Putin Fa Fuori il Gasdotto South Stream


Per costruire al suo posto un nuovo grande gasdotto diretto alla Turchia

[Di Tyler Durden. Originale pubblicato su ZeroHedge il primo dicembre 2014 con il titolo Putin Kills “South Stream” Pipeline. Traduzione di Enrico Sanna.]

gasdotto_south_stream

A ripensarci, avrebbe dovuto apparire ovvio già ad agosto.

Allora notavamo che la Bulgaria, il paese membro più povero della Ue, era un fan entusiasta del gasdotto South Stream, appoggiato dalla Russia, la cui costruzione, bypassando l’Ucraina, ha rinnovato le tensioni tra l’occidente e Mosca. Ai primi di giugno, il primo ministro bulgaro Plamen Oresherski aveva ordinato il blocco dei lavori, dopo aver ricevuto dall’Europa una boccata d’ossigeno per il sistema bancario al collasso. Subito dopo, il ministro dell’energia Vasil Shtonov ordinò alla Bulgarian Energy Holding il blocco di ogni azione riguardante il progetto in quanto non rispettava le normative della commissione europea.

south stream

A quel punto, tanto per far capire chiaramente a Putin da che parte stava l’ex nazione satellite sovietica, la Nato ha dislocato dodici F-15 e 180 militari nella base aerea bulgara di Graf Ignatievo.

Una dozzina di F-15 e circa 180 militari del 493º di stanza a Lakenheath, in Inghilterra, sono stati dislocati nella base aerea di Graf Ignatievo per prendere parte a due settimane di esercitazioni bilaterali con l’aeronautica militare bulgara, ha detto ai giornalisti il portavoce del pentagono Steve Warren lunedì scorso.

L’esercitazione è iniziata lunedì e continuerà fino al primo settembre.

L’obiettivo è “il mantenimento di un allerta congiunto e lo scambio di informazioni,” ha detto Warren.

La mossa arriva nel momento in cui i partner e gli alleati dell’America in Europa Orientale sono preoccupati riguardo l’intervento militare russo in Ucraina. Si teme che Mosca possa cercare di destabilizzare altri paesi della regione.

“Questo riflette la nostra volontà di migliorare la sicurezza a livello regionale,” ha detto Warren parlando delle esercitazioni.

Allora la nostra conclusione era: “Ci chiediamo come reagirà Putin.”

Ora abbiamo la risposta: Questa mattina, con un annuncio choc, Putin ha annunciato la morte del progetto South Stream. Come scrive il Wall Street Journal, “Putin ha detto che Mosca smetterà di portare avanti il progetto del gasdotto South Stream della Gazprom, gasdotto che avrebbe fornito gas all’Europa con un collegamento sottomarino con la Bulgaria, e ha indicato l’Unione Europea alle origini della rinuncia.”

“Non siamo riusciti ad ottenere i permessi necessari dalla Bulgaria, perciò non possiamo andare avanti con il progetto. Non possiamo fare tutti gli investimenti necessari solo per fermarci al confine bulgaro,” ha detto Putin. “Ovviamente, si tratta di una decisione dei nostri amici in Europa.”

“Noi pensiamo che la posizione della commissione europea non sia stata costruttiva,” ha aggiunto. “Se l’Europa non lo vuole, il gasdotto non si farà.”

Putin ha ragione. Austria esclusa, l’Europa in questi ultimi mesi ha visto crescere l’opposizione al gasdotto South Stream, in conseguenza dell’intensificarsi della crisi ucraina. La preoccupazione della Ue è che il progetto possa cementare la posizione dominante della Russia quale fornitore di gas naturale all’Europa. Già ora la Russia fornisce il 30% circa del fabbisogno annuale.

E allora cosa fa Putin? Firma un’alleanza strategica con la Turchia, che ultimamente è sempre più antioccidentale, per costruire lì il gasdotto. La Turchia è membro Nato ma anche l’unico paese in Europa a non essere affatto europeo, e grazie al veto della Germania, che teme la manodopera a basso costo, non fa parte della Ue. Come ha riportato Russia Today, l’amministratore delegato di Gazprom Aleksey Miller ha comunicato che il gigante energetico costruirà un grande gasdotto che, partendo dalla Russia, attraverserà la Turchia e si fermerà al confine greco, permettendo così alla Russia l’accesso ai mercati del sud-est europeo. La Russia potrà così avere accesso ugualmente a quei mercati finali che erano l’obiettivo del gasdotto South Stream.

Il gasdotto avrà una capacità annuale di 63 miliardi di metri cubi. 14 di questi andranno alla Turchia, secondo maggior cliente di Gazprom nell’area dopo la Germania.

Il ministro dell’energia russo Aleksandr Novak ha detto che nel nuovo progetto è compreso uno snodo costruito appositamente sul confine turco-greco per i clienti dell’Europa Meridionale.

In una conferenza stampa congiunta tenuta da Putin e dal leader turco Erdogan, Putin ha detto che le forniture di gas alla Turchia aumenteranno di 3 miliardi di metri cubi grazie al gasdotto Blue Stream. Secondo la Reuters, l’anno scorso Blue Stream ha fornito 13,7 miliardi di metri cubi di gas alla Turchia.

Tra i benefici accessori concessi agli alleati favoriti della Russia, come ha annunciato Putin, a partire dal primo gennaio prossimo ci sarà una riduzione del 6% del prezzo per i clienti turchi. Peccato per l’Ucraina.

E peccato per la Bulgaria, che nonostante la completa dipendenza dal gas russo per usi commerciali, industriali e residenziali, ha deciso di stare dalla parte dell’Unione Europea che affonda, diventando così l’ultimo stato vassallo insolvente in quel fallimento che è l’eurozone, come evidenziato bene da Putin durante la conferenza stampa odierna:

Putin: Sulla questione del gasdotto, la Bulgaria non riesce ad agire come uno stato sovrano.

Putin: La Russia dirigerà le sue risorse energetiche verso altri mercati.

In prospettiva per la Bulgaria c’è un aumento dei costi del gas, come già accaduto per l’Ucraina.

Quanto alla Turchia, il paese che fa da ponte tra Europa e Asia è soltanto l’ultima espansione dell’alleanza antidollaro di Putin:

Turchia e Russia utilizzeranno valute locali per i pagamenti.

Ovvero, come ha detto Obama, la Russia è ancora più “isolata”.

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