Sanzioni Economiche alla Russia


Quali conseguenze per l’Italia?

[Di Daniele Lombardi. Pubblicato originariamente su Stato e Potenza il 29 novembre 2014.]

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I tg nostrani e i mass media mainstream hanno, negli ultimi mesi, parlato della volontà di U.S.A. e U.E. (e quindi anche del nostro paese) di applicare sanzioni economiche alla Federazione Russa. Questo articolo vuole parlare delle conseguenze di queste sanzioni per il nostro paese, che sono state taciute (non casualmente) dai mezzi d’informazione più diffusi e conosciuti. L’Italia ha infatti con la Russia fruttuosi rapporti economici che sono un valido sostegno a un’economia ormai arrancante, e privarsi dei conseguenti proventi di questi rapporti è una decisione assolutamente autolesionista.

Guardando, ad esempio, al 2013, vediamo che l’Italia ha esportato in Russia prodotti pari a 10,4 miliardi di euro, posizionandosi quindi come quinto fornitore con una quota di mercato del 4,8%. Analizzando alcuni dei settori più colpiti presi singolarmente, vediamo che abbiamo esportato accessori e moda per 935 milioni di euro, arrivando come primi fornitori in questo settore per la Russia dopo la Cina. L’export automobilistico aveva registrato una significativa crescita rispetto al 2012, che grazie alle sanzioni ora possiamo depennare dall’elenco.

Ma è osservando gli scambi economici di quest’anno, non ancora concluso, che possiamo avere un quadro più preciso della situazione. Infatti, la risposta di Mosca non si é fatta attendere, limitando o addirittura bloccando l’import italiano in Russia, appesantendo ulteriormente i danni che la nostra economia dovrà sopportare. La Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti) parla di blocchi di interi container di formaggio e di rescissione di numerosi contratti ortofrutticoli, eventi che si traducono nella perdita del 2% dei 5,4 miliardi di prodotti agroalimentari destinati all’estero dell’Emilia Romagna. Tra cui 50 mila quintali di pere e più di un milione di forme di Parmigiano Reggiano. Solo nel primo trimestre del 2014 l’export in Russia di questo formaggio é stato più di 200 tonnellate, crescendo del 10% rispetto al 2013.

Complessivamente, l’Italia perderà nella vendita alla Russia di carne, pesce, latte e derivati circa 200 milioni di euro. Altro settore economico che sarà colpito in modo rilevante è quello della meccanica strumentale, che secondo le previsioni perderà dal mezzo miliardo al miliardo di euro. Secondo la SACE il danno complessivo nel biennio 2014-2015 sarà compreso tra il miliardo e i due miliardi e mezzo di euro.

Verrebbe da chiedersi se chi ha proposto (o sarebbe più corretto dire imposto?) di porre queste sanzioni abbia anche preso qualche provvedimento per ovviare, almeno in grossa parte, ai danni economici che noi europei ed italiani dovremo subire. Dopotutto l’Unione Europea, esempio di democrazia e diritti umani, ha sempre a cuore gli interessi dei propri cittadini, no? Naturalmente, ecco quindi che Bruxelles stanzia 125 milioni di euro per i produttori ortofrutticoli europei. Se al pensiero vi viene da ridere per l’inutilità di questo provvedimento (dato che già l’Italia da sola ha avuto danni per miliardi, e non certo milioni) vi farà ancora venire più voglia di ridere sapere che una volta accortasi dell’inconsistenza dell’aiuto economico, l’Unione Europea lo ha rinviato fino “a nuovo ordine”.

Ricapitolando: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l’Unione Europea fa le pentole e promette i coperchi per poi rimangiarsi la parola, quindi a fare i coperchi che ci chiuderanno nelle nostre “pentole” a morire “bolliti” di zelo europeista sarà proprio Putin. Esso ha infatti, come detto poco fa, promesso una risposta adeguata, promessa mantenuta limitando o addirittura bloccando l’import in Russia di prodotti tessili, automobilistici e alcuni prodotti d’industria leggera dai paesi che hanno adottato sanzioni economiche (Italia in piedi e presente). E qui si aggiunge il danno indiretto a quanto detto finora, perché tutti questi prodotti invenduti invaderanno i nostri mercati, destabilizzando l’equilibrio domanda/offerta e facendo crollare i prezzi.

La situazione si è quindi capovolta: invece di apporre sanzioni alla Russia cercando di far cambiare idea a Putin su qualunque coinvolgimento nella situazione ucraina, ci ritroviamo a nostra volta “risanzionati”, subendo un danno maggiore rispetto ai russi e mancando clamorosamente l’obiettivo iniziale. Chiunque, anche poco intelligente, s’accorgerebbe dell’inutilità di queste sanzioni, e quindi anche i nostri politici se ne sono resi conto, anche se troppo tardi e sminuendo i fatti non smentendo i loro record di lungimiranza politica e numero di neuroni funzionanti.

“L’impatto delle sanzioni sulla politica russa rimane una questione aperta”, afferma Federica Mogherini in una seduta del Parlamento Europeo, che tradotto in italiano significa “ha fallito”. Per quale motivo quindi, l’Unione Europea ha voluto accettare di adottare sanzioni che oltre che inutili e autolesioniste rischiano di far perdere all’Europa la Russia come partner strategico?

Joe Biden, vice presidente degli Stati Uniti,ce lo dice senza troppi giri di parole direttamente da un suo discorso da Harvard: “Washington ha obbligato l’Unione Europea ad imporre sanzioni contro la Russia contro la sua volontà.” Quanto è volontario, quindi, questo harakiri europeo (e italiano)?

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