L’Asso nella Manica di Putin


[Di Ron Holland. Originale pubblicato su The Daily Bell il 26 dicembre 2014 con il titolo Putin: It Is Time to Play Your Ace in the Hole. Traduzione di Enrico Sanna.]

Obama e Putin

Devi capire quando continuare
Quando lasciare
Quando andare via
Quando scappare
Non conti mai i soldi
Quando siedi al tavolo
Avrai tempo per contare
A conti fatti.
The Gambler” di Kenny Rogers

Tutto il mondo guarda Putin che gioca a poker con i politici occidentali, guidati da Obama e seguiti dai governi collaborazionisti di Londra, Bruxelles e Berlino. Fin dalla fine della guerra fredda, l’obiettivo americano è stato l’indebolimento con mezzi finanziari, economici e, se necessario, militari, chiunque osi sfidare il suo dominio finanziario e nel campo delle risorse attraverso lo status di riserva mondiale del dollaro e del petrodollaro.

Le attuali sanzioni commerciali ed economiche contro la Russia e l’Iran seguono un modello che di per sé non ha mai avuto successo, come si vede dai cinquant’anni e passa di embargo contro Cuba. Ma questa strategia può portare a rappresaglie militari, spesso l’unico modo per far finire l’embargo, e questo porta gli Stati Uniti e le altre democrazie a far valere la propria superiorità militare contro gli stati sovrani ribelli. È stato così per Lincoln contro gli Stati Confederati, per Woodrow Wilson contro le Potenze Centrali prima della prima guerra mondiale, contro l’impero giapponese prima della seconda guerra mondiale, l’Iraq, la Libia… l’elenco è lunghissimo.

Di recente, gli Stati Uniti, in combutta con lo stato vassallo dell’Arabia Saudita, hanno congegnato il collasso delle quotazioni petrolifere al fine di indebolire il potere economico di Iran e Russia, le due nazioni che più si oppongono all’egemonia, alla politica estera e ai petrodollari americani. Sì, questo fa danni all’industria petrolifera americana così come a quella londinese del Mare del Nord, ma il profitto che viene dal petrolio non è nulla paragonato all’importanza di mantenere il potere occidentale su Russia e Cina.

Io spero che Putin capisca che gli Stati Uniti non stanno giocando. Questa è una lotta per la vita portata avanti da Washington e dai suoi alleati occidentali, che hanno seguito stupidamente la ricetta di Goldman Sachs e delle banche centrali, ricetta che prevede dosi letali di debito pubblico come condizione di crescita e prosperità. Il tempo è scaduto: i debiti non potranno mai essere ripagati e prima o poi saranno ripudiati in un modo o in un altro.

La Cina attende come prossima potenza economica mondiale. Non potendola sfidare perché troppo grande, gli Stati Uniti stanno cercando di colpire i suoi due principali alleati, l’Iran e la Russia, nel tentativo di guadagnare tempo per Wall Street e Washington. La strategia potrebbe basarsi sulla concorrenza economica, ma il rischio di conseguenze militari o addirittura di una terza guerra mondiale è troppo forte, e nessun paese è mai riuscito a sconfiggere la Russia militarmente. È un grosso azzardo che ha come unico fine la protezione delle élite di Wall Street e i loro profitti a spese degli americani, e non è la prima volta che gli Stati Uniti ci si avventurano.

Una Ripetizione del Trattato di Versailles contro la Russia?

È già accaduto prima. Lo stesso gioco ma con giocatori diversi. Temo che ci troviamo di fronte ad una ripetizione del Trattato di Versailles ma contro la Russia. Se guardate attentamente la storia vera, e non la propaganda che le élite propinano al pubblico, notate che le élite finanziarie occidentali e il cartello delle banche centrali raramente cambiano tattica. Perché dovrebbero? In tempo di guerra e di crisi finanziaria i loro imperi finanziari crescono. E se per caso sbagliano, si fanno salvare a spese dei contribuenti.

Quelli come Goldman Sachs, Rothschild e Soros controllano tanto le democrazie occidentali quanto i mercati finanziari. Si servono di sostenitori al soldo o ricattati e di uomini di facciata per convincere il popolino che i loro grossi interessi sono politicamente ed economicamente accettabili.

L’otto gennaio 1918, ad esempio, Woodrow Wilson pubblicò una dichiarazione in quattordici punti, in cui sosteneva che la guerra e l’intervento americano erano la causa morale che spingeva a promuovere la pace in Europa dopo la prima guerra mondiale, e questa fu la ragione principale per cui la Germania chiese il trattato di pace. Col senno di poi, sappiamo che l’intervento americano servì ad impedire la negoziazione di un accordo che avrebbe reso impossibile alle banche francesi e britanniche la restituzione dei prestiti massicci contratti con le banche americane. Questo avrebbe mandato in bancarotta le principali banche del tempo.

Una volta terminata la guerra, tutte quelle belle parole sulla libertà, l’autodeterminazione e la sicurezza democratica si dissolsero con l’approvazione del Trattato di Versailles, forse uno dei trattati di pace più ingiusti e vendicativi mai imposti ad una parte sconfitta. L’impero austro-ungarico fu distrutto ad eccezione delle attuali Austria e Germania, che furono private di una grossa fetta di territorio e assoggettate ad un debito di guerra vendicativo e impossibile da pagare, di dimensioni paragonabili all’attuale debito pubblico americano. L’aspetto triste è che il trattato suscitò l’ira della popolazione e quel caos economico che alla fine portarono Hitler al potere, mettendo le basi per la seconda guerra mondiale.

Qual’è la Prossima Mossa della Russia?

