Marc Faber su Cina, Russia e Dollaro


[Di Tyler Durden. Originale pubblicato su ZeroHedge il 1 settembre 2014 con il titolo Marc Faber Slams US Intervention In Middle East, Warns “Whole Region Will Blow Up”. Estratto da un’intervista concessa da Marc Faber e pubblicata su Global Gold interview with Marc Faber. Traduzione di Enrico Sanna.]

Marc Faber

Parliamo dello spostamento del potere da occidente a oriente.

A livello base, ogni evento è interconnesso. Fino alla fine della seconda guerra mondiale abbiamo avuto un sistema coloniale, al quale è seguita l’ascesa delle singole nazioni. E negli ultimi venticinque o trent’anni c’è stata l’ascesa della Cina, che ha un miliardo e 300 milioni di abitanti. La sua crescita rapida e la dipendenza da altri per le risorse (minerali di ferro e rame da Australia, Brasile e Africa, e petrolio principalmente dal Medio Oriente) hanno fatto sì che quella cinese diventasse una forza economica importantissima.

Prendiamo l’Africa. Il traffico commerciale tra l’Africa e l’America dodici anni fa era il doppio di quello tra l’America e la Cina. Oggi è il contrario.

Il risultato è stato che la Cina ha aumentato la propria influenza geopolitica per via delle sue relazioni economiche. Questo è servito a spostare le alleanze dagli Stati Uniti verso l’oriente, cosa che ha portato a tensioni. Molte province cinesi sono più grandi di una nazione europea. Come blocco economico, la Cina è enorme! Quasi fa scomparire ogni altra cosa in Asia. Ma ora la Cina è circondata da basi militari e da portaerei americane, e poi c’è il trattato di difesa siglato dagli Stati Uniti con il Giappone.

I cinesi non dimenticano che il Giappone ha attaccato la Cina numerose volte negli ultimi duecento anni. Altre tensioni sono causate dalle dispute riguardo diritti marittimi con i paesi confinanti, Vietnam, le Filippine, Taiwan, e soprattutto Giappone.

Ma nonostante le tensioni l’asse del potere continua a spostarsi. Prendiamo il caso della Gran Bretagna, una superpotenza fino alla prima guerra mondiale. Negli anni dieci fu superata economicamente dalla Germania. C’era una superpotenza che credeva nel vecchio ordine e una potenza emergente che credeva di dover influire maggiormente sulle questioni globali. Le tensioni che ne risultarono crearono le condizioni favorevoli allo scontro.

Ma non è detto che ci sarà la guerra. Secondo me, l’obiettivo di lungo termine della Cina è di cacciare via gli americani dalle loro basi militari, soprattutto dopo l’annuncio del cosiddetto Perno Asiatico fatto da Hillary Clinton e Obama due anni fa; quella è stata una sfida aperta, un atteggiamento di scontro rivolto alla Cina.

Qual’è la sua opinione a proposito dei recenti sviluppi e degli eventi in luoghi come il Medio Oriente? Ci sarà una spirale? Avranno un impatto di lungo termine?

Oggi abbiamo a che fare con gli stessi interventisti ostili al libero mercato che hanno messo su la Federal Reserve, il Tesoro e il governo americani. Questi stessi professori e accademici incompetenti gestiscono anche la politica estera americana, con il risultato che vanno ad interferire negli affari della Libia, della Siria, dell’Egitto, dell’Iraq e dell’Afganistan. Come era da aspettarsi, hanno creato casini dappertutto.

C’è questa dottrina Wolfowitz, secondo cui altre grosse potenze, come Cina e Russia, non devono essere tollerate. Così cercano di contenerle. Ma quando la loro importanza economica cresce, a mio parere crescono anche le tensioni.

Io ritengo improbabile un’iniziativa occidentale.

Prima di tutto perché non ha soldi.

Secondo, perché secondo un sondaggio fatto dalle forze armate americane il 71% dei giovani americani è inadatto al servizio militare per un gran numero di ragioni, dall’istruzione al comportamento alla salute. Se il 71% dei giovani americani è inadatto al servizio militare, questo significa che gli Stati Uniti non hanno la manovalanza necessaria a mettere in pratica la propria politica estera. E allora si rivolgono ai privati in regime di appalto, cosa che crea più problemi di quanti non ne risolva.

Riguardo il Medio Oriente, sono molto pessimista. Penso che tutta la regione sia destinata a saltare in aria.

Quanto all’Iraq, alla fine si dividerà in tre paesi diversi: i kurdi, i sunniti a nord e gli sciiti a sud. L’unica cosa che posso dire è che i mercati finanziari non stanno prestando sufficiente attenzione al fatto.

Cosa ne pensa dell’accordo russo-cinese sul gas? È un altro passo sulla strada del declino del dollaro o un passo avanti verso la sostituzione del dollaro con una valuta di riserva mondiale?

Lo ritengo un sintomo del nuovo ordine mondiale a cui mi riferivo prima: il baricentro economico si sta spostando verso l’Asia e le economie emergenti. È evidentissimo se si guardano le imprese europee. Dove si espandono? Non in Europa.

Il mercato asiatico è e resterà un mercato in crescita. L’accordo sul gas è un fatto importante, nel senso che dimostra quanto siano incompetenti gli Stati Uniti in fatto di politica estera.

Gli Stati Uniti hanno appoggiato l’opposizione ucraina pensando che la Russia non avrebbe fatto nulla. Ma la Crimea è strategicamente importante per la Russia, consente alla propria flotta di accedere al Mediterraneo e al Medio Oriente. Appoggiando l’opposizione ucraina, gli americani hanno in sostanza rimosso un presidente eletto democraticamente. Sarà stato incompetente, ma era comunque stato eletto democraticamente.

La democrazia è questo! In una democrazia gli incompetenti arrivano in alto.

Gli americani poi pensavano di poter allontanare un altro po’ i russi attirando l’Ucraina nella Nato. Questo era troppo per i russi, che hanno reagito firmando il contratto del gas con la Cina! L’importanza del contratto sta nel fatto che i pagamenti non saranno fatti in dollari ma in valuta locale, rublo o yuan.

Io penso che sia sintomatico di un impero in declino il fatto che anche una valuta di riserva globale sia in declino. Non dimentichiamo che fino alla seconda guerra mondiale la valuta di riserva mondiale era la sterlina britannica, che da allora è calata di importanza. E oggi sta accadendo lo stesso al dollaro americano.

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4 thoughts on “Marc Faber su Cina, Russia e Dollaro

    • Faber è un miscuglio, come tanti altri svizzeri. Ha un bell’accento tedesco mentre fisicamente potrebbe essere di Catanzaro. Concordo sull’intelligenza e sulla simpatia.

  1. Ciao, bel blog! 🙂 io sono uno scrittore, ti andrebbe di recensire uno dei miei libri? 🙂 il mio blog è questo comunque se vuoi fare un salto 🙂
    loscrittoreimpenitente.wordpress.com

    • Tra non molto dovrei aprire un altro blog di letteratura (più o meno). Questo blog non si occupa di queste cose.

      Ovviamente, do ut des. Anche io scrivo. Ho pubblicato due libri e un altro dovrebbe uscire a breve (sono sette mesi che lo sto preparando per la pubblicazione). Altri quattro sono in attesa. Non appena apro il nuovo blog lo annuncerò su queste pagine.

      Buona fortuna.

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