Mo’ Basta!


Dopo aver manifestato per la libertà di parola, la Francia stronca la libertà di parola

[Di Daniel McAdams. Originale pubblicato il 14 gennaio 2015 su Ron Paul Institute con il titolo After Free Speech Rally, France Cracks Down on Free Speech. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Non c’è voluto poi molto. Appena tre giorni dopo che il governo francese ha ospitato dozzine di leader stranieri in una “manifestazione unita” in difesa della libertà di parola sulla scia dell’attentato contro la rivista Charlie Hebdo, ecco che le autorità francesi cominciano ad arrestare i loro cittadini che esercitano il loro diritto di libertà di parola.

Secondo i notiziari, più di cinquanta cittadini francesi sono stati arrestati oggi con l’accusa di aver fatto uso di linguaggio offensivo, lo stesso genere di linguaggio che era il marchio di fabbrica della rivista Charlie Hebdo.

Nessuno degli arrestati è stato accusato di legami con il terrorismo, o di qualche altro crimine reale. Rischiano fino a sette ani di galera per aver detto parole che, secondo le autorità francesi, sono una giustificazione dell’attentato o sono antisemite.

Le nuove direttive emanate dal ministero della giustizia hanno fornito la base legale per l’arresto di quelli che sono stati definiti “fiancheggiatori” dell’attentato o persone che hanno espresso sentimenti razzisti o antisemiti. L’arresto per sentimenti antimusulmani non è previsto dalle nuove direttive, e questo nonostante dal giorno dell’attentato ci sia stata una drammatica impennata nelle aggressioni reali contro i musulmani francesi. Il ministero della giustizia ha detto che le nuove misure sono necessarie per proteggere la libertà di espressione.

Tra le persone arrestate c’è il polemico comico francese Dieudonné M’bala M’bala, accusato di essere un “apologo del terrorismo”. Dieudonné rischia la galera per aver pubblicato una foto su Facebook con cui prendeva in giro la “manifestazione unita” di domenica. A quanto pare, esercitare il diritto della libertà di parola per prendere in giro il governo francese mentre celebra la libertà di parola è un crimine.

Da tempo, il governo francese ha bandito gli spettacoli di Dieudonné per via delle sue battute irriverenti, anche quando le autorità celebrano le battute irriverenti di Charlie Hebdo.

Le persone arrestate per essersi serviti della propria libertà di parola sono accusate sulla base delle “misure speciali” approvate dopo l’attentato, misure che prevedono il processo per direttissima dell’accusato. Circa 130.000 tra militari e agenti di sicurezza sono stati spiegati per le strade della Francia, con l’ordine di tenere d’occhio soprattutto quegli incidenti che potrebbero sfociare in violenze contro la polizia.

Taciuto dai media è il fatto che Charlie Hebdo da molto tempo ha legami con il partito comunista francese. Dopo l’attentato, ha spostato la redazione negli uffici di Libération, un quotidiano francese le cui origini risalgono al maggio del sessantotto ispirato dal partito comunista. Uno dei suoi vignettisti più famosi, Stéphane Charbonnier (“Charb”), è stato per molto tempo un membro del partito comunista francese. Attualmente, il giornale è considerato “di sinistra” ed è controllato da Edouard de Rothschild della famosa famiglia di banchieri internazionali, per chi volesse trarne qualche teoria del complotto.

Conclusione: Francia e Europa soffocano in una nuvola tossica di ipocrisia.

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