Buonasera e Benvenuti


[Di Enrico Sanna]

rai

Un giorno, mentre ero distratto, il velinaro del telegiornale ne ha approfittato per dire così:

“Ora la Russia, dopo aver invaso l’Ucraina…”

Va da sé che se la Russia avesse invaso l’Ucraina non avrebbe impiegato mesi e mesi. Va da sé che non ne avrebbe invaso un pezzetto, ma l’avrebbe conquistata tutta fino a Leopoli e i carri armati avrebbero sfilato per le vie di Kiev con l’icona di Taras Bul’ba. Va da sé che avremmo visto, visto e poi visto. Perché certe cose si fanno affinché tutti vedano.

Ma il velinaro telegiornalistico rai continua per la sua strada. Perché?

Perché quando al pomeriggio rientra nella sua villetta, e parcheggia l’auto nel garage con la porta basculante, e attraversa il prato pettinato, e dà una pacca alla governante filippina, non c’è nessuno che gli dice: “Ma perché dici quelle fregnacce?”

Io conosco donne che dicono veramente così ai loro mariti. Ci sono anche figli che lo fanno. Lontano dai Parioli. Lontano da Prati. Anni luce. In un altro universo. Ci sono. Credetemi.

Perché non lo dicono? Perché sanno che il marito, o il padre, o il nonno, o qualunque altra cosa che permetta loro di vegetare, indicherebbe con un dito la villetta, il garage con la porta basculante, il prato pettinato e la governante filippina.

La rai è una pratica escrescenza del potere. Potere essa stessa. Concepita nel vizio e mandata a battere i lunghi viali della propaganda fin dalla più tenera età. Una vita vissuta fino in fondo. Non appartiene a nessuno. Si dà a chi passa e fa un’offerta. Quando era la pupa dei democristiani, girava una regola tra i telegiornali: Registrate il discorso dei capi comunisti, tagliate la registrazione e trasmettete le parti più incomprensibili.

La rai si chiamava eiar. Ente italiano audizioni radiofoniche. Il cambiamento del nome rappresenta quell’operazione semantica che fu la trasformazione del fascismo repubblichino nel fascismo repubblicano. Nella seconda metà degli anni trenta, Mussolini s’inventò la radio rurale, inevitabile bubbone dell’eiar. Ne parlo nel mio libro Insàs. Migliaia di apparecchi radio furono installati in migliaia di scuole. Per ascoltare il Trio Lescano?

[U]na scuola con 776 obbligati, 700 dei quali inscritti e frequentanti, non può funzionare in modo didatticamente e fascisticamente perfetto, senza seguire, da vicino, attraverso la voce detta radio, la vita della Nazione.

[A]lunni che vengono, per quasi il 50% da famiglie di operai e impiegati della locale Fonderia devono essere guidati, più di quelli di qualunque altro comune, alla formazione di una coscienza autarchica che si acquista non solo interessandoli alla vita e funzione del locale stabilimento ausiliario, ma radio-ascoltando tutte le manifestazioni a carattere autarchico alle quali i Signori Maschi si impegneranno di preparare costasse ciò altri sacrifici e lavoro straordinario oltre l’orario scolastico, l’animo dei propri alunni.

… San Gavino non può, non deve rimanere secondo a nessun altro comune data la speciale condizione delle sue scuole, sopra descritta.

Così parlò la direttrice didattica nel 1937. Erano tempi in cui la gente parlava ancora con il cuore pieno di sincerità. Si diceva pane al pane, vino al vino e fascista al fascista.

In Italia, la rai è la televisione. Non una televisione, ma la televisione. Il resto è conseguenza e imitazione. Negli anni novanta, Berlusconi tentò un esperimento di ingegneria inversa. Non la politica che genera la propaganda televisiva, ma la propaganda televisiva che genera la politica. Come sta andando? Così così. Gli originali sono gli originali e tutto il resto è imitazione.

Negli Stati Uniti, la prima e vera patria del fascismo, le radio e le televisioni nascono con l’etichetta della proprietà privata. Lo stato era dietro, sopra, sotto e tutto intorno. Invisibile. Eppure presente. Dopotutto, è la patria del fascismo.

Oggi la rai è al brodo di dadi. Produce trasmissioni al passato remoto piene zeppe di aggettivi. Anche cinque per sostantivo. Il grandissimo Fabrizi! L’impareggiabile, grande, unico e indimenticabile Corrado! Quella volta famosa, spassosissima, divertentissima che Raimondo e Sandra… La sclerosi ha scavato gallerie nel suo cervello. Sembra il colosseo.

E allora lasciate che dica le sue ultime fregnacce. Non c’è più l’Albertone nazionale. Volete toglierle anche le fregnacce?

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