Esperti americani parlano di una possibile rappresaglia di Putin, che potrebbe invadere l’Ucraina. Perché? Tolte le risorse agricole, che possono essere comprate sul mercato, l’Ucraina è un paese fallito con una lunga storia di governi falliti. Il paese è diventato una pedina nella battaglia tra est e ovest, e la sua popolazione ha già sofferto tanto. La Russia potrebbe intervenire in Europa orientale per proteggere le aree di lingua russa. Potrebbe decidere di patire ulteriori conseguenze economiche per aprire un passaggio terrestre con la Crimea, ma l’opzione militare appare limitatissima e, nel migliore dei casi, controproducente.

Se dovesse scoppiare la guerra tra gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Unione Europea da una parte, e Russia e Cina dall’altra, non vincerebbe nessuno. Le conseguenze sarebbero così spaventose che è meglio non parlarne. Ma la Russia ha un asso nella manica che potrebbe farle vincere la battaglia finanziaria ed economica attualmente in corso.

Il primo passo è l’unione con la Cina per dar vita ad una unione monetaria basata sull’oro, il petrolio e le risorse naturali, e in alternativa al modello democratico basato sul debito attuato da Wall Street, il cartello delle banche centrali e l’egoismo dei politici. Il fatto è che nel lungo termine non si genera prosperità, non si migliorano gli standard di vita con montagne di debiti da scaricare sulle generazioni future.

Washington ha distrutto ogni paradiso fiscale, ogni traccia di riservatezza personale e finanziaria in tutto il mondo perché è alla ricerca disperata di gettito fiscale. Ogni paradiso fiscale, compresa la Svizzera, si è arreso perché contro gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Unione Europea non ha speranze. Gli Stati Uniti intendono trasformare la Russia in un paria tagliandolo fuori dal commercio, il trasferimento di fondi, le attività bancarie e il mercato occidentale del credito. Non si fermeranno finché Putin non sarà detronizzato e la Russia non avrà abbassato il capo diventando un sostenitore del nuovo ordine mondiale. E dopo la Russia sarà la volta della Cina. Dunque, una unione monetaria potrebbe fornire alla Russia il supporto necessario a garantire contemporaneamente l’indipendenza e l’autodeterminazione della Cina.

Sul fronte finanziario la Russia dovrebbe agire in senso offensivo più che difensivo, creando aree esentasse per le aziende e a bassa tassazione sul reddito per gli individui così da dare il benvenuto ad imprese, personalità di successo e imprenditori, invitandoli a trasferirsi e creare posti di lavoro e prosperità. Il modello Hong Kong funziona così e crea ricchezza nel settore dei servizi con il libero mercato. Per vincere, la Russia ha bisogno di andare oltre un’economia basata sulle risorse naturali.

La Russia ha bisogno di ampliare popolazione e classe media. Dovrebbe offrire residenza e cittadinanza a uomini di successo, dare il benvenuto ad attività imprenditoriali, imprese e così via. E, in aggiunta a ciò, una ragionevole riservatezza finanziaria e imprenditoriale che accompagni i benefici di una bassa tassazione.

Il Canada, il paese in cui attualmente vivo e lavoro, offre residenza permanente e cittadinanza a centinaia di migliaia di stranieri che vogliono venire a lavorare qui, e benefici fiscali alle aziende.

La Russia può e deve fare lo stesso. Certo dovrà apparire molto convincente, visto che la Russia non ha la stessa tradizione, in termini di supremazia della legge, sicurezza e pace, che ha il Canada. Dovrebbe prendere in considerazione zone con un clima temperato come la Crimea, l’area attorno al Mar Nero e magari anche Kaliningrad, a nord, praticamente nell’Unione Europea.

Nel ventunesimo secolo, il libero mercato, normative e tasse minime sono la soluzione alle aggressioni militari, l’alternativa agli imperi carichi di debiti e affamati di risorse. Putin ha espresso benissimo il concetto in una conferenza stampa della settimana scorsa.

“Non lasceranno in pace [l’orso russo]. Cercheranno sempre di metterlo in catene. E una volta incatenato, gli toglieranno i denti e le unghie. In parole attuali, il deterrente nucleare. A questo punto [l’orso russo] non servirà più a nessuno. Lo impaglieranno. E cominceranno a mettere le mani sulla sua Taiga (la foresta siberiana). Abbiamo sentito rappresentanti occidentali dire che la Siberia non dovrebbe essere in mani russe.” ~ Vladimir Putin

Questo è il momento di tirare fuori l’asso dalla manica. La Russia può vincere la guerra finanziaria ed economica scatenata contro di lei, ma non giocando a poker con i soliti bari. Putin deve mostrare al mondo che la Russia è un degno leader del ventunesimo secolo, pacifico e competitivo. Può farlo sfruttando le debolezze dell’occidente, come il debito, la moneta e le sue banche. Sfruttando le loro stesse armi, potrà evitare la resa e la schiavitù a se stessa e al resto del mondo.

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3 thoughts on “L’Asso nella Manica di Putin

    • Credo che Solzenicyn nel suo Duecento anni insieme ha gettato una luce sia sul passato che il futuro della Russia. I pronipoti degli ex gerarchi sovietici, residenti di New York, Miami, o Los Angeles, vogliono indietro il paese dei loro antenati fuggiti.

  1. Rimanendo in tema, aggiungo una frase di Solzhenitsyn detta a Harvard nel 1978.

    “Il pensiero occidentale si è sistematicamente rifiutato di riconoscere l’originalità della Russia ed è per questo che non l’ha mai capita, così come continua a non capirla ancora oggi, durante la cattività comunista.”

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