Democrazia al 50%


[Di Gilda. Pubblicato originariamente su mentecritica.net il 24 novembre 2014.]

solitario

Nota: Questo articolo è stato scritto il 23 notte, subito dopo la chiusura delle urne in Emilia Romagna e Calabria. Prende in esame soltanto i dati dell’affluenza alle urne e non i risultati elettorali. Penso che questo vada bene. La percentuale dei votanti è l’unica informazione utile. ~ es

Delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria non si sa ancora nulla, a parte che hanno votato, rispettivamente, il 36 e il 43% degli aventi diritto. Segno che chi scrive non lo fa in base al risultato uscito dalle urne, ma unicamente in base al risultato che nelle urne non c’è nemmeno voluto arrivare.

Effettivamente, sulla scarsa affluenza si avevano già dei presentimenti. È stato Prodi a dire, secondo il Corriere, che “la caduta dei votanti era abbastanza prevista”. Abbastanza che vuol dire? Ed era prevista perché? Non si sa.

“Se si andrà su una percentuale al di sotto del 50%, sarà un dato preoccupante” ci rivela inaspettatamente quella mente eletta del signor Prodi, e aggiunge: “Il voto è l’unico filo che ci lega sistematicamente alla democrazia, quindi uno può essere contento o scontento, ma se si rinuncia al voto si rinuncia a qualcosa”

È vero: il voto è l’unico filo che ci lega sistematicamente alla democrazia (in particolare, aggiungerei, alla democrazia rappresentativa), l’ho scritto anche io in passato. Ma d’altronde votiamo da anni con una legge elettorale giudicata incostituzionale, una legge elettorale che ha mandato in Parlamento Prodi stesso, una legge elettorale tramite la quale è stato formato questo stesso Parlamento che adesso parla di riformare la Costituzione e formula una nuova legge elettorale di cui praticamente nessuno dice niente (un’ipotetica legge con un premio di maggioranza che la Corte Costituzionale non faticherebbe a bocciare e che ai tempi della DC veniva chiamata “Legge truffa”, legge che allo stesso PCI – da cui proviene parte del PD – faceva venire i brividi), un Parlamento che ha dato la fiducia ad un Governo il cui Presidente (beffa delle beffe) va in giro a sbandierare il falso ideologico secondo cui il 40% degli italiani ha incaricato l’attuale Governo di “cambiare l’Italia per cambiare l’Europa”.

Ho qualcosa, tuttavia, da correggere a Prodi: un’affluenza sotto il 50% non è un dato semplicemente “preoccupante”. E’ preoccupante l’affluenza al 60% (quella delle europee, per intenderci, che tuttavia essendo europee meriterebbero un discorso a parte); un’affluenza sotto il 50% non è preoccupante, è semplicemente inaccettabile in un paese democratico. Non vuol dire, come dice Prodi, che i cittadini hanno “rinunciato a qualcosa”: vuol dire che i cittadini hanno completamente perso fiducia nel meccanismo delle elezioni e nella classe politica che si presenta alle urne. Meno del 50% di partecipazione vuol dire che della democrazia non è rimasto nemmeno l’ologramma.

Qualcuno potrebbe anche ipotizzare (come in effetti ha fatto Libero) che queste siano delle elezioni molto importanti per Renzi: in effetti, sono le prime in cui i suoi elettori possono misurare la concretezza e l’affidabilità di Matteo, oltre che le semplici promesse e le illusorie parole di speranza. Ma Renzi è sveglio e ha messo le cose in chiaro da subito: “non si deve dare una lettura nazionale del voto”.

Eh no, caro Matteo, così non vale. Le europee possono avere una lettura nazionale e le regionali (dove, per dirla tutta, si vota in una regione storicamente “rossa”) devono diventare un tabù? Hai marciato tanto su questa storia del fantomatico 40% delle europee, considerandole come delle politiche, pretendendo che il Parlamento si chinasse ai tuoi voleri in nome di quei risultati e ora… ora butti tutto così? Non sei serio, non sei credibile. Ancor più di quanto tu non lo sia stato finora (ed è un bel traguardo).

Oltretutto è deplorevole che mandi in giro la Boschi a dire che queste elezioni “non sono un test per il Governo, non è un referendum”. Ma chi decide cosa sia o non sia un test? Vuoi deciderlo tu, in nome del 40% che da qualche parte a quanto pare inizia a tradirti? A me risulta che ogni passaggio, in politica, è un test che si può miseramente fallire. E tu, da esemplare politico, lo sai molto molto meglio di me. Sei il Presidente, hai in mano parte del destino dell’Italia. Per cui puoi accettare il fallimento e cercare di fare in modo che la prossima volta l’affluenza sia più alta, oppure puoi fregartene dell’Italia e della democrazia, continuare a pensare solo alla “governabilità” e continuare a giocare a quello che per te è palesemente soltanto un videogioco con una trama un tantino complessa.

Civati ha scritto sul suo blog che “La sera delle elezioni sapremo chi ha vinto, forse. Ma sapremo anche che avrà perso la democrazia, se andiamo avanti così” e aggiunge: “forse avremmo dovuto prestare un po’ di attenzione e accompagnare con un po’ di preoccupata enfasi anche quell’altro 40% (doppio rispetto al primo) di chi non è andato a votare”. Bravo Pippo, dillo anche a Matteo che sembra non averlo affatto capito; anzi, il suo tweet sembra il riassunto di una partita a Risiko – in cui però metà dei giocatori ha smesso di partecipare. Ma forse anche tu, Pippo, dovevi svegliarti prima e parlare più forte – o piuttosto non parlare, cosa che da parte di un politico risulterebbe molto più singolare, significativa e d’effetto. Ci sei in mezzo fino al collo anche tu, poche ciance.

I livelli a cui siamo arrivati sono talmente bassi e ridicoli che chiamarla democrazia è un’esagerazione almeno quanto chiamarla dittatura.

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...