Progressisti? No, per Niente!


[Di Tibor Machan. Originale pubblicato su The Daily Bell il 25 giugno 2014 con il titolo Progressive? No They Aren’t! Traduzione di Enrico Sanna.]

Tibor Machan

Tibor Machan

Mi trovavo nella mia università ad uno di quei dibatti interminabili che servono a sprecare un sacco di tempo per produrre pochissimo. Durante una di queste discussioni, la leader ha cominciato a parlare di membri della facoltà che hanno diverse credenze politiche (un’informazione di vitale importanza di cui avevamo davvero bisogno!), membri che lei ha diviso in due gruppi: conservatori e progressisti. Tutto quello che voleva fare era semplicemente descrivere un fatto, credeva sinceramente di non avere condizionamenti.

Purtroppo nelle università e nei college molte persone, che dovrebbero possedere abbastanza saggezza, accettano queste etichette senza metterle in discussione. Le etichette derivano da parole che hanno un significato preciso nella nostra lingua, parole che influenzano l’interpretazione delle etichette stesse.

Conservatorismo deriva dal verbo prettamente ordinario “conservare”. In senso lato significa prendere tempo, tenere la rotta, evitare i cambiamenti, almeno quelli radicali. Secondo l’opinione corrente, i conservatori sono quelli che promuovono leggi e politiche pubbliche che continuano la pratica del passato. Chi abbraccia questo metodo ha una ragione interessante per farlo, ragione da non scartare a cuor leggero. Etichettare una persona come conservatrice significa dire, con forza, che è una persona che vuole mantenere le tradizioni, le leggi e le politiche del passato. Ma potete scommettere che moltissimi dei cosiddetti “conservatori” non sono affatto così. Molti di loro invitano alla prudenza nei cambiamenti, a non abbracciare subito una moda passeggera, a non abbandonare qualcosa che funziona benissimo anche se non perfettamente. L’etichetta “conservatore”, però, non implica di necessità queste qualità.

Va ancora peggio con l’etichetta “progressista”. Solitamente, sono quelli di sinistra che accettano con gioia l’appellativo di “progressista”: ci sono pubblicazioni di centrosinistra che contengono la parola “progressista” nel titolo, ad esempio. In questo caso, però, il nome non si adatta affatto alla sostanza. Questo perché, invece di andare avanti abbandonando le pratiche del passato, in poche parole invece di fare progressi, la maggior parte delle persone di sinistra sostiene politiche regressive, o addirittura reazionarie. Faccio qualche esempio significativo.

Karl Marx e Friedrich Engels, padri della sinistra moderna, proposero nel loro Manifesto Comunista, come prima cosa, l’abolizione della proprietà privata. Loro, assieme a migliaia di intellettuali che hanno seguito il loro cammino ideologico nell’ultimo secolo e mezzo, credevano, spesso sinceramente, che questo li rendesse progressisti. Ma non è affatto così.

Prima dell’ascesa del capitalismo il riconoscimento del diritto dell’individuo alla proprietà privata era praticamente inesistente. Era opinione comune che fosse lo stato, ovvero i re, gli zar o i faraoni, a dover possedere ogni cosa. Così quando persone ordinarie come me o voi occupavano e lavoravano un pezzo di terra, ad esempio, era lo stato che concedeva questo privilegio. Non esisteva il diritto di proprietà, solo la concessione di un privilegio, e in aggiunta a ciò tutti dovevano pagare le tasse (ricordate che Robin Hood non rubava ai ricchi ma agli esattori delle tasse, che considerava un’ingiustizia!).

È chiaro allora che l’abolizione della proprietà privata era parte integrante di un’economia politica precapitalista in cui lo stato considerava se stesso l’unica autorità con il potere di concedere diritti alla popolazione. L’idea che l’individuo possedesse un diritto naturale alla proprietà privata era una nozione estremista e davvero progressista che spodestava lo stato dal suo status alto e potente, derubandolo della sua finta sovranità.

La sinistra “progressista” contemporanea, dunque, vuole tornare indietro a qualcosa di vecchio e sbagliato, ovvero l’idea che lo stato sia un potere supremo e noi i suoi soggetti. Non c’è niente di progressista in tutto ciò. Il termine progressista è usato per ignoranza o come stratagemma. In realtà, chi difende lo stato è reazionario e regressivo.

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2 thoughts on “Progressisti? No, per Niente!

  1. A mio parere questo articolo è un chiaro esempio di disinformazione. Questo signore non ha mai letto Marx e non sa nulla della critica marxiana allo Stato. Egli non è né conservtore né progressista, Egli è solo ignorante.

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