Incomprensioni sulla Russia


[Di Stanislav. Originale pubblicato su Mat Rodina il 9 marzo 2015 con il titolo Getting Russia Wrong All the Way to War. Traduzione di Enrico Sanna.]

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“Qualunque cultura autonoma e profondamente radicata, soprattutto quando è diffusa in una larga parte della superficie terrestre, costituisce un mondo a sé, pieno di misteri e sorprese per l’uomo occidentale. Dobbiamo includere in questa categoria, come minimo, la Cina, l’India, il mondo musulmano e l’Africa; sempre che questi ultimi due si possano considerare, approssimativamente, come mondi omogenei. Da mille anni la Russia appartiene a questa categoria, ma il pensiero occidentale commette sistematicamente l’errore di negarle un carattere autonomo. Per questo non l’ha mai capita, e ancora oggi non capisce la Russia della cattività comunista.” ~ Aleksandr Solženicyn, Harvard, 1978

I politici americani in particolare, e quelli europei in generale, sono i più creduloni e ignoranti quanto a conoscenze fuori dai loro confini. Per loro la Russia è un enigma avvolto in un mistero… ma solo perché nessuno ha mai cercato di capire i russi e il loro modo di vedere il mondo.

Un fatto storico importante è che la Russia è un impero, unico nel suo genere, messo su per la propria difesa più che per l’offesa. Storicamente, non è la Russia ad iniziare una guerra, o una serie di guerre, anche se potrebbe colpire per prima in un confronto punteggiato da guerre. Fin dal battesimo al rito ortodosso, i leader russi hanno cercato in tutti i modi di evitare guerre con i propri vicini, anche se quasi sempre il tentativo è andato a vuoto. Allo stesso tempo, anche se non amiamo la guerra e nel rito ortodosso l’uccisione in combattimento è sempre un peccato perché non esiste l’eresia della giusta guerra, siamo molto bravi ad uccidere e distruggere. Un paradosso, ma è così.

Nell’estate del 1914, alla vigilia della guerra, lo zar Nicola II arrivò a fermare la mobilitazione, cercò di sbloccare la situazione usando il dialogo con Austria e Germania per convincerli ad evitare quella che sarebbe diventata la grande tragedia del ventesimo secolo.

Il problema dei politici occidentali, di oggi e di ieri, è che sono profondamente sciocchi, non capiscono la psiche russa, e con le loro mosse stanno trascinando il mondo nella terza guerra mondiale, consapevolmente o no. Proiettano la loro psiche sui russi.

Proiettano sugli altri una tipica mentalità da incentivazione negativa. Le società europea e americana si basano sull’aggressione costante delle nazioni vicine. Un’aggressione di questo tipo si basa su una credibile, grande forza di contrasto fatta di alleanze e blocchi, una cosa che genera paura della sconfitta e della riduzione dell’impegno militare… il vostro modo tipico di considerare il bilanciamento delle forze.

La Russia è un impero difensivo. La maggior parte delle guerre, o delle serie di guerre, non sono state iniziativa dei russi ma da nemici che hanno attaccato o hanno ammassato forze militari ai confini con la Russia. Dopo ottocento anni di aggressioni continue da parte degli europei, oggi la Russia non tollera ammassamenti ai confini, chiaro preludio ad un’invasione, né la creazione di grosse aree militarizzate come sarebbe una Ucraina dominata dai neoconservatori. A questo si aggiunge il fatto che i russi non abbandonano i russi, che siano tali etnicamente o culturalmente, e i loro alleati; al contrario di quello che accade nelle società anglosassoni, dove pugnalare alle spalle per trarre un vantaggio è considerato una pratica preziosa.

Questo approccio conduce ad una spirale. Ogni escalation da parte degli stranieri conduce ad un’analoga escalation russa, non il contrario. Il bilanciamento dei poteri non funziona quando la Russia sente minacciata la propria sopravvivenza. Una crescita dell’impegno militare nella speranza di costringere la Russia ad indietreggiare porterà all’effetto opposto: sentendosi minacciata, la Russia colpirà per prima e la guerra sarà totale.

