Dove Andremo a Finire?


Lamento di un uomo disperato

[Di Enrico Sanna. Con la partecipazione di qualcuno di cui non ricordo il nome.]

Triste immagine di un mercato messicano. I prezzi calano e la gente non compra. Questa turista yankee viene ogni anno e non prende nulla.

Triste immagine di un mercato messicano. I prezzi calano e la gente non compra. Questa turista yankee viene ogni anno e non prende nulla.

Qualche settimana fa, mi è capitato di leggere una lettera di un lettore ad un giornale. La lettera parlava del calo dei prezzi al consumo. Giornali e politici la chiamano deflazione più che altro perché la parola fa un certo spavento. Ricorda parole come destituzione, defogliazione o debilitazione, tanto per dirne qualcuna. Il suffisso de- indica privazione. Somiglia sinistramente anche a decerebrazione: asportazione del cervello. Brr!

Non mi ricordo il nome del valido epistolografo. Si presentava con un titolo, ma non mi ricordo neanche quello Quella che segue è una mia ricostruzione a memoria. Non mi ricordo esattamente le parole, ovviamente, ma ho letto così tante volte il concetto che posso riprodurlo con un novantanove percento di accuratezza. Suonava più o meno così:

“La deflazione non è altro che il calo dei prezzi al consumo. È un male perché, quando i prezzi calano, la gente tende a rimandare gli acquisti. Vede che il prezzo di un certo prodotto è calato e rinuncia all’acquisto nell’immediato. Perché? Perché pensa che il mese dopo costerà ancora meno. E quando, dopo un mese, vede che effettivamente il prezzo è calato, decide di rimandare ancora l’acquisto, nella speranza di poter acquistare quel prodotto ad un prezzo ancora più basso. Così l’acquisto non avviene mai e tutta la catena produttiva e distributiva va in crisi. Al contrario, sapendo che il prezzo di quel prodotto aumenterà, sarà invogliato ad acquistare subito. Ecco perché è necessaria l’inflazione.

Prendiamo pure per buona la spiegazione della deflazione come calo dei prezzi. Bisogna ammettere, ciononostante, che il personaggio è ameno.

Io non sapevo che esistessero ancora persone che credono in queste panzane. Questa persona sembra uscita da un tubo della posta pneumatica. Chi è? Per caso è un discendente di Rip van Winkle? Si è addormentato su un sasso nel 1929 e si è risvegliato il mese scorso? Chissà se ascolta il grammofono e la radio a galena. Va a lezione di fox-trot?

Se si è addormentato nel ventinove, posso capire la sua ignoranza. Si è perso tutta la storia dell’elettronica di consumo. Trent’anni fa, un computer costava quanto una utilitaria e aveva la potenza di calcolo di un macinacaffè. Certo, c’era chi lo comprava. Ma si trattava di qualche mosca bianca. Più o meno in quel periodo, per  dire, comprai la mia prima calcolatrice. Mi costò la rinuncia ad un gran numero di merende.

Faccio questo esempio perché i computer, i tablet, gli iCosi sembrano fare polpette dei ragionamenti di Rip. Ogni anno i loro prezzi calano, e ogni anno le vendite crescono. Controintuitivo. Una persona che aveva in mente di comprare un computer nel 1984, avrebbe dovuto rimandare l’acquisto. E poi rimandare. E rimandare. Praticamente, sarebbe morto con il pallottoliere in mano.

Ma anche ammettendo che Rip si sia addormentato nel 1929, bastava che guardasse il prezzo di listino delle Ford. Che gli costava? Il Modello T era pubblicizzato dappertutto. Parlo degli Stati Uniti, certo. Ma anche in Italia c’era la Topolino. Immagino che il Rip in questione fosse italiano. La gente comprava meno auto? Aspettava il calo dei prezzi ultimo? Aspettava un anno? E un altro? E un altro ancora?

E quando uno va in una panetteria a comprare il pane? Immaginate che il pane cominci a calare di prezzo. Non sembra, e questo fa vacillare l’intero castello intellettuale a partire dalle fondamenta. Ma immaginate che cali di prezzo. Sarebbe logico rinunciare ad acquistare il pane perché il mese dopo lo si può trovare a prezzo più basso. E fare lo stesso con lo zucchero, la pasta, l’acqua minerale.

Così dice il signor Rip.

Se ho bisogno di un paio di calzoni, è meglio che vada in giro in mutande per anni in attesa che me li offrano gratis? Da almeno quindici anni gran parte dei vestiti si producono in Cina a prezzi sempre più bassi. Quando ero piccolo, dalle mie parti non rotolavano molti dobloni per le strade. Per giunta, i vestiti avevano l’abitudine di costare più cari di oggi. Un maglione era un bene rifugio. Faceva un regalo per la cresima. Si ereditava tra fratelli. Una giacca era per la vita. Te la regalavano quando avevi smesso di crescere per questa ragione.

Non so, ma questa roba non mi convince fino in fondo. Chissà perché. Forse è una mia sensazione.

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