre 2014 con il titolo ISIS is America’s New Terror Brand: Endless Propaganda Fuels “War on Terror”. Traduzione di Enrico Sanna.]

Guerriglieri del gruppo Isis

Sulla scia della prima guerra mondiale io Harold Lasswell, già propagandista e scienziato politico, definii la propaganda come “la gestione dei comportamenti collettivi” e il “controllo dell’opinione” tramite “la manipolazione dei simboli significativi”. Il modo e l’entusiasmo con cui questa tradizione viene tenuta in piedi in occidente, e in particolare negli Stati Uniti, è incredibile.

Il pubblico americano è oggetto di propaganda continua da parte del suo governo e dei media su argomenti e eventi contemporanei di importanza vitale.

Un inganno di questa portata avrebbe poche conseguenze so non fosse che gli Stati Uniti sono la forza economica e militare più grande al mondo.

Un esempio è la reazione isterica che i media occidentali stanno cercando di provocare a proposito della minaccia rappresentata dall’esercito di terroristi mercenari pubblicizzato come lo Stato Islamico di Iraq e la Grande Siria, ovvero “Isis”.

Si ripete quello che è accaduto con quell’uomo nero, quella risorsa dei servizi segreti americani propagandata come “al Qaeda” e il suo affiliato siriano “al Nusra”. Tutte queste entità sono, apparentemente di proposito, scarsamente investigate e definite dalle principali fonti d’informazione. In assenza di un significativo contesto storico, forniscono un’utile ragione d’essere alla moribonda “guerra al terrore” americana.

Una caratteristica apparentemente ovvia di queste forze terroristiche, caratteristica che spesso non viene considerata dai media, è che in tutte quante ricorrono quelle stesse persone sguinzagliate in tutto il Medio Oriente come parte di una strategia proposta durante l’amministrazione di George W. Bush nel 2007.

Tenendo conto di quanto detto sopra, si capisce perché l’Isis è ben finanziata, militarmente competente ed equipaggiata con moderni veicoli e armamenti. Isis mostra anche di avere particolari capacità con i media moderni quando si tratta di propagandare i propri messaggi tramite video di qualità professionale su piattaforme come YouTube e Twitter. “L’intelligence occidentale,” dice il New York Times, dice di essere “preoccupata della loro capacità di utilizzare armi solo in apparenza meno letali: video di alta qualità, immagini di terra riprese dai droni, e messaggi multilingue diffusi su Twitter.”

Lungo queste linee, Isis ha anche incassato il ritratto ampiamente simpatizzante fatto da una serie televisiva in cinque puntate prodotta e messa in onda dal canale Vice News finanziato da Rupert Murdoch. “La Diffusione del Califfato”, la serie di Vice News, ricorda i reportage in stile pubbliche relazioni prodotti dai giornalisti “embedded” che nel 2003 accompagnavano le forze americane e alleate durante la conquista dell’Iraq.

Gli aiuti forniti a cielo aperto all’Isis, combinati con il fatto che l’organizzazione combatte lo stesso governo siriano contro cui l’amministrazione Obama cerco di andare in guerra appena un anno fa, fanno chiaramente capire che dietro a tutto c’è il supporto dei servizi segreti e degli interessi militari occidentali.

Ci sono curiose caratteristiche di Isis che agli apparati di informazione non occidentali appaiono immediatamente evidenti. L’iraniana PressTV, ad esempio, di recente ha chiesto ai suoi lettori: “Secondo voi, perché Isil ha un accesso così facile a Twitter, YouTube e altri social media per diffondere le proprie ideologie?” Le risposte possibili erano due: “1) Perché Isil possiede tecnici molto capaci in grado di sfruttare al meglio i social media; e 2) Perché Stati Uniti e Gran Bretagna hanno dato a Isil libero accesso alle piattaforme mediatiche.” Da notare che la prima ipotesi è quella avvallata dai media occidentali. Mentre, in maniera forse non sorprendente, il 90% dei lettori di PressTV ha indicato come valida la seconda ipotesi.

Di questi quesiti non c’è traccia sui maggiori organi di informazione, i quali tutti sono uniti nel ritenere che Isis sia essenzialmente un fenomeno indigeno, estraneo all’occidente. Ma come dimostra l’atteggiamento dimostrato dai media nei confronti dei fatti dell’undici settembre e dei seguenti atti di terrorismo sponsorizzati dallo stato, questi media sono essenzialmente una componente degli apparati nazionali di sicurezza: i loro articoli, i testi dei loro servizi televisivi, vengono praticamente da organizzazioni militari e di intelligence.

Dopo i fatti dell’undici settembre, i media americani raramente si interrogarono sulle origini di al Qaeda. Fatto molto importante, pochissimi si chiesero come mai al Qaeda fosse un prodotto dei servizi segreti. Una volta nascoste le origini di al Qaeda, l’amministrazione Bush poté fare la guerra contro l’Afganistan, e questo avvenne subito dopo la messa in scena degli attentati terroristici contro il World Trade Center e il Pentagono.

