Ong: La Maschera dell’Innocenza (II)


L’illusione delle attività filantropiche innocenti

Seconda parte

[Di Jenny O’Connor. Originale pubblicato su Global Research l’8 aprile 2012 con il titolo Ngo: The Guise of Innocence. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Irish Foreign Affairs, vol. 5, nº 1, del mese di marzo 2012.

Storia

Il Ned fu fondato nel 1983, mentre Washington era impelagata in numerose controversie riguardanti operazioni militari, addestramento e finanziamento di attività paramilitari e squadracce della morte nell’America Centrale e Meridionale. Il Ned fu messo su per aprire una via legale che desse la possibilità al governo americano di instradare finanziamenti verso gruppi di opposizione contro regimi sgraditi, rimuovendo così il marchio politico associato ai finanziamenti segreti della Cia. In un articolo del Washington Post del 1991, “Innocence Abroad: The New World of Spyless Coups”, Allen Weinstein (che contribuì alla scrittura delle leggi che diedero vita al Ned) dichiarò: “Molto di quello che [Ned] fa oggi, venticinque anni fa veniva fatto segretamente dalla Cia.”

Nel 1996, la Heritage Foundation, in un articolo a difesa dei finanziamenti pubblici forniti al Ned, descrisse appropriatamente l’organizzazione come uno strumento della politica estera americana: “Ned è un’arma di grande valore nella guerra internazionale delle idee. Promuove gli interessi americani, favorendo lo sviluppo di democrazie stabili amiche degli Stati Uniti in punti strategici del mondo. Gli Stati Uniti non possono permettersi di fare a meno di uno strumento di politica estera così efficace… Anche se la guerra fredda è finita, la guerra globale delle idee divampa ancora.”

Oltre che in campagne di destabilizzazione in paesi nemici non democratici, come Cuba e la Cina, e oltre al noto finanziamento delle rivoluzioni “colorate” nelle aree ex sovietiche, Ned è coinvolto in campagne di influenza elettorale e di rovesciamento dei governi in paesi governati da regimi democratici di sinistra ostili alla politica americana. A questo servono i finanziamenti, l’addestramento e i consigli strategici a gruppi di opposizione, partiti politici, giornalisti e media. Come ha scritto Barbara Conry, del Cato Institute: “Tramite Ned, i contribuenti americani pagano gruppi con interessi particolari che poi mettono in difficoltà governi eletti regolarmente in paesi amici, interferiscono con le elezioni, e diffondono la corruzione tra i movimenti democratici.”

Tra il 1986 e il 1988, Ned ha finanziato l’opposizione di destra al presidente e premio nobel per la pace costaricano Oscar Arias perché criticava apertamente la politica violenta di Reagan in America Centrale. Negli anni ottanta Ned si attivò per “difendere la democrazia” in Francia dove, in seguito all’elezione del governo socialista di François Mitterrand, si diffuse la sensazione di una pericolosa influenza comunista. I soldi andarono a gruppi di opposizione, comprese organizzazioni di estrema destra come l’Unione Interuniversitaria Nazionale. Negli anni novanta, Ned fornì finanziamenti e supporto a gruppi di destra in Nicaragua. Daniel Ortega e i sandinisti furono rimossi dal potere con un’elezione che secondo il professor William I. Robinson fu un evento in cui “le forti interferenze dall’esterno distorsero completamente il processo politico endogeno e minarono la possibilità di avere elezioni libere.”

Alla fine degli anni novanta, Ned fornì soldi e supporto all’opposizione di destra contro la campagna elettorale dell’ex presidente progressista, nonché primo leader di Haiti eletto democraticamente, Jean-Bertrand Aristide. Quando nel 2004 un colpo di stato rimosse dal potere Aristide per la seconda volta, si venne a sapere che il Ned aveva fornito finanziamenti e informazioni strategiche alla principale organizzazione coinvolta nel golpe. Quanto al tentativo di golpe contro il presidente venezuelano Hugo Chávez nel 2002, i fatti sono ben noti e documentati. Subito dopo il tentato golpe, l’allora presidente dell’Iri, George Folsom, involontariamente rivelò il ruolo del suo istituto diffondendo un comunicato stampa in cui celebrava la rimozione di Chávez: “L’istituto ha fatto da ponte tra i partiti politici del paese e la società civile per aiutare i venezuelani a forgiare il loro nuovo futuro democratico…”.

