Gerald Celente e le Tendenze del 2015


[Estratto da un’intervista di Anthony Wile a Gerald Celente. Originale pubblicato su The Daily Bell il 28 dicembre 2014 con il titolo Gerald Celente: Threatening Western Freedoms With Trans-Pacific/Atlantic Treaties. Traduzione di Enrico Sanna.]

Gerald Celente

Daily Bell: Grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo in questa indaffarata stagione festiva. Parliamo del tuo Top Trends for 2015. Tu parli di “banchismo” e dici che questo sta rapidamente diventando il sistema economico dominante. Cosa significa?

Gerald Celente: È molto chiaro. Non è più capitalismo. Capitalismo significa che non ci sono imprese troppo grandi per fallire, ma oggi le banche sono considerate troppo grandi per fallire. Sono le banche che dirigono lo spettacolo, e non solo negli Stati Uniti ma anche dalle tue parti. Il Dow Jones, ad esempio, è andato a picco agli inizi di dicembre e poi ha toccato nuovi massimi alla fine dell’anno. Perché? Perché la banca centrale, la Federal Reserve, ha detto che manterrà bassi i tassi di interesse. Invece di dire avere pazienza, hanno usato l’espressione “essere pazienti”. È dal 2006 che non aumentano i tassi. Sono le banche che controllano l’economia, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Guarda la Banca Centrale Europea e vedi che anche lì è la stessa cosa. Hanno tassi di interesse negativi. Negli Stati Uniti c’è stato un giro di alleggerimento quantitativo, e per il 2015 vediamo che anche la Banca Centrale Europea vuole comprare non solo bond governativi, ma molto probabilmente anche bond delle imprese.

Allora, sì, comandano le banche. Tra parentesi, durante la gran parte delle elezioni presidenziali del diciannovesimo secolo in America il tema era il no ad una banca centrale che avesse il potere di controllare e stampare la moneta; ma poi ecco che agli inizi del ventesimo secolo arriva la Federal Reserve, la banca centrale privata. E così il banchismo ha preso il posto del capitalismo. Con le banche, nessuna impresa emerge o scompare per ragioni interne. Sono loro a decidere. Sono state quattro parole a fare tutto: troppo grande per fallire. L’articolo [del Trends Journal] è scritto da Nomi Prins, che ha scritto quel libro grandioso e perspicace che è All The Presidents Men. Questa è solo una panoramica di quello che uscirà sul Trends Journal.

Daily Bell: Parliamo di un’altra tendenza: inflazione e deflazione. Tu vedi una tendenza deflazionaria per il 2015, vero?

Gerald Celente: Io non ho mai pensato che la stampa di dollari avrebbe causato inflazione perché è collegata ad altre tendenze che ora vediamo, come la guerra dei prezzi. Le quotazioni di petrolio e gas naturale continuano a calare. Nel 2014 hanno subito grossi colpi. La questione va oltre la domanda e l’offerta: troppa offerta e una domanda in calo. Non è solo petrolio: è anche grano, è rame. Oggi in Cina puoi comprare una tonnellata di ferro per l’edilizia e pagarla meno di una tonnellata di cavoli.

Ma se sei russo e hai i rubli, fare l’acquisto ti costa il doppio. Non perché il prezzo sia salito. In realtà, il prezzo è calato. È la moneta che è stata svalutata. Lo vedo sempre più spesso: non un’inflazione da domanda e offerta, ma un’inflazione da svalutazione. Se tu fossi russo lo capiresti immediatamente. Se tu sei pagato in rubli e vivi negli Stati Uniti o in Canada, vedi i tuoi introiti dimezzarsi. Ma il prezzo di ogni cosa non è aumentato di tanto. In alcuni settori, i prezzi dei prodotti sono calati ma tu paghi il doppio. È una deflazione dei prezzi e allo stesso tempo un’inflazione dei costi a causa della svalutazione dei redditi e della moneta.

Daily Bell: Parte di questa deflazione dei prezzi, ad esempio quella che riguarda il petrolio saudita, è artificiale? Esistono altre situazioni simili?

Gerald Celente: A mio parere non è artificiale. Come ho detto, basta guardare le quotazioni delle materie prime per vedere che molte sono ai minimi da cinque anni a causa del calo della domanda. Se americani e europei non comprano, Cina, Indonesia, Vietnam, Bangladesh, tutti questi paesi a manodopera a basso costo, non producono. E se loro non producono, Canada, India, Cile, Brasile, paesi che hanno risorse, non vendono perché la domanda è insufficiente. È per questo che calano le quotazioni delle materie prime. È la domanda.

