Barack Obama, Assassino


[Di Cory Massimino. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 25 agosto 2014 con il titolo Barack Obama, Murderer. Traduzione di Enrico Sanna.]

Obama dimezzato

All’inizio di agosto, il presidente americano Barack Obama ha autorizzato dei raid aerei contro postazioni di artiglieria usate dal gruppo estremista Stato Islamico (Isis) contro le forze curde che difendono Irbil, la capitale della regione curda in Iraq. Il Pentagono ha motivato la decisione dicendo che le postazioni di artiglieria si trovavano “in prossimità di personale americano”.

Quasi due settimane dopo, il giornalista americano James Foley, già rapito, è stato orrendamente decapitato da un militante dell’Isis. L’esecuzione è stata ripresa e il video si trova su Internet a disposizione di tutti.

Questa barbara e tragica esecuzione non è inspiegabile. L’assassino spiega chiaramente le ragioni della sua azione. No, non è perché odia la nostra libertà. Non è perché le donne americane girano in bikini. E non è perché gli americani hanno computer, telefoni, televisori e altri miracoli della tecnologia moderna. Né è perché la maggioranza degli americani sono cristiani. La ragione della morte di Foley può essere spiegata in una sola parola: Vendetta.

Nel video, il militante dice che altri giornalisti americani moriranno se gli Stati Uniti non cessano i raid aerei in Iraq. In effetti, verso la fine del video compare un altro militante che mostra un secondo uomo, identificato come Steven Sotloff, un altro giornalista americano, avvertendo che potrebbe essere il prossimo prigioniero ad essere ucciso.

Eccole qui, in vista di tutti e osservabili quanto si vuole, le conseguenze dell’interventismo. Un innocente ucciso a sangue freddo in risposta diretta ai raid americani autorizzati dal presidente. E altri esseri umani sono a rischio di morte se il presidente non cambia la sua politica estera interventista.

Mai come ora l’espressione “grazie, Obama” è stata così calzante.

E allora cosa fa il nostro premio nobel per la pace, il nostro comandante in capo progressista? Subito dopo la tragica esecuzione di Foley, Obama dice alla stampa che gli Stati Uniti sono “implacabili” contro i militanti dello Stato Islamico… e ha ordinato altri quattordici raid!

Proprio così. Un terrorista uccide un americano per via dei raid aerei, minaccia di farlo ancora se i raid non si fermano, e le forze militari americane dicono “ma sì, bombardiamo ancora un po’,” e il presidente dà l’OK.

Roba da non credere questa politica estera americana. È quasi come vivere un sogno in cui chi ha autorità diventano sempre più stupidi e malvagi. Ma non è un sogno. È la realtà.

Questa vendetta non è una sorpresa per il movimento anti-guerra. Voglio dire il vero movimento anti-guerra, non quegli stupidi scribacchini che erano contro l’invasione dell’Iraq quando c’era Bush e adesso tifano per quello che chiamano “intervento umanitario” (che significa bombardamento con un sufficiente supporto dei media) con Obama.

Quelli che si oppongono alla guerra, diversamente da chi gestisce la politica estera, capiscono gli effetti degli interventi, effetti che avevano previsto. Le ingerenze in affari di altri paesi non funzionano mai. Se i pianificatori centrali che stanno a Washington pensano di poter manipolare e coordinare l’attività di un paese stando a migliaia di chilometri di distanza, è lecito mettere in dubbio o la loro intelligenza o la loro personalità.

I raid aerei devono cessare al più presto e tutto il personale americano nelle vicinanze della capitale curda deve essere immediatamente portato via dalla regione. Per prima cosa, non hanno alcuna buona ragione per essere lì. Il fatto che siano lì non solo mette a rischio la loro vita, ma serve da scusa per ulteriori bombardamenti e ulteriori ingerenze.

A livello ideale, le forze militari americane dovrebbero essere abolite del tutto. Verrebbe così a mancare la base che dà il potere ad uno psicopatico premio nobel e gli fornisce la possibilità di uccidere impunemente.

Quanti altri James Foley dovranno passare prima che gli Stati Uniti capiscano che non possono continuare sulla strada dell’interventismo? Quanti altri morti prima che la sete di sangue di Obama si plachi?

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