“Io Ho un Diritto!”


[Di Charles W. Baird. Originale pubblicato su The Freeman il 20 giugno 2014 con il titolo “I Have a Right!” Traduzione di Enrico Sanna.]

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Molte persone fanno questa rivendicazione senza neanche pensare alla natura e all’origine di un diritto. Cos’è un diritto e da dove viene?

Secondo i progressisti, o gli interventisti, finché ci sono leggi che vengono approvate secondo le norme procedurali, lo stato crea ed estingue diritti. Ad esempio, il Congresso, seguendo le regole del processo legislativo delineato nella costituzione, può creare o estinguere il diritto al posto di lavoro, all’istruzione o all’alimentazione.

Quando un progressista vuole espandere lo scopo dello stato fa spesso distinzione tra “privilegio” e “diritto”. In quest’ottica, è un privilegio solo ciò che la persona acquisisce con i propri mezzi; mentre si parla di diritto quando lo stato usa i soldi dei contribuenti o altri poteri coercitivi per garantirlo all’individuo, a prescindere dalle sue capacità. Le cose più importanti, dicono i progressisti, devono diventare diritti, non privilegi. Così l’assistenza sanitaria americana, che prima era un privilegio, oggi viene imposta, a parole e con le leggi, come un diritto.

Nella dichiarazione di indipendenza, Thomas Jefferson parla di diritti “inalienabili” che tutti gli individui possiedono a prescindere dallo stato. Secondo lui, tutti gli esseri umani sono stati “dotati” di questi diritti da Dio. Alcuni dei colleghi di Jefferson dissero che è la “natura” che ha dotato gli esseri umani di questi diritti: ovvero, che i diritti sono insiti nella natura umana. In un caso o nell’altro, i diritti sono logicamente precedenti lo stato. Lo stato non ha alcuna autorità legittima per dare o prendere questi diritti. Il suo ruolo è di proteggerli.

Se qualcosa può essere definito diritto nel senso jeffersoniano, è applicabile a tutti gli individui semplicemente in virtù della loro umanità. Se una persona ha un diritto, ne consegue logicamente che tutti gli altri devono avere lo stesso diritto. Nessuno può, senza contraddirsi, rivendicare un diritto per se stesso e negarlo agli altri. Altrimenti sarebbe come ammettere che quel diritto non è un diritto “umano”.

Tutti dovrebbero essere liberi di esercitare i propri diritti simultaneamente senza contraddizioni logiche. Se, quando io esercito un mio diritto, qualcun altro non può fare lo stesso, significa che il mio diritto non non è insito nella natura umana. L’implicazione del mio atto è che si tratta del mio diritto e non del diritto di altri.

Supponiamo, ad esempio, che io sostenga il mio diritto ad un posto di lavoro. Se voglio essere assunto (e cos’altro potrebbe significare?), questo significa che deve esserci qualcun altro ha il dovere di darmi un lavoro. Ma allora quell’altra persona non ha lo stesso diritto che ho io. Il mio è il diritto ad avere un posto di lavoro, il suo è il “diritto” a dare un lavoro. Il mio diritto crea il suo dovere, lo costringe ad agire contro la sua volontà. Sebbene entrambi siamo esseri umani, la sua libertà di scelta è subordinata alla mia.

Esiste un diritto umano fondamentale in senso jeffersoniano che abbia a che fare con il lavoro? Sì, è il diritto di tutti ad offrire o acquistare servizi lavorativi ai termini stabiliti. Io ho il diritto di offrire i miei servizi lavorativi secondo i termini che mi stanno bene, e così anche tu. Io ho il diritto di acquistare servizi lavorativi di qualcun altro (assumerlo) secondo i termini che io accetto, e così anche tu. Possiamo fare così senza negare i diritti di altri. Le persone a cui facciamo un’offerta sono libere di rifiutarla. Quando esercitiamo questi diritti non stiamo imponendo a qualcuno il dovere di fare qualcosa.

Fate lo stesso test con il diritto al cibo, all’istruzione o all’assistenza sanitaria. Si tratta di diritti fondamentali? Se vengono interpretati nel senso che ognuno deve ricevere cibo, istruzione e assistenza sanitaria a prescindere dal volere altrui, allora non sono diritti umani fondamentali. Noi tutti abbiamo il diritto fondamentale di vendere o acquistare cibo, istruzione e assistenza sanitaria ai termini che vogliamo, ma non possiamo obbligare altri ad accettare la nostra offerta.

Applichiamo lo stesso test ai diritti garantiti dal primo emendamento: libertà di religione, associazione, parola e stampa. Questi sono tutti diritti umani fondamentali. Ognuno di noi può esercitare il suo diritto alla pratica religiosa senza negare lo stesso diritto ad altri. Da notare, però, che non abbiamo il diritto di far parte di un’organizzazione religiosa che non ci vuole. Ognuno di noi può entrare in società con altri individui o gruppi, ma solo se anche loro sono disposti ad entrare in società con noi. Quando esercitiamo questo diritto non stiamo negando ad altri la possibilità di fare altrettanto. Noi tutti possiamo dire quello che vogliamo senza negare ad altri lo stesso diritto. Da notare, però, che non abbiamo il diritto di obbligare altri ad ascoltarci, o a mettere a nostra disposizione una sala in cui parlare. Ognuno di noi è libero di cercare di mettere assieme le risorse necessarie, in accordo con altri, per la pubblicazione di un quotidiano o di una rivista (o di un blog sul web). Ma non abbiamo il diritto di obbligare altri a darci le risorse necessarie o a leggere quello che pubblichiamo.

L’interpretazione progressista e quella jeffersoniana del diritto non sono semplicemente diverse, sono incompatibili. Ogni volta che un diritto reclamato da qualcuno impone a qualcun altro il dovere di intraprendere un’azione, detto diritto non può essere esercitato da entrambe le parti simultaneamente senza una contraddizione logica.

L’interpretazione progressista è spesso chiamata positiva perché impone a qualcuno il dovere di intraprendere azioni positive a favore di altri. Fa parte di un sistema filosofico più ampio chiamato positivismo, che considera diritto tutto quello che lo stato designa come tale.

L’interpretazione jeffersoniana è spesso chiamata negativa perché l’unico dovere che un diritto impone agli altri è il dovere di non intraprendere una certa azione. È il dovere di non interferire con gli altri. In questo senso, lo stesso stato è limitato dai diritti reclamati da tutti gli individui.

La prossima volta che dite “Io ho un diritto”, chiedetevi: “Chi ha il dovere?” Se c’è qualcuno che ha il dovere di fare qualcosa che non sia astenersi dall’interferire con voi, chiedetevi: “Sulla base di che cosa reclamo il diritto di subordinare il volere di quella persona al mio?”

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