Vignette Vietate in Francia


L’affaire Charlie Hebdo e il colonialismo occidentale

[Di John V. Walsh. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 14 gennaio 2015 con il titolo The Cartoons Outlawed in France. Traduzione di Enrico Sanna.]

hollande

Per capire l’attentato della settimana scorsa contro Charlie Hebdo a Parigi, basta semplicemente capovolgere il mantra di George W. Bush del 2005, “Stiamo combattendo i terroristi all’estero così non dobbiamo affrontarli qui”, trasformandolo in: “Fintanto che noi li massacriamo a milioni all’estero, loro continueranno ad attaccarci qui”.

In altri termini, questo è un altro esempio delle conseguenze impreviste delle azioni americane, come nota Ron Paul nel suo intelligente articolo “Lessons From Paris”. Dice Paul, tra le altre cose: “I due attentatori di Parigi, a quanto dicono, avevano passato l’estate in Siria a combattere con i ribelli che cercano di rovesciare il presidente Assad. … Ma sono quasi quattro anni che Francia e Stati Uniti addestrano ed equipaggiano combattenti stranieri da infiltrare in Siria per rovesciare Assad! In altre parole, per quanto riguarda la Siria i due attentatori di Parigi stavano dalla ‘nostra’ parte. Magari in Siria hanno anche usato armi francesi o americane.”

Per capire le dimensioni della barbarie neocoloniale in Medio Oriente  portata avanti dall’America e dai suoi alleati, è bene iniziare facendo un elenco degli attacchi recenti. Un resoconto parziale si trova in “Destructive Western Mideast Policy Makes Radicals” (La Politica Occidentale Distruttiva Crea Estremisti. es) di Muhammad Sahimi. Alla fine del saggio, Sahimi dice: “Le cose non miglioreranno finché gli abusi del dominio occidentale sul mondo islamico formeranno il terreno fertile per crescere chierici e predicatori estremisti musulmani che interpretano in senso reazionario l’Islam, di per sé una religione di pace e perdono.” Le uccisioni di Parigi, per quanto orribili, sono solo una puntura di zanzara paragonate alla devastazione che l’occidente ha portato nel mondo musulmano, e in gran parte del pianeta, con il colonialismo e il neocolonialismo che in questi ultimi secoli stanno portando umiliazione, genocidi e povertà assoluta su interi continenti… e che continuano la loro opera.

Qual’è stata la risposta occidentale all’attentato di Parigi? A cosa puntano i sostenitori dell’Impero dopo questa vendetta contro il neocolonialismo occidentale sul mondo arabo e musulmano? Con disprezzo totale per la storia e il contesto, ci sono opinionisti che parlano di libertà di espressione come tema centrale. Libertà di espressione in Francia, dove “negare” l’olocausto degli ebrei europei è un crimine. Dove basta una battuta antisemitica in un bistro per finire nei guai, perdere il lavoro ed essere multati. Dove un commento distratto, giudicato antisemitico, è costato il lavoro ad un articolista di Charlie Hebdo. Dove il predecessore di Charlie Hebdo, Hari-Kiri Hebdo, decenni fa fu chiuso d’autorità per una critica contro Charles De Gaulle, subito dopo la sua morte, e per questo rinacque con il nome Charlie Hebdo. E dove gli insulti antiislamici sui mass media sono i benvenuti.

La risposta più efficace a tutto questo berciare di attacchi alla libertà di stampa è venuta da Glenn Greenwald e il suo articolo intitolato “In Solidarity With A Free Press. Some More Blasphemous Cartoons.” (In Solidarietà con una Stampa Libera. Ecco Altre Vignette Blasfeme. es). L’articolo è accompagnato da una selezione di vignette di odio antiislamico che a loro tempo hanno abbellito le pagine di Charlie, in aggiunta ad altre che in Francia e in altre parti d’occidente sarebbero considerate criminali. Scorrete la pagina fino in fondo. L’articolo dovrebbe diventare virale: viste in sequenza, le vignette denunciano l’ipocrisia degli opinionisti occidentali e dei loro padroni. Disapprovano alcune vignette ma non altre (le prime due), quando uno dovrebbe disapprovarle tutte tranne le ultime otto del vignettista brasiliano Latuff. Leggete, guardate e riflettete. L’occidente sarebbe terrorizzato all’idea di pubblicare questo articolo, irto com’è di spine che potrebbero far scoppiare il pallone gonfiato della sua ipocrisia.

E allora avanti con la grande marcia di domenica a Parigi, una marcia che Justin Raimondo chiama giustamente La Marcia degli Ipocriti. Come nota Raimondo, questa ipocrisia ha molte dimensioni, ma quella che più merita il ridicolo è forse costituita dai precedenti odiosi che gran parte dei “leader mondiali” presenti alla marcia possono vantare in tema di libertà di stampa. Daniel Wickham, uno studente della London School of Economics, ha messo su un elenco incompleto delle loro violenze contro la stampa e lo ha intitolato: These ‘staunch defenders’ of the free press are attending today’s solidarity rally in Paris (Questi sono gli ‘strenui difensori’ della stampa libera che oggi partecipano al raduno di solidarietà a Parigi. es).

Le conseguenze dell’affaire Charlie Hebdo sono fin troppo certe. Si rafforzerà la voce di chi invoca nuovi interventi militari dell’Impero in Medio Oriente. Il presidente dello stato maggiore congiunto, il generale Martin Dempsey, in un’intervista pubblicata su Fox, ha detto molto chiaramente che “noi” dovremmo fare “di più”. Ha parlato di un grande arco terroristico che va dal Pakistan alla Nigeria, e forse anche oltre, in cui gli Stati Uniti dovrebbero intensificare le operazioni e la vigilanza. Quasi sorrideva soddisfatto. Sicuramente arriveranno più soldi a lui e all’intero complesso militare-industriale-politico. Dempsey ha avvertito che “noi” stiamo già facendo “molto” ma che l’ordine del giorno è fare “di più”. Anche il capo dell’Nsa ha chiesto a gran voce “di più”. Per spiare tutti noi, cari lettori. Quando questi potentati imperiali parlano mi sembra quasi di sentire le grida di dolore dei musulmani che stanno per essere sottoposti a nuovi attacchi, a nuovi spargimenti di sangue in quel grande “arco” che Dempsey, con l’acquolina in bocca, non vede l’ora di “pattugliare”.

Ma questa potrebbe essere la fine dell’Impero. Gli Stati Uniti, già ubriachi di arroganza imperiale per essersi spinti troppo in là, ora vengono pungolati fino alla pazzia dal suo stato clientelare, lo stato razzista di Israele, di per sé un insediamento coloniale europeo. Ecco dunque che gli Stati Uniti sono sempre più invischiati nella melma del Medio Oriente. Questo servirà a dare spazio d’azione alla Russia, alla Cina e al resto del mondo, che così potranno crescere e affermare la propria indipendenza dall’Impero. Il grande crimine è il fatto che le popolazioni del Medio Oriente subiscono il grosso dei colpi dell’Impero. Il nostro compito in occidente consiste nel tirare via gli Stati Uniti dal Medio Oriente e mettere fine alle sue infinite guerre economico-militari in tutto il pianeta. Come notato da Gorbaciov e altri, l’alternativa è infallibilmente la terza guerra mondiale.

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