Nessuna Speranza


[Di Ryan Calhoun. Originale pubblicato su C4SS il 12 settembre 2014 con il titolo There is no Hope. Traduzione di Enrico Sanna.]

mangiamondo

La guerra in Siria è qui. I social media l’hanno bloccata per qualche tempo. Pensavamo che gli hashtag arrabbiati avessero fermato per sempre la morte che piove sulle teste dei siriani. Per un momento internet ha gioito, nella sua potenza apparentemente straripante, per essere riuscito a tenere a bada la voce degli americani. Eravamo nauseati dalla guerra, nauseati da queste persone decenti trasformate in macchine produttrici di morte e amputazioni. Non c’era alcun bisogni di andare in Siria, nessun disastro imminente. Sembrava che gli americani fossero rinsaviti in quest’ultimo decennio e non volessero più accettare un altra palude di sangue.

Col cavolo! La guerra in Iraq, all’inizio appoggiata dalla maggioranza degli americani, non è bastata ad insegnare loro qualcosa. E perché mai avrebbe dovuto essere il contrario? Non sono bastati 50.000 americani e milioni di vietnamiti morti nella guerra di Vietnam. Non è bastato il quasi sterminio dei giapponesi, la distruzione di gran parte delle città tedesche, i mucchi di cadaveri e la distruzione del potenziale della cosiddetta grande generazione.

E non basterà mai. Non c’è speranza. Lo stato americano, qualunque stato, non riesce ad uscire dalla strada che inevitabilmente porta al massacro. Continueranno le file davanti agli uffici di reclutamento. Le vostre proteste non serviranno a farle scomparire. Le vostre implorazioni non impediranno ai vostri amici di uccidere per quello che a loro sembra il bene più importante. E quando il tuo amico tornerà a casa un semplice guscio umano, quando il ricordo delle vittime siriane, irachene, somale, yemenite, pachistane lo perseguiteranno, quando allungherà la mano per toccare la gamba e troverà solo aria, penserà che ne è valsa la pena e ci saranno infermiere e psicologi a rassicurarlo che, sì, ne è valsa la pena.

La cultura di guerra ammanta tutto, è senza fine. La determinazione degli americani contro la guerra non esiste al di là di un fuoco di paglia su internet, un fuoco subito soffocato dalla propaganda e dagli untori della paura. Siamo una nazione di asini, babbei, infami, codardi e assassini. Il mondo paga gran parte delle conseguenze della nostra idiozia. Le popolazioni del Medio Oriente non si lasciano trascinare tanto facilmente. Sanno che è solo guerra. Vivono sotto un cielo punteggiato di droni, tra assassini che girano per le strade atteggiandosi a pacificatori. Sanno che non c’è speranza, che è inutile aspettarsi la cosa giusta dall’America. I loro figli muoiono. I loro genitori muoiono. Le loro case finiscono in cenere e la rabbia dura solo un momento, perché sperare che non fosse accaduto significa credere nei fumetti.

Ci sarà sempre la minaccia della minaccia della minaccia che spingerà la cretinocrazia americana verso l’adorazione ossequiosa delle capacità dei nostri militari di raddrizzare tutti i torti del mondo. Gli americani spasimano per la protezione, o una sua illusione. In realtà non esiste alcuna protezione. L’undici settembre non fu un colpo di fortuna di un gruppo di pazzi. Niente ci salverà da chi ha ogni ragione per essere assetato di sangue. A guidarli c’è solo la voglia di vendetta contro una nazione mostruosa e robotica che stermina i loro concittadini e li tiene legati ad una vita di povertà e disperazione. Non potete cacciarli via come se fossero mosche. Noi non siamo al sicuro. Anzi, dopo l’annuncio di questa ultima edizione della Guerra alla Gente dalla Pelle Bruna siamo meno sicuri che mai. Ma chi ha davvero bisogno di protezione se è certo che lo stato continuerà a cullare tutti e migliorare ogni cosa?

Arrivano gli americani, più sicuri di sé e più stupidi che mai. Batteremo il nostro record di un milione di morti? La speranza nella guerra non muore mai. La guerra è facile e la resistenza è futile. Non cesserà finché non scompariranno i confini. Buona fortuna. Buona fortuna con lo smantellamento del complesso industriale militare. Se dovesse crollare, lo rimetterebbero subito in piedi per garantire un altro secolo di morte ai più deboli. Nessuno è responsabile di queste campagne assassine, nessuna voce condanna i soldati, nessuno li protegge dai reclutatori di pattume. Ci imbroglieranno ancora e poi ancora e ancora. La prossima volta che un presidente dichiara la sua avversione alla guerra perpetua, la prossima volta che sentite i media elogiare la determinazione degli americani contro la guerra, fate come me e ridete. Non piangete. Le vostre lacrime non servono a nulla. Godetevi lo spettacolo. L’uscita è lontana.

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