Quanto È Islamico lo Stato Islamico?


Si dice che una lettura violenta del Corano sia alla base della violenza politica dello Stato Islamico. Ma non è così.

[Di Mehdi Hasan. Estratto parziale di un articolo pubblicato su newstatesman.com con il titolo Mehdi Hasan: How Islamic is Islamic State? Traduzione di Enrico Sanna.]

isis_1

Il Teologo

L’impresa forse più incredibile da parte dell’Isis non è la dimensione del territorio conquistato, ma il modo in cui è riuscito a compattare gli 1,6 miliardi diversi, e spesso divisi, musulmani contro di esso.

Che siano sciiti, sunniti, salafiti o sufiti, conservatori o progressisti, tutti i musulmani, in concerto con i loro leader, hanno condannato e denunciato pressocché all’unanimità l’Isis, e non solo perché non è islamico, ma anche perché è attivamente antiislamico.

Basta sentire le varie dichiarazioni di gruppi musulmani come l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che rappresenta 57 paesi (Isis “non ha niente a che vedere con l’Islam”); oppure la Società Islamica Nordamericana (Le azioni dell’Isis “non rappresentano affatto gli insegnamenti dell’Islam”); o ancora l’università al-Azhar del Cairo, la fonte di apprendimento più prestigiosa del mondo musulmano sunnita (L’Isis agisce “nascondendosi dietro la facciata di questa religione… nel tentativo di esportare il suo falso Islam”); o addirittura il Gran Mufti della salafita Arabia Saudita, Abdul Aziz al ash-Sheikh (L’Isis è “il nemico numero uno dell’Islam”).

A settembre del 2014, oltre 120 studiosi islamici hanno firmato una lettera aperta di diciotto pagine, in arabo, indirizzata a Baghdadi, lettera che conteneva ciò che Filipa Ioannou, del sito Slate, ha definito una “critica tecnica punto per punto delle azioni dell’Isis basata sul Corano e sui testi religiosi tradizionali”.

Ci sono però ancora buffoni di destra come Sean Hannity, di Fox News, che continua a parlare di “silenzio da parte dei musulmani” sulle azioni dell’Isis; e chiede: “Dove sono i leader musulmani?” E nel mondo accademico, persone che dovrebbero conoscere bene l’argomento, come Bernard Haykel di Princeton, insistono a dire che i leader dell’Isis “hanno la stessa legittimità di chiunque altro”.

Ma la legittimità “viene dall’approvazione dei leader religiosi. Se i leader sunniti dicono che l’Isis ha ragione, allora è così,” dice Abdul Hakim Murad, che insegna studi islamici all’università di Cambridge ed è rettore del Cambridge Muslim College dove si formano gli imam delle moschee britanniche. Il biondo cinquantaquattrenne Murad, al secolo Timothy Winter, è un convertito. Suo fratello Henry si occupa di calcio sul Telegraph. Il Centro Reale per gli Studi Islamici della Giordania descrive Murad come “uno dei più rispettati teologi occidentali”, dotato di un “talento che lo pone tra le figure musulmani più significative al mondo”.

(…)

Contrariamente a ciò che pigramente si crede, e cioè che una fede con 1.400 anni alle spalle e oltre un miliardo di aderenti non abbia una gerarchia, “l’Islam ha i suoi leader, le sue università, i suoi muftì e le sue accademie, tutte personalità che all’unanimità ripudiano l’Isis,” spiega Murad. Che persone come Haykel dicano che l’interpretazione dell’Islam fatta dall’Isis abbia “la stessa legittimità” dell’interpretazione tradizionale, aggiunge, è un ragionamento “indegno di una persona erudita”, “incendiario”, in grado di “alimentare pregiudizi utili alle formazioni di estrema destra”.

Quanto all’ossessione dell’Isis per le decapitazioni, le crocifissioni, le amputazioni e tutto il resto, Murad aggiunge: “Per quanto riguarda le punizioni previste dalla sharia classica, gli insegnamenti religiosi in qualunque epoca sono determinati dal consenso degli studiosi sul significato delle complesse scritture” e non da autonominati “consigli della sharia” in zone di conflitto.

Molti analisti danno la colpa dell’estremismo violento tra i musulmani alla ideologia salafita, una versione regressiva e ultraconservatrice dell’Islam che deve molto agli insegnamenti controversi di un predicatore del diciassettesimo secolo di nome Muhammad Ibn Abd al-Wahhab, insegnamenti che oggi sono alla base di molta della misoginia e del settarismo di gran parte del mondo musulmano. Come anche uno come [Graeme] Wood ammette nel suo articolo sull’Atlantic, però, “La maggior parte dei salafiti non sostiene la jihad, e aderisce a sette che rigettano lo Stato Islamico.”

Al contrario di gruppi come l’Isis, i salafiti sono tendenzialmente apolitici. Anche il tradizionalista Murad, che non ha tempo da dedicare a ciò che lui definisce “l’universo cultista della mentalità salafita”, è d’accordo nel dire che l’ascesa dell’estremismo nel mondo islamico è una conseguenza, e non una causa, della violenza e della guerra.

“Le radici dell’Isis affondano nella rabbia contro… l’occupazione irachena del 2003. Prima di allora, l’estremismo salafita era scarsamente diffuso in Siria e in Iraq, e questo nonostante le moschee fossero sempre piene di fedeli,” dice Murad. “Questi uomini, accecati dalla rabbia, spesso dopo aver sofferto nelle prigioni americane, cercano l’interpretazione più ristretta e più violenta della loro religione. È una reazione psicologica, non l’aderenza alle norme giuridiche della cultura musulmana classica.”