L’Iri fu implicato anche nel golpe onduregno del 2009. Secondo voci, l’organizzazione diede il suo supporto alla rimozione del leader eletto democraticamente Manuel Zelaya per il suo appoggio all’Alternativa Bolivariana per le Americhe (un patto anti-libero commercio che comprendeva l’Honduras, il Venezuela, la Bolivia e Cuba) e per il rifiuto di privatizzare le telecomunicazioni. Secondo il Council on Hemispheric Affairs, la AT&T, gigante americano delle telecomunicazioni, fornì finanziamenti sia all’Iri che al suo presidente John McCain affinché prendessero di mira quegli stati dell’America Latina che non volevano privatizzare l’industria delle telecomunicazioni.

L’Influenza in Egitto e la Primavera Araba

Ned è operativo nella democratica Turchia ma non dà “fondi per la democrazia” alle organizzazioni della società civile nelle monarchie assolute alleate dell’occidente, come il Qatar, l’Arabia Saudita o l’Oman. Un certo numero di attivisti del Ned ha avuto un ruolo centrale nella Primavera Araba. Candidati aiutati dagli Stati Uniti sono ascesi a posizioni di comando nei nuovi governi di transizione. L’esempio più evidente è il primo ministro di transizione della Libia, Abdurrahim El-Keib, che ha la doppia cittadinanza americana e libica ed è stato presidente dell’Istituto Petrolifero sponsorizzato da British Petroleum, Shell, Total e Japan Oil Development Company. Fu lui a trasferire la gestione del petrolio e del gas libico ad un tecnocrate e, secondo il Guardian, ignorò gli islamisti, allora favoriti, per “fare un favore all’occidente”. Anche lo yemenita Tawakkul Karman, divenuto il più giovane premio nobel per la pace nel 2011, era a capo di un’organizzazione finanziata dal Ned, le “Donne Giornalista Senza Catene”.

Nel 2009, sedici giovani egiziani frequentarono la “Borsa di Studio Nuova Generazione” della durata di due mesi, organizzata da Freedom House a Washington. Questi attivisti furono istruiti in attività di appoggio, e incontrarono rappresentanti del governo, membri del congresso, dei media e di comitati di esperti. Già nel 2008, membri del Movimento Sei Aprile presenziarono al vertice inaugurale della Association of Youth Movement (Aym) a New York, dove formarono una rete con altri movimenti, e frequentarono corsi informatici sull’uso dei social media e di tecniche per evadere il controllo dello stato su internet. Aym è sponsorizzata da Pepsi, YouTube e Mtv. Tra i luminari che parteciparono al vertice del 2008, durante il quale agli attivisti fu insegnato come servirsi di Facebook e Twitter, c’erano James Glassman del dipartimento di stato, Sherif Mansour di Freedom House, il consigliere sulla sicurezza nazionale Shaarik Zafar e Larry Diamond di Ned.

Una cosa ironica che si pensa che a settembre 2009 le autorità americane arrestarono Elliot Madison (cittadino americano impegnato a tempo pieno nel sociale) per essersi servito di Twitter per diffondere informazioni sui movimenti della polizia durante il vertice del G20 alle persone che manifestavano per le strade di Pittsburgh. Madison, apparentemente in violazione di una vaga legge federale antisomossa, fu accusato di “uso criminale dei mezzi di comunicazione”, di “possesso di strumenti atti a commettere crimini” e di “intralcio alla giustizia”. Considerato che i poliziotti pesantemente armati usavano lacrimogeni, bombe stordenti e proiettili di gomma contro i manifestanti, le azioni di Madison non erano poi ingiustificate. Ad ulteriore dimostrazione di quanto ipocrita fu l’arresto di Madison è il fatto che a giugno dello stesso anno il dipartimento di stato aveva chiesto a Twitter di ritardare l’uscita di un aggiornamento del software in modo da non interferire con i tweet di chi protestava in Iran. Fu la stessa Twitter ad ammettere di aver ritardato l’aggiornamento a causa del suo ruolo di “importante strumento di comunicazione in Iran”.

Nel 2008 fu intercettato un cablogramma proveniente dall’ambasciata americana al Cairo. Era intitolato “Attivisti del movimento Sei Aprile parlano della visita agli Stati Uniti e il cambio di regime in Egitto”, ed era la prova che gli Stati Uniti mantenevano il dialogo con gli attivisti del movimento Sei Aprile riguardo la presenza al vertice Aym. Secondo il messaggio, questi attivisti cercarono di convincere i loro interlocutori a Washington che governo americano e comunità internazionale avrebbero dovuto congelare i conti all’estero dei politici egiziani al fine di costringerli a fare le riforme. Il messaggio rivelava anche dettagli sul piano di rimozione dal potere di Mubarak e sulle elezioni parlamentari da tenersi prima delle elezioni presidenziali del 2011.

