Gli Svizzeri Votano per Rimpatriare l’Oro


Riusciranno a riaverlo indietro?

[Di Ron Paul. Originale pubblicato su The Daily Bell il 15 settembre 2014 con il titolo Will the Swiss Vote to Get Their Gold Back? Traduzione di Enrico Sanna.]

Lingotti d’oro

Il trenta novembre gli elettori svizzeri andranno a votare per un referendum sull’oro. Il quesito proibisce alla Banca Nazionale Svizzera (Bns) l’ulteriore vendita di oro, chiede il rimpatrio dell’oro all’estero e impone che un minimo del 20 percento dei beni della Bns sia costituito da oro. Nato da sentimenti simili negli Stati Uniti, in Germania e in Olanda, questo referendum cerca di rendere più responsabile e di incrementare il controllo sulla Bns, la banca centrale svizzera.

Il referendum è guidato da un movimento latente insoddisfatto non solo della politica monetaria svizzera, ma anche della sua politica bancaria. La Svizzera sarà piccola, ma è orgogliosa della sua indipendenza e della sua storica opposizione alle tirannie. La famosa leggenda di Guglielmo Tell incarna l’essenza del carattere nazionale svizzero. Ma nessun regime tirannico ha angariato la Svizzera come il governo americano in questi ultimi anni.

La tradizione del segreto bancario è leggendaria, ma ormai non esiste più. Paesi come gli Stati Uniti non hanno la volontà di tenere a bada la spesa pubblica, e ora stanno esaurendo le fonti di credito. Aumentare le tasse è politicamente difficile, e l’emissione massiccia di debito governativo ha saturato il mercato dei bond. Non rimane che il bersaglio facile costituito dai paesi piccoli come la Svizzera, che si è guadagnata la reputazione di “paradiso fiscale”. Paradiso fiscale è solo un’espressione che indica un paese che permette ai suoi cittadini di tenere per sé più di quanto non permettano gli Stati Uniti o la Ue, ovvero un paese che non cerca di razziare i propri cittadini o gli stranieri che hanno un conto nella propria giurisdizione. In questi ultimi anni Stati Uniti e Unione Europea hanno concertato gli sforzi contro questi piccoli paesi, servendosi del loro enorme peso finanziario per costringerli a fornire informazioni e ottenere così la possibilità di estrarre più ricchezza dalle tasse.

Gli Stati Uniti si sono serviti del loro sistema giudiziario per estorcere denaro dalla Svizzera, multando le sussidiarie americane delle banche svizzere per presunti aiuti all’evasione e all’elusione fiscale dei cittadini americani. Paesi della Ue come la Germania sono arrivati ad acquistare informazioni trafugate dalle banche svizzere da impiegati disonesti. E con la recente approvazione della recente Foreign Account Tax Compliance Act (Fatca), le banche svizzere sono obbligate a divulgare al fisco americano tutte le informazioni sui contribuenti americani loro clienti.

Sul fronte monetario, durante gli anni duemila la Bns ha venduto circa il sessanta percento delle riserve svizzere. Sempre la Bns negli ultimi anni ha agganciato il franco svizzero all’euro con un rapporto di cambio di 1,2 a 1. Gli effetti si sono già manifestati sotto forma di una crescente bolla immobiliare man mano che i prezzi degli immobili sono saliti pericolosamente. Data la decisione della banca centrale europea (Bce) di stampare moneta, la decisione della Bns di legare la propria politica monetaria a quella europea servirà solo ad importare inflazione.

Come Stati Uniti e Unione Europea, a livello federale anche la Svizzera è governata da una élite intenta più a preservare il proprio status, il proprio benessere e la propria reputazione internazionale che il bene del paese. Il referendum sull’oro, se avrà successo, sarà uno schiaffo in faccia a queste élite. Gli svizzeri sono orgogliosi del lavoro svolto dai loro progenitori nel mettere su grosse riserve auree, una moneta rispettata e un sistema bancario forte e indipendente. Non vogliono che secoli di sforzi siano gettati via da una banca centrale. Il risultato del referendum di novembre servirà da guida, farà capire qual’è la forza del movimento popolare, e quali sono le sue possibilità di attribuire responsabilità alle banche e tornare ad un ruolo monetario per l’oro.

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