Dunque non credo che le quotazioni del petrolio siano manipolate dai sauditi. Tengono basse le quotazioni per sconfiggere la concorrenza? Loro hanno detto di sì. È una strada realistica? Non lo so, ma so che Rio Tinto in Australia continua a produrre e vendere sempre più minerale di ferro per sbarazzarsi dei produttori marginali che rappresentano la concorrenza. Funzionerà nel lungo termine? Ne dubito. Alla fine colpirà tutti, secondo me. Ecco perché non penso che ci sia una cospirazione saudita. Credo più ad una strategia malaccorta.

Daily Bell: Tu parli di un’emersione delle energie alternative e di una graduale sostituzione dei combustibili fossili come tendenza per il 2015. Scrivi che il 2015 segnerà l’inizio della fine per i combustibili fossili. Parole forti. Puoi dire di più?

Gerald Celente: Noi non le chiamiamo più alternative. Le chiamiamo dominanti. Ironicamente, le quotazioni dei combustibili fossili stanno andando giù proprio mentre le alternative arrivano sul mercato, e di questo non si parla molto. Il nostro caporedattore scientifico, Ben Davis, è tra i migliori a livello nazionale, se non mondiale. Vediamo oggi uno scenario molto simile a quello visto in altre epoche storiche. Da Giulio Cesare a Grover Cleveland, imperatori, presidenti e primi ministri andavano all’inaugurazione o all’incoronazione con il calesse. Improvvisamente tutto è cambiato e il mezzo di trasporto alternativo è diventato l’automobile. Lo stesso è accaduto con la ghiacciaia e il frigorifero, o la candela e la lampadina.

Noi siamo ad un punto di svolta. Non è solo idroelettrico, uranio o torio, ma molto di più, come il solare e le biomasse, che sta per prendere il posto dei combustibili fossili. E ironicamente tutto questo accade mentre le quotazioni dei combustibili fossili sono sotto attacco. Questo è solo un accenno, i dettagli sono su Trends Journal.

Tra l’altro, abbiamo appena tenuto una conferenza sulle principali tendenze del 2015 nella parte coloniale di Kingston, dove abbiamo la sede. È stato ripreso tutto, e chi lo vuole può comprare la conferenza in DVD. Ben Davis, il nostro caporedattore scientifico ha parlato della questione in dettaglio. Oltre che nel Trends Journal, anche nella conferenza si parla approfonditamente di queste energie alternative e degli effetti che avranno non solo sui prezzi ma su tutta l’economia.

Pensa agli effetti sul Venezuela, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Pensi che gli Stati Uniti avrebbero una politica per il Medio Oriente se il petrolio non fosse la priorità? Le implicazioni vanno molto oltre l’economia e l’industria. C’è tutta una questione geopolitica. Ancora una volta, non è solo la storia che cambia direzione. Dopotutto, le guerre per le risorse ci sono sempre state. In passato, c’era la guerra per le spezie. Oggi si combatte per i combustibili fossili. Un giorno, quando prenderanno piede queste nuove fonti di energia, i combustibili fossili diventeranno irrilevanti come le spezie. Pensare di entrare nel primo quarto del ventunesimo secolo con i combustibili fossili è in sé un’idea fossile.

Daily Bell: Tu sei preoccupato per l’Accordo Trans-Pacifico. Puoi spiegare perché? Con questo accordo, scrivi, a dominare saranno le multinazionali.

Gerald Celente: Stanno spacciando l’Accordo Trans-Pacifico e il suo omologo europeo, il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, per una questione commerciale, cosa che non è. È un assalto delle multinazionali. Si stima che pochissime, davvero pochissime, pagine di questi accordi abbiano a che fare con il commercio.

Certo, non conosciamo i dettagli perché noi, noi popolo, nel paese esportatore della democrazia e faro della libertà, non possiamo dare un’occhiata. Neanche i parlamentari possono. Ci lavorano sopra solo le multinazionali. Il risultato è che i diritti sovrani delle nazioni vengono eliminati e sostituiti da leggi e regolamenti multinazionali. Le multinazionali diventano i governanti del nostro paese. Non solo in termini commerciali, ma anche in termini di diritti sovrani elementari come la libertà di parola.

È un assalto multinazionale a tutti i livelli e riguarderà probabilmente due terzi della popolazione mondiale.

Daily Bell: Come reagiranno questi miliardi di persone? Vedi una qualche reazione efficace?

Gerald Celente: Non negli Stati Uniti o nel Nord America. In Europa sì. C’è stato un incontro a Bruxelles e diverse migliaia di persone hanno manifestato contro, e altre manifestazioni contrarie si sono avute in tutta Europa. Ma in Nord America i giornali ne parlano raramente, e il grosso della popolazione non sa neanche cosa sia. Ad un certo punto ci sarà una risposta draconiana. Tornando alla questione del banchismo, di questo che non è capitalismo e sicuramente neanche democrazia, quando la protesta arriverà negli Stati Uniti la cosa sarà approvata in fretta e furia dal Congresso, senza alcun dibattito. Nessuno la leggerà. Voteranno sì e basta, come in ogni dittatura che si rispetti.

