I Consumatori non Spendono


Gli editorialisti di Bloomberg si grattano la testa davanti a questo mistero inspiegabile.

[A cura dello staff di The Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 13 marzo 2015 con il titolo Latest Mystery: Why Consumers Aren’t Spending. Traduzione di Enrico Sanna.]

numeri

Misteri dell’America: Nonostante l’esplosione di posti di lavoro, i consumatori non spendono… È un mistero: Rispetto al passato, più persone hanno un lavoro e denaro in più per via del basso prezzo della benzina, ma non comprano quanto ci si aspetterebbe. ~ Bloomberg

Tema Sociale Dominante: Sono tornati i tempi felici. Ma la gente ancora non lo capisce.

Analisi di Libero Mercato: Davvero non capiscono perché la gente non spende? I dati usati dai media tradizionali sono truccati e dunque le conclusioni ricavate da quei numeri sono errate.

Che quei dati siano errati non passa mai per la testa degli editorialisti di Bloomberg. Di recente, il capo della Gallup ha detto che i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono molto peggio di quanto non dica il governo. Ma pare che quell’articolo non sia passato per le scrivanie degli editorialisti di Bloomberg.

E così ci risiamo. L’ennesimo articolo che prende per buone le statistiche del governo e ha un concetto semplicistico dell’economia. Se metti dentro acqua, acqua esce. Gli opinionisti sono disorientati: dai numeri non viene il risultato corretto.

Ancora:

I dati governativi sulla spesa al dettaglio calano per il terzo mese consecutivo. Nello stesso periodo, le buste paga sono cresciute di 863.000 unità.

Come mostra questo grafico (mancante, es), in passato le vendite al dettaglio e le buste paga si muovevano assieme. La divergenza potrebbe generare una crescita economica inferiore se la solita affidabile tendenza a spendere degli americani dovesse scendere sotto i livelli del passato.

“La spesa, che contribuisce al pil, va molto più a rilento dei dati sull’impiego,” dice Neil Dutta, caposettore economia presso la  Renaissance Macro Research LLC. “Come fanno i dettaglianti ad assumere se le vendite calano? Perché dovrebbero allungare l’orario lavorativo se le vendite calano? Perché pagare di più?

Perché i dettaglianti dovrebbero assumere e allungare l’orario lavorativo se le vendite calano? Forse perché non è così? O forse, perlomeno, perché i dati governativi dipingono un’economia migliore della realtà?

Ci sono scusanti, ovviamente. Ben Herzon, economista di spicco presso la Macroeconomic Advisers LLC, pensa che il freddo di febbraio possa aver depresso la spesa. Pensa che la gente sia rimasta a casa a fare acquisti online… generando un picco delle vendite online delle dimensioni di un brufolo.

Herzon pensa anche che il calo della benzina abbia depresso le statistiche governative sulle vendite. Ovvero, l’attività economica è più grande di quanto non dicano i numeri. Allora marzo dovrebbe andare meglio di febbraio visto che il tempo è migliorato e la benzina è aumentata.

Herzon e altri credono genericamente nei dati governativi sull’occupazione. L’articolo cita alcune sue frasi: “La crescita delle buste paga è grandioso e sta generando tanto di quel reddito che in qualche modo dovrà essere speso … Altrimenti le nostre teorie sono errate.”

Chi si fida di questi numeri? L’anno scorso John Crudele ha pubblicato sul New York Post un lungo resoconto sulle manipolazioni del dipartimento del lavoro dal titolo “Il dipartimento del lavoro nasconde i dati dei sondaggi”.

Praticamente, l’articolo diceva che i dati raccolti dai sondaggisti governativi erano approssimati. I sondaggisti non facevano vere e proprie interviste casa per casa ma compilavano i rapporti con dati del passato, se non addirittura inventati.

Scrive:

La controversia è cominciata quando un dipendente della Census di Filadelfia, Julius Buckmon, è stato sorpreso a falsificare i sondaggi. E, fatto importantissimo, le sue malefatte erano coperte.

Peggio ancora, Buckmon ha detto di aver agito su indicazioni dei suoi supervisori.

Fonti di Census mi hanno detto che la falsificazione dei dati è pratica usuale. Visto che la Census fa sondaggi per varie agenzie governative, compreso il dipartimento della giustizia, il problema potrebbe essere più grande di quanto non si possa immaginare.

A metà dell’anno scorso ZeroHedge ha pubblicato un pezzo che citava l’articolo del Post ma aggiungendovi informazioni prese da ShadowStats, la ditta di ricerche che tenta di aggiustare i dati forniti dal governo americano usando formule proprietarie.

Eccolo qui:

La Federal Reserve vorrebbe farci credere che il tasso di disoccupazione americano da un massimo del 10% durante la recessione è piombato al 6,3% di oggi.

Secondo shadowstats.com, però, dati più comprensivi parlano di una disoccupazione ben oltre il 20%, in crescita continua dopo la fine dell’ultima recessione. E secondo i dati della Federal Reserve, la percentuale di americani in età lavorativa che hanno trovato un lavoro negli ultimi quattro anni è cresciuta appena…

Certo questo avveniva l’anno scorso. Forse quest’anno la situazione è migliorata. O forse i dati governativi sono più affidabili. Improbabile.

Un’altra spiegazione, assumendo che i numeri sull’impiego siano cresciuti, è che l’atteggiamento dei consumatori a sei anni dalla Grande Recessione è cambiato. La gente è conscia delle precarie condizioni finanziarie e non vuole spendere. Vuole risparmiare.

Ad ogni modo per noi non c’è nulla di misterioso. Probabilmente l’economia non va così bene come dice il governo. E i consumatori diffidano di una crescita che, come già in passato, potrebbe sgonfiarsi.

Conclusione:

Come biasimarli? I dati governativi dovrebbero come minimo essere trattati seguendo il vecchio detto: “Fidati ma verifica”.

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