Niente più di una mentalità da accerchiamento costringe la natura russa, solitamente individualista e caotica, a cristallizzarsi in una direzione precisa: la distruzione completa della minaccia e degli stati che l’hanno generata.

L’esercito russo è composto da un milione di uomini, ma esiste una riserva pronta di altri venti milioni e la capacità di mobilizzare altri quaranta milioni, o anche di più se si tiene conto delle donne soldato.

L’ultima volta le fabbriche furono lasciate alla gestione dei vecchi, dei bambini e delle donne. Oggi, con l’automazione massiccia, la fetta della società disponibile al combattimento è ancora più grande. La civiltà russa non è semplicemente una terra, ma un’idea o una filosofia, e questo genera una sorta di lealtà fanatica assoluta. È la lealtà ad una cultura che preferisce ritrarsi e lasciare temporaneamente il territorio al nemico, perché è così che, combinando l’azione con una guerra senza posa, si può annientare l’invasore, decimarlo direttamente nel territorio russo, prima di marciare verso la distruzione delle sue città e raderle al suolo per vendetta.

Gli europei potrebbero chiedere a qualche veterano di guerra tedesco o rumeno. A Mamal Kurgan, la collina più alta di Volgograd, un tempo Stalingrado, c’è un’area di 1,5 Km quadrati con 35.000 cadaveri identificati, metà dei quali tedeschi, prodotti in solo quattro mesi di combattimento. Più dei morti di entrambe le parti nello sbarco in Normandia. Durante la seconda guerra mondiale, moriva mediamente un soldato tedesco ogni trenta secondi. I feriti erano tre o quattro volte tanto.

Le forze attuali della Nato si esaurirebbero nel giro di tre o quattro mesi. Ci sarebbe quasi un milione e mezzo tra morti e feriti.

Sarebbe il collasso della Nato. I greci si rifiuterebbero di combattere. I serbi scatenerebbero una guerra nella guerra. I ciprioti si rifiuterebbero di combattere. Probabilmente anche i turchi si rifiuterebbero di andare a morire in una guerra che possono evitare. In Bulgaria ci sarebbe probabilmente una rivoluzione. Romania, Italia, Spagna e Portogallo non resisterebbero a lungo davanti ai morti prima di rovesciare i loro governi impopolari. Molto probabilmente sarà così anche in Francia. Gli Stati Uniti non potrebbero concentrare le forze senza abbandonare gli altri fronti, che a loro volta esploderebbero.

L’America potrebbe aprire un secondo fronte invadendo la Russia dall’estremo oriente. Ma oltre alla presa di Sakhalin, Vladivostok e Khabarovsk, che costerebbe centinaia di migliaia di vite, l’esercito americano dovrebbe marciare per 3.000 km solo per arrivare ai primi grossi campi petroliferi. Sarebbero costretti a coprire un’area più grande degli Stati Uniti in un ambiente ostile, sotto la minaccia del fuoco russo e dell’inverno siberiano, che dura otto mesi. L’elenco dei morti crescerebbe giornalmente. In altre parole, sarebbe solo una conquista territoriale, niente di temibile.

Se poi le cose dovessero mettersi male potrebbe intervenire la Cina, che sa di essere la prossima nella lista.

La realtà, per gli americani, i tedeschi e gli sciocchi polacchi, è che la Russia combatterà fino alla fine, non perché c’è Putin al potere, o perché abbiamo paura del nemico, ma perché l’amore per la Russia, la stessa idea della Russia, spingerà la resistenza, bene armata e addestrata, fino al fanatismo. Noi russi combattiamo a prescindere da chi siede sul trono, perché non combattiamo per il capo ma per Cristo e la Russia, la terra che Lui ci ha donato, la Terza Roma. E gli altri per cosa combatteranno?

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