Daily Bell: Per il 2015 vedi guerra e poi guerra. Puoi dire di più?

Gerald Celente: Studiando gli eventi mondiali, ho notato che quando ogni opzione fallisce ti mandano alla guerra. Noi stiamo arrivano a quel punto. L’economia globale sta crollando. La bolla immobiliare cinese è scoppiata. In Europa, l’Italia e altri paesi sono nuovamente in recessione. Per il 2015 in Germania si prevede un altro rallentamento della crescita. La crescita della Cina è ai livelli degli anni novanta, o forse molto peggio. Si stima che ci siano 70 milioni di appartamenti di lusso invenduti: sono state costruite intere città vuote. Hanno spinto su l’economia alla maniera banchista, scaricando denaro a basso costo nel sistema.

Questo è quello che si vede: le tensioni crescono mentre l’economia crolla. Quanto all’occidente, cosa fanno? Hanno imposto sanzioni pesanti alla Russia. La Russia ha un grosso volume commerciale con l’Europa. E loro fermano il commercio in un momento in cui le economie di entrambe le parti stanno rallentando. Ho citato le quotazioni del petrolio. Pensi che non ci saranno rivoluzioni in Venezuela o Bahrein, o in paesi che dipendono dalle materie prime come l’Angola, il Congo, la Nigeria, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita? Presto in questi paesi scoppieranno tumulti. Hanno tenuto su le loro economie grazie alla domanda forte di paesi come la Cina l’Indonesia e di altri che avevano bisogno del petrolio per creare la propria prosperità economica. Ma ora che l’occidente e l’Europa comprano meno, e che, come ho detto, loro guadagnano meno, per forza i tumulti cresceranno.

La più grande minaccia per il governo cinese non è il Giappone, né gli Stati Uniti, e certamente neanche il Vietnam o le Filippine, con cui hanno dispute su alcune isole. La vera minaccia è molto più grande. È la popolazione. 1,2 miliardi di cinesi che vanno tenuti contenti. Questo è il problema più grande. C’erano rapporti, che adesso hanno bloccato, che parlavano di 24.000 rivolte e dimostrazioni in un solo anno. Questo in un periodo tranquillo. Adesso non pubblicano più rapporti. Ecco perché così tanto denaro lascia la Cina. Hanno comprato il Waldorf Astoria per due miliardi di dollari. Stanno costruendo un canale in Nicaragua. Stanno comprando… fai un salto a Vancouver e vedi con i tuoi occhi. Tra le tendenze principali del 2014 c’erano queste città che spuntavano come funghi. Ora gli investimenti intelligenti scappano.

Insomma, quando si provoca una guerra saltano fuori tutti questi disordini in tutto il mondo. Ora gli Stati Uniti, nonostante le ultime bugie di Obama… Tra parentesi, io sono ateo politico. Ricordo le bugie di George Bush, che ci spinse alla guerra in Iraq con la storia delle armi di distruzione di massa e dei legami di Saddam con al Qaeda, o Obama che dice che dobbiamo tornare in Iraq per salvare gli Yazidis sulle montagne, che è una missione umanitaria. E per tornare all’argomento, oggi ci ritroviamo con 1.400 attacchi aerei, 2.000 soldati e un miliardo di dollari già speso. Stiamo bombardando la Siria. E pensi che tutto questo non si allargherà?

E l’Ucraina ha già annunciato l’intenzione di unirsi alla Nato. Sarebbe come se la Russia facesse un’alleanza con il Canada, con i missili puntati sugli Stati Uniti e le truppe lungo il confine. Stiamo andando incontro alla guerra. Abbiamo questi pazzi, e queste pazze, che spingono per la guerra.

Far scattare una guerra è facile. Guarda il teatrino che hanno messo su a proposito della Corea del Nord e come tutti bevono la storia. Però vai sul web e trovi un sacco di persone esperte dicono che tutta questa roba, il fatto che è stata la Corea del Nord, è tutta una stronzata: non c’è nessuna prova. Ma non c’era nessuna prova neanche riguardo le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, eppure hanno ucciso più di un milione di persone, hanno speso più di mille miliardi e hanno distrutto un intero paese. Con la propaganda si fanno affari. Investi poco, dici qualche stupidata e hai risultati grandiosi. Questo è quello che stanno facendo, e ci stanno portando alla guerra. Ed è una propaganda facile.

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