La Politica Economica Mista


L’esempio di Argentina e Venezuela

[Di Iván Carrino. Originale pubblicato su mises.org il 15 novembre 2014 con il titolo Middle-of-the-Road Policy: Lessons from Argentina and Venezuela. Traduzione di Enrico Sanna.]

argentina_venezuela

Anche se la sua opera principale era dedicata ad una critica del socialismo, Ludwig von Mises prestò grande attenzione all’analisi di quella che è conosciuta come “economia mista”, “via di mezzo” o “interventismo”. Per Mises, l’interventismo doveva affrontare due grosse difficoltà. Da un lato, come potevano constatare gli interventisti, l’intervento peggiorava la situazione. Dall’altro, la convinzione che l’intervento fosse necessario a risolvere i problemi economici portò gli interventisti a credere che fosse compito dello stato continuare ad intervenire ogni volta che il risultato non soddisfaceva le aspettative.

Il risultato di questa logica è un’economia “capitalista” solo di nome. In realtà è soggetta all’intervento diffuso dello stato.

Ora, dopo aver sperimentato una vasta gamma di politiche interventiste, Argentina e Venezuela dimostrano che Mises aveva ragione.

La Spesa Pubblica Genera Inflazione

Nel 1999, pochi immaginavano che l’elezione di Hugo Chávez sarebbe stata economicamente così devastante. Chávez rivelò ben presto i suoi vasti progetti interventisti. Come parte del suo tentativo di “migliorare” la distribuzione della ricchezza, Chávez presidiò un enorme aumento della spesa pubblica, che in un decennio crebbe di oltre 100 miliardi di dollari (il 25% dell’attuale pil in dollari). L’incremento della spesa produsse solo piccoli aumenti della produttività. E la situazione peggiorò quando fu chiaro che le entrate del settore pubblico non crescevano. Il deficit fiscale venezuelano crebbe fino a raggiungere il 16,6% del pil nel 2012.

Oggi si tende a finanziare i deficit o ricorrendo al debito o facendosi “aiutare” dalla banca centrale (ma anche con l’esproprio di risorse private, come è avvenuto sia in Venezuela che in Argentina). Osservando il tasso di crescita della base monetaria, si capisce che Chávez scelse di finanziare le sue enormi spese pubbliche con denaro stampato di fresco dalla banca centrale, creando uno dei tassi d’inflazione dei prezzi più alti al mondo. Anche se i numeri non sono completamente affidabili, l’indice dei prezzi al consumo salì del 40% nel 2013, per poi accelerare e arrivare al 60% nel 2014 (proiezione ricavata dalla media dall’inizio dell’anno).

Gli interventi diretti a migliorare alcuni aspetti dell’economia venezuelana furono all’origine di deficit enormi e di un’inflazione dei prezzi astronomica. Questo fallimento, però, non è bastato a scoraggiare l’interventismo convinto dei leader venezuelani. In risposta agli aumenti, sono state fatte leggi che pretendono di controllare i prezzi e mettere un tetto ai profitti, le cosiddette “Leggi del Giusto Prezzo e del Giusto Costo”.

Quest’ultimo intervento legislativo, però, ha portato alla scarsità di molti beni di consumo. Anche la banca centrale riconosce un calo medio dell’offerta del 30%, il che significa che alcuni beni sono scomparsi dal mercato.

Valute Estere Fuorilegge

Un’altra politica interventista imposta dal regime di Chávez riguarda il controllo del cambio valutario. Il dollaro è usato come bene rifugio in paesi con alti tassi di inflazione, e quei governi che rifiutano i principi dell’economia di mercato tendono a controllare il prezzo del dollaro razionando i dollari acquistabili legalmente.

Il risultato, ovviamente, non è un dollaro ad un prezzo più basso, ma l’insorgere di un mercato nero che riflette, molto meglio del “dollaro ufficiale”, il vero prezzo della valuta.

La politica argentina nei confronti del dollaro ricorda quella venezuelana. Anche l’Argentina ha sperimentato grossi deficit associati ad una massiccia stampa di moneta. Come risultato, l’inflazione dei prezzi è cresciuta assieme al tasso di cambio del dollaro. Non meraviglia il fatto che il governo argentino abbia seguito la stessa strada politica del Venezuela.

Prima c’è stata la demonizzazione di “speculatori” e uomini d’affari, accusati di aver fatto salire i prezzi. Quindi è stata riesumata una legge del 1974, chiamata “Legge dell’Offerta”: apparentemente, il governo pensa che l’offerta dipenda dalla firma di qualche burocrate. Infine sono stati imposti controlli sul cambio valutario, facendo nascere così un mercato nero del dollaro.

Per entrambi i paesi, il controllo del cambio valutario ha avuto conseguenze devastanti. In Venezuela, le riserve in valuta estera sono passate dai 36 miliardi di dollari del 2008 ai 15 attuali, mentre l’Argentina è passata da un massimo di 50 miliardi nel 2011 ai 28 di oggi.

Un altro effetto devastante è il forte apprezzamento del tasso di scambio reale, dovuto in entrambi i casi alla combinazione di un’alta inflazione con un tasso di scambio nominale fisso. Queste condizioni incentivano le importazioni minando allo stesso tempo la capacità di esportazione.

Così il deficit commerciale del Venezuela, esclusa l’industria petrolifera di stato, cresce dal 2003. L’industria locale subisce i costi crescenti delle normative, mentre la concorrenza delle importazioni sovvenzionate ne indebolisce la crescita.

Quest’anno le esportazioni argentine sono calate del 10%, ma anche le importazioni sono calate a causa delle barriere governative messe a “protezione” delle industrie locali.

Questo ambiente altamente interventista ha finito per erodere la competitività sia dell’Argentina che del Venezuela. Con il deteriorarsi del settore estero e l’indebolimento degli incentivi ad investire, non sorprende che entrambi i paesi soffrano di inflazione e recessione.

John Maynard Keynes disse una volta che non dovremmo preoccuparci del lungo termine perché “nel lungo termine siamo tutti morti”. A vedere l’Argentina e il Venezuela, sarebbe meglio dire che “nel lungo termine finiamo tutti nella stagflazione”.

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...