In questo, è la tesi del teologo musulmano, l’Isis “ha preso molto dal pensiero dell’estrema destra europea”. Questa “imposizione di una lettura monolitica della enorme, e enormemente complessa, letteratura religiosa è una grossa novità per la civiltà islamica, rappresenta un impulso totalitario più simile al fascismo europeo che alle classiche norme islamiche”.

(…)

La Sondaggista

(…) [La] ex sondaggista della Gallup [Dalia Mogahed] coautrice, assieme all’accademico americano John L. Esposito, di Who Speaks for Islam? What a Billion Muslims Really Think (Chi Parla nel Nome dell’Islam? Quello che Pensa Veramente un Miliardo di Musulmani, es), basato su sei anni di ricerche e cinquemila interviste con musulmani di oltre 35 paesi, definisce illuminanti i risultati dello studio: in tutto il mondo, la stragrande maggioranza dei musulmani disapprova la violenza dell’Isis.

Il sondaggio Gallup, fatto da Mogahed per il libro, ha scoperto ad esempio che il 93% dei musulmani condanna gli attacchi terroristici dell’undici settembre 2001. La quarantenne studiosa egiziano-americana dice: “In ricerche successive, la Gallup ha scoperto che nessuno dei 50.000 intervistati cita un solo verso del Corano in difesa del terrorismo. Al contrario, la religione viene citata per spiegare l’immoralità dell’attentato.”

Il 7% dei musulmani che dimostra simpatia per l’attentato “sostiene le proprie posizioni interamente sulla base di giustificazioni secolari o ricorrendo a concetti distorti di ‘reciprocità’, come: ‘Loro uccidono i nostri civili. Noi possiamo uccidere i loro’.”

(…)

Secondo la Mogahed, che è stata direttore esecutivo del Gallup Centre for Muslim Studies fino al 2012 e che ora lavora per l’Institute for Social Policy and Understanding (Ispu) e ha la sua personale attività di consulenza a Washington, l’Isis usa il linguaggio e le simbologie islamiche per la stessa ragione per cui i gruppi militanti palestinesi si servivano del linguaggio del nazionalismo secolare arabo negli anni sessanta e settanta.

“Ogni organizzazione usa il tramite sociale dominante della società in cui vive,” dice. “Il tramite sociale oggi dominante nel mondo arabo è l’Islam. Più del 90% degli arabi musulmani indica la religione come parte importante della propria vita, secondo una ricerca della Gallup. Tutti, non solo l’Isis, parlano il linguaggio islamico, dai sostenitori della democrazia ai gruppi della società civile che lottano contro l’analfabetismo.”

Per la Mogahed, dunque, “non è una lettura violenta del Corano che porta ad una politica violenta, ma la violenza politica che porta ad una lettura violenta del Corano.”

• • •

Nella città giordana di Zarqa, luogo natale del defunto leader di al-Qaeda Abu Musab al-Zarqawi nonché “uno dei principali focolai del radicalismo islamico nel paese”, David Kenner, della rivista Foreign Policy, ha discusso con un gruppo di giovani uomini sostenitori dell’Isis.

“Nessuno di loro appariva particolarmente religioso,” nota Kenner. “La nostra conversazione non è mai ricaduta su temi religiosi, e durante la discussione nessuno si è mai alzato per rispondere al richiamo alla preghiera. Più che da un’esegesi dettagliata dei testi sacri, sembravano mossi dalla rabbia causata da grosse e piccole umiliazioni, come la polizia che li trattava come criminali quando giravano per strada e i massacri di sunniti in Siria e Iraq.”

Non mi stanco mai di dirlo: ad abbracciare il terrorismo, o ad unirsi a gruppi come l’Isis, non sono i musulmani più pii e devoti. Nessuno studio, poi, ha mai dimostrato l’esistenza di qualcosa in grado di trasformare le persone dalla fede solida in persone violente.

Nel processo di radicalizzazione la religione ha un ruolo limitato, se non inesistente, come confermato da Sagemann e innumerevoli altri esperti. Più che una causa, è una scusa. L’Isis è sia il prodotto della repressione politica, del crimine organizzato e del matrimonio di comodo con l’ideologia ba’thista assetata di potere, che una perversione del credo e della pratica religiosa islamica. Gli studiosi islamici, citando Murad, “ripudiano l’Isis all’unanimità”; mentre i comuni musulmani, per dirla con Mogahed, “condannano universalmente” Baghdadi e i suoi feroci seguaci.

Il cosiddetto Stato Islamico, dunque, è tanto “Islamico” quanto il Partito Nazionale Britannico è “Britannico” o quanto la Repubblica Democratica Popolare della Corea del Nord è “Democratica”. Nessun osservatore serio direbbe che queste due entità sono rappresentative del mondo britannico o della democrazia; pochi sostengono che chi si iscrive al Partito Nazionale Britannico lo fa per patriottismo, e nessuno pretende che tutti i democratici denuncino pubblicamente il governo nordcoreano perché antidemocratico. Perché allora si adotta un sistema di due pesi e due misure riguardo il sedicente Stato Islamico e la religione islamica? Perché si vuole continuare a credere alle esagerazioni di chi lucra politicamente sulla questione e di chi fa propaganda all’Isis?

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...