Nonostante fosse chiaro che gli Stati Uniti ritenevano il piano “molto irrealistico”, il messaggio provava l’esistenza di finanziamenti americani diretti ad associazioni legate al movimento Sei Aprile fin dal 2008, e che sia Washington che l’ambasciata americana al Cairo erano al corrente del fatto che il movimento cercava il cambio di regime. Ad aprile del 2011, il New York Times pubblicò un articolo dal titolo “Rivolte Arabe Aiutate da Gruppi Americani”, che diceva chiaramente che “Molti dei gruppi e individui direttamente coinvolti nelle rivolte e nelle riforme che hanno attraversato la regione, tra cui il Movimento Giovanile Sei Aprile, il Bahrain Center for Human Rights e attivisti di base come Entsar Qadhi, leader dei giovani nello Yemen, hanno ricevuto istruzioni e finanziamenti da associazioni come Iri, Ndi e Freedom House.”

Secondo il rapporto 2009 del Ned, in quell’anno le organizzazioni della società civile in Egitto ricevettero 1.419.426 dollari. Nel 2010, un anno prima della rivoluzione di gennaio-febbraio 2011, i finanziamenti salirono a 2.497.457 dollari. Quasi la metà, 1.146.903, fu destinata al Center for International Private Enterprise per attività che, tra l’altro, miravano a “promuovere la responsabilità sociale d’impresa” e “partecipare al processo democratico rafforzando la capacità di sostenere riforme miranti al libero mercato a favore dei suoi membri.” Anche Freedom House ricevette 89.000 dollari per “rafforzare la cooperazione all’interno di una rete di attivisti e blogger locali”.

Secondo lo stesso rapporto del 2010, diverse organizzazioni giovanili o di orientamento giovanile ricevettero in totale 370.954 dollari per attività come l’espansione e l’uso dei nuovi media e delle campagne sociali tra giovani attivisti, supporto alla “produzione e diffusione mirata delle campagne di sensibilizzazione sociale”, sviluppo della capacità di guidare un partito politico, e rafforzamento e supporto di “una élite di giovani attivisti politici… in posizione tale da poter mobilizzare la comunità”.

Questo è solo ciò che il Ned fa sapere tramite il suo sito web. Dopo la rivoluzione, Ndi e Iri hanno allargato enormemente le loro operazioni in Egitto con l’apertura di cinque nuovi uffici e l’assunzione di un gran numero di operatori. Le autorità egiziane sostengono che i finanziamenti di queste organizzazioni sono molto difficili da tracciare. Secondo Dawlat Eissa, un ventisettenne egiziano-americano ex impiegato Iri, l’associazione usa i conti privati dei suoi impiegati per trasferire denaro segretamente da Washington. Secondo un suo contabile, il gruppo dirigente usa le proprie carte di credito per pagare le spese. Ad ottobre, Eissa e molti altri si sono dimessi dall’Iri. Eissa inoltrò una protesta dopo che il direttore Sam LaHood aveva ordinato ai dipendenti di raccogliere tutti i documenti dell’organizzazione, scannerizzarli e spedirli negli Stati Uniti.

È chiaro che Ndi, Iri e Freedom House addestrarono e finanziarono il movimento giovanile egiziano, e che il governo americano e la sua ambasciata al Cairo erano perfettamente consapevoli dell’intenzione di rovesciare Mubarak. I critici sostengono che gli imputati sono accusati sulla base di una legge che è un “residuato dell’era Mubarak”. Ma in quale paese la legge permette ad uno stato straniero di addestrare e finanziare gruppi di opposizione che cercano il cambio di regime? Va da sé che se la Cina o Cuba finanziassero gruppi simili di opposizione negli Stati Uniti, le persone coinvolte subirebbero conseguenze ben più aspre dei 43 attualmente sotto accusa in Egitto. Che però continuano a negarsi dicendo di essere dipendenti di una “Ong”, e affermano la propria indipendenza perché i fondi americani passano attraverso il National Endowment for Democracy.

Il termine “Ong” è usato deliberatamente per creare la parvenza di un’attività filantropica innocente. In questo caso, il governo egiziano sta indagando sulle attività di alcune organizzazioni finanziate dagli Stati Uniti, di cui si sa che finanziano segretamente certi partiti, influenzano le elezioni e appoggiano colpi di stato sia contro dittature che contro regimi democratici di sinistra giudicati non collaborativi. Eppure, è bastato menzionare il raid del governo egiziano negli uffici delle Ong cosiddette pro-democrazia al Cairo per far scattare l’indignazione internazionale.

Il risultato è stato che la stampa occidentale ha ignorato quasi completamente i precedenti storici delle organizzazioni coinvolte e la validità delle accuse rivolte loro.

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