Fuga, Cattura e Prigionia dei Cervelli


[Di Wendy McElroy. Originale pubblicato su The Daily Bell il primo gennaio 2015 con il titolo The Brain Drain, Gain and Retain. Traduzione di Enrico Sanna.]

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L’America sta rendendo l’emigrazione sempre più difficile e costosa. L’anno scorso, ad esempio, il prezzo della rinuncia della cittadinanza è salito di oltre il 400%, da 450 a 2.350 dollari. Per quanto riguarda quelli che semplicemente scelgono di andarsene, c’è un sistema fiscale invasivo che arriva anche all’estero. Gli espatriati stanno diventando paria, hanno difficoltà a vivere perché servizi di base, come un conto bancario, sono difficili da ottenere.

Le ragioni che portano lentamente ma inesorabilmente alla chiusura delle frontiere non ricevono sufficiente attenzione.

La ricchezza di una nazione è la sua popolazione. Questo fatto è drammaticamente evidente quando la nazione cerca di impedire la fuga di quel capitale umano conosciuto come “i cervelli”. Il termine non si riferisce agli emigranti in generale ma alle persone capaci, giovani e ricche che sono la parte necessaria alla salute di una società. Quando la nazione non riesce a trattenere le persone offrendo loro ‘beni’, come libertà e opportunità, allora li trattiene in senso fisico. Ma chi ha la possibilità di andare via lo fa.

Le barriere erette contro l’emigrazione servono diversi propositi, secondo la loro forma e il loro contenuto. Alcune depredano le persone produttive di tutto quello che può essere depredato prima di lasciarle andare lontano dalle grinfie. Altre mirano a trattenere le persone capaci e di talento che in un primo tempo erano state attirate dalla possibilità di successo.

Fuga e Cattura di Cervelli

Il termine “fuga di cervelli” è diventato di moda dopo la seconda guerra mondiale, quando scienziati ed esperti vari scapparono da quel cumulo di macerie che era l’Europa. Le loro destinazioni preferite erano i paesi vittoriosi di lingua inglese che allora, si diceva, stavano “catturando cervelli”. Questo è importante per capire come mai l’America finora è stata relativamente più preoccupata di perdere capitale tassabile che capitale umano. Il punto critico si raggiunge quando un certo numero di persone produttive lascia il paese.

L’impatto di questa fuga e cattura di cervelli è illustrato drammaticamente nel film Uomini Veri ricavato da un libro di Tom Wolfe del 1979. Il film parla dell’addestramento degli astronauti negli anni cinquanta, ma lo sviluppo del programma spaziale americano e la sua rivalità con l’Unione Sovietica sono un altro tema. Gli scienziati tedeschi erano a tal punto parte integrante del programma missilistico americano che il loro legame con il nazismo fu dimenticato. I russi erano peggio: andarono a fare razzia di talenti tedeschi, ed alcuni esperti furono costretti di fatto ai lavori forzati in una città sigillata.

La scena di Uomini Veri? Uno scienziato tedesco (Werner von Braun) cerca di rassicurare i politici americani, sconcertati perché l’Unione Sovietica è arrivata per prima nello spazio (Sputnik, 1957). Nel film, Braun li tranquillizza dicendo: “I nostri tedeschi sono meglio dei loro.” Vera o no, la frase cattura la straordinaria importanza del capitale umano.

Metodi Comunemente Usati per Frenare la Mobilità di chi È Produttivo

Questi esempi non sono esaurienti né si escludono a vicenda.

La Tassa sull’Espatrio diventò operativa (nel 1931, retroattiva) in risposta alla fuga di capitali dalla Germania durante la Grande Depressione. Quando poi fu applicata a quegli ebrei giudicati indesiderati, la misura ‘temporanea’ diventò un’estorsione. Innalzare il prezzo dell’uscita serviva, tra le altre cose, a scoraggiare la ‘partenza antipatriottica’ di cittadini dotati di abilità e capacità.

Altro modo di impedire la mobilità consiste nel convertirla da diritto umano a privilegio concesso dallo stato. Solitamente, lo stato richiede un passaporto o un altro permesso per passare il confine. La domanda è: “Quanto è difficile ottenere un permesso dallo stato?” Le peggiori tirannie, come la Corea del Nord, limitano il permesso ad una piccola élite di persone che gode dei favori dello stato. In altri casi il permesso è concesso sotto condizione. I maschi finlandesi di età tra diciassette e trent’anni, ad esempio, devono dimostrare di aver fatto il servizio militare o di essere militesenti.