Eppure, come accade oggi con il fenomeno architettato dell’Isis, le informazioni era immediatamente disponibili, e un loro attento esame, condotto pubblicamente, avrebbe portato all’implicazione dei servizi segreti americani con gli attentati dell’undici settembre. “Durante la guerra fredda, ma anche dopo,” osserva Michel Chossudovsky,

la Cia, utilizzando i servizi segreti pakistani come “tramite”, ha giocato un ruolo chiave nell’addestramento dei Mujaheddin. A sua volta, la guerriglia sponsorizzata dalla Cia fu integrata con gli insegnamenti dell’Islam. Sia l’amministrazione Clinton che l’amministrazione Bush hanno coerentemente appoggiato la “Base Militante Islamica”, compresa al Qaeda di Osama bin Laden, come parte del loro programma di politica estera. I legami tra Osama bin Laden e l’amministrazione Clinton a proposito dei fatti di Bosnia e Kosovo sono ben documentati e stanno negli archivi dal Congresso (Michel Chossudovsky, America’s “War on Terrorism” Second Edition, Montreal CA: Global Research, 2005, 4).

Mentre gli Stati Uniti e il mondo si avvicinano al tredicesimo anniversario del più significativo avvenimento di falsa bandiera nella storia moderna, il pubblico americano farebbe bene a ricordarsi che Isis è il nuovo al Qaeda. In altre parole, questo nuovo fenomeno sarà molto probabilmente usato come pretesto per imporre misure da stato di polizia a livello nazionale e avviare nuove avventure militari all’estero a livelli forse senza precedenti.

Tenendo in mente quanto detto, è significativo il fatto che Isis non sia tra le preoccupazioni principali del governo americano. “Il recente rapporto dell’Fbi riguardo il terrorismo in patria non fa alcun riferimento alle minacce terroristiche di origine islamica,” riporta il Washington Free Beacon, “nonostante l’attentato alla maratona di Boston dell’anno scorso e l’eccidio di Fort Hood del 2009, entrambi avvenimenti alla cui origine sono musulmani radicali americani.”

La principale forza di sicurezza americana, invece, è preoccupata per quello che definisce un “estremismo domestico” dei propri soggetti. Una prima manifestazione di questo “estremismo” si manifesta con la voglia di veder chiaro, di cercare la verità, le informazioni, nella giungla di simboli manipolati che il governo e i media corporativi usano per evitare una popolazione potenzialmente informata.

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6 thoughts on “Propaganda Senza Fine

  1. Ciao, grazie come sempre dei tuoi post! La puzza di propaganda , e la censura credo stavolta la si avverta molto forte rispetto al passato. Mi chiedo se questo sia dovuto a scarsa qualità dei preposti al controllo delle masse o quest’ultime, ormai, non credano più al solito gioco di prestigio. Nonostante questo, la nostra reazione è al solito sedata dalla miseria in cui c’hanno confinato; in quello riescono sempre. Saluti Alvin

  2. Ciao, Alvin. Ti giuro che non ho mai visto una propaganda così spudorata. Ho passato due anni a studiare documenti dell’era fascista. C’era propaganda, ovviamente. Tutti i regimi hanno bisogno della propaganda per restare in piedi, che si tratti di una monarchia feudale, una dittatura militare o una democrazia. La propaganda è un narcotico. Ma non era a questi livelli. Ovviamente, i documenti ufficiali dicono solo una piccola parte della verità. Non so come era la vita di tutti i giorni. La mia impressione è che in fondo Mussolini non avesse bisogno della censura perché la stampa si sarebbe allineata naturalmente.
    Oggi la propaganda si vede benissimo perché è spinta al massimo, e poi perché abbiamo la possibilità di confrontare le opinioni e, soprattutto, vedere i fatti. Un tempo lo stato maggiore americano emetteva un comunicato che diceva cosa era accaduto a Phnom Penh, qualche agenzia di stampa lo copiava e tutti gli altri lo ripetevano. Oggi abbiamo la gente qualunque che va a fotografare l’aereo abbattuto in Ucraina con il cellulare. Questo è importante. Penso che la circolazione delle idee, e la velocità con cui circolano, sia ciò che generi il cambiamento. Non è un caso se subito dopo l’invenzione della stampa c’è stata la riforma protestante. Qualcuno, come Anthony Wile di Daily Bell, definisce internet la seconda grande riforma dopo quella avviata da Gutenberg.
    Mantieni l’ottimismo.

  3. Tutt’una messinscena, con decapitazioni fittizie, a mio avviso. Di sicuro tanta bravura nelle arti visive non ce l’hanno gli arabi, quindi qualcun’altro sta tessendo questa fantastica storia. Attacheranno Fort Knox per rubare l’oro (sempre che ce ne sia ancora) così come avrebbero fatto a Mosul (più di 400 milioni di dollari in oro rimasti lì nel caveau dopo anni di occupazione)? Roba da Oscar! E poi tutti questi furgoni Toyota bianchi, chi glieli ha procurati in una Siria devastata dalla guerra?

    • A questo punto neanche io scarto questa ipotesi. Siamo arrivati al punto che c’è da dubitare di tutto quello che dicono, anche quando mostrano le “prove”. Certo, se si può produrre un film con scene e personaggi creati al computer, perché non si possono fare queste cose, che in fondo sono molto più semplici?

      Sono curioso di sapere cosa si inventeranno quando renderanno noto il contenuto della scatola nera dell’aereo malese. Sempre che lo rendano noto.

  4. Lo sponsor, o gli sponsor, non è difficile da immaginare.

    Tra le altre cose, il Telegraph ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la decapitazione. Io non ho visto il filmato, e non ho intenzione di vederlo, però non mi sorprenderei affatto se fosse una finzione. Anzi, a questo punto non mi sorprenderei se gran parte di quello che vediamo fosse una finzione.

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