Poi c’è la chiusura delle frontiere con steccati, mura, zone di sicurezza e altre barriere fisiche. Queste frontiere sono solitamente pattugliate da poliziotti pesantemente armati, da agenti dell’immigrazione e della dogana intransigenti che vogliono sapere le ragioni per cui si va all’estero e vogliono vedere il biglietto di ritorno. Il simbolo più famoso di questo genere di controllo dell’emigrazione è forse il muro di Berlino (1961-89), che rinchiuse i tedeschi orientali per quasi tre decenni. Chi provava a scappare spesso veniva sparato.

C’è poi la politica interna, che scoraggia l’emigrazione dipingendola come un gesto antipatriottico degno solo di traditori ed egoisti. L’emigrazione è condannata in pubblico così da sottoporre i migranti alla pressione dei loro simili, accendere l’ostilità delle popolazioni non migranti e offrire ai politici la scusa per imporre ulteriori restrizioni. Le élite di governo hanno bisogno di demonizzare chi ha la faccia tosta di andarsene.

Ragioni per Trattenere i Cervelli

Di recente, il Venezuela ha fornito un esempio di come un paese totalitario solitamente affronta la diaspora dei cittadini di valore. Il 15 dicembre, un titolo del Panampost diceva: “La Fuga di Cervelli Venezuelani e lo Spettro delle Barriere all’Emigrazione. I Professionisti Più Istruiti Ostaggi della Rivoluzione Socialista?” Si stima che un milione di persone siano emigrate da quando Hugo Chávez ha assunto il potere (1999-2014), e dopo l’arrivo del suo successore designato, Nicolas Maduro, il fenomeno ha accelerato. Un alto tasso di criminalità violenta, controlli valutari stretti, proteste antigovernative brutalmente soppresse, carenza di generi di base… tutto ciò sta facendo scappare la parte più istruita della società, la classe media e gli imprenditori.

In risposta a ciò, il vicepresidente Jorge Arreaza ha dichiarato l’istruzione ricevuta dai venezuelani un privilegio garantito dallo stato, privilegio che deve essere ripagato. “Vogliamo lanciare l’allarme mobilità,” ha detto. “Il Venezuela soffre non solo la perdita di cervelli… ma anche perché vengono rubati.” Come dire che il cervello e il talento delle persone appartengono allo stato, non alle persone stesse.

La stessa idea la ritroviamo in altre circostanze. Nel 1972, l’Unione Sovietica approvò la “tassa sul diploma”, da imporre alle persone con un’istruzione superiore, e che arrivava a venti anni di salario, prima di ottenere il diritto di emigrare. Notoriamente, la tassa era applicata agli ebrei russi ed era giustificata come rimborso dell’istruzione ricevuta dallo stato. Quando Israele cominciò a pagare la tassa per conto di alcuni degli emigranti, l’Unione Sovietica fu accusata di “vendita di ebrei”.

Fu allora che l’America guidò una crociata globale definendo l’emigrazione dei cittadini sovietici “un diritto umano”, e subordinò lo status di “nazione favorita” della Russia all’apertura delle frontiere. Dopotutto, l’America era di gran lunga beneficiaria di questa migrazione di esperti. Come risultato, la tassa fu tolta ma al suo posto furono rapidamente erette altre barriere.

L’Impatto Prossimo sull’America

La muraglia, reale e metaforica, eretta attorno all’America ha effetti devastanti sulla libertà e la prosperità. L’intenzione è di trattenere capitale umano e finanziario. Ma questo fa crescere la probabilità che la parte produttiva vada via.

E taglia fuori una delle più grandi risorse dell’America: le persone produttive che nel corso degli anni sono immigrate da altre nazioni. Un articolo pubblicato recentemente sul Daily Reckoning illustrava i danni causati dalle restrizioni all’emigrazione e all’immigrazione. Citava l’avvocato tributario di Hong Kong Timothy Burns: “Quindici, vent’anni fa c’era la corsa ad assicurare la cittadinanza americana ai propri figli. Per poter accedere alle scuole americane, ad esempio. Ora invece vediamo l’opposto.” L’articolo cita anche un altro avvocato tributario, Andrew Mitchel, che dice: “Il mio consiglio, ad esempio ad un piccolo uomo d’affari all’estero, è di riflettere bene prima di prendere la cittadinanza americana. … Molte di queste persone non sanno cosa vuol dire avere a che fare con il fisco americano.”

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