Vittime in Cerca di Reato


[Di Wendy McElroy. Originale pubblicato su The Daily Bell l’otto gennaio 2015 con il titolo Victims Frantically Search for Offense. Traduzione di Enrico Sanna.]

ascensore

Microaggressione. Presto questa parola potrebbe bussare alla vostra porta per chiedere una supplica o il pagamento di qualcosa. Microaggressione è il nome di una nuova campagna del politicamente corretto lanciata dalle élite “svantaggiate” a corto di violazioni reali di cui lamentarsi.

Di Cosa Potreste Essere Accusati

Microaggressione è una discriminazione involontaria che colpisce gli “svantaggiati”, anche se nessuno ha mai inteso discriminare e ha agito in buona fede. Il termine, coniato nel 1970 dallo psichiatra di Harvard Chester M. Pierce, indica un insulto inconsciamente razzista da parte dei bianchi contro una minoranza. Ad esempio, l’insegnante bianco che chiede allo studente nero se vuole un aiuto con un problema di matematica.

Nel concetto rientrano i microinsulti, ovvero il parlare indiscreto, come chiedere ad un collega asiatico da dove viene; implicito nella domanda è che è uno straniero, e dunque non un vero americano. Poi ci sono le microinvalidazioni, che negano la sensazione della realtà di un nero, come parlare bene della cucina del sud, un commento che apparentemente suggerisce approvazione della schiavitù del passato. Questi comportamenti portano a microdiseguaglianze: atteggiamenti convogliati tramite messaggi inconsci che svaluterebbero gli “svantaggiati”, come le espressioni facciali, i gesti, il  tono di voce, la scelta delle parole, le sfumature di significato e la sintassi.

Nel 1973, l’economista del Massachusetts Mary Rowe allargò il significato dell’espressione coniata da Pierce per includerci la discriminazione contro le donne. Un esempio classico è l’uso del maschile per indicare le persone in generale. Ma anche l’uso del maschile è una microaggressione, perché nasconde l’insulto sotto il tappeto.

Il termine “svantaggiati” oggi comprende le minoranze etniche e sessuali, le donne, i poveri, i disabili… in altre parole, qualunque gruppo considerato marginalizzato. Comprende tutti tranne gli uomini bianchi e le donne bianche che non accettano il politicamente corretto.

Chi Potrebbe Accusarvi

Un prevedibile vettore di trasmissione è il femminismo politicamente corretto. Come per l’attuale mania sessista, il focolaio è il campus universitario. In realtà il morbo è già diffuso. Vedere microaggressioni ovunque e in chiunque, però, non è prerogativa delle femministe.

Nel 2013, il professor Van Rust fu licenziato dalla università della California di Los Angeles con l’accusa di microaggressione contro studenti neri. Susan Kruth, della Fondazione per i Diritti Individuali a Scuola, disse l’otto gennaio 2014: “Il presunto crimine di Rust era apparentemente nella sua tipica reazione a ciò che facevano gli studenti. Come dice il leader studentesco Kenjus Watson, Rust creava un clima ostile a lezione, ad esempio correggendo “scelte grammaticali che in realtà riflettevano un’ideologia”. Altra microaggressione era l’imposizione di The Chicago Manual of Style. In pratica, il docente insisteva perché gli studenti usassero la grammatica e l’ortografia standard dell’ambito professionale.

Il cinque dicembre, gli studenti della Princeton University istituirono un servizio chiamato “Tiger Microaggression” con cui si potevano denunciare anonimamente e pubblicamente le microaggressioni. La pagina web definisce questa forma di discriminazione come “una serie di taglietti oppressivi, piccoli ma che fanno a fette”. The National Review, l’undici novembre 2014, citò gli operatori del servizio: “le microaggressioni sono tutto attorno a noi”. Tutto, secondo loro, poteva essere considerato microaggressione perché “non esiste una definizione oggettiva di ciò che si dice”.

Un opinionista del Miami Herald, il 29 dicembre, commentò così: “Dunque se io scrivo ‘Il cielo è blu’, è vostro diritto arrivare alla conclusione che ciò che io in realtà voglio dire è: ‘Salvo i bianchi, tutto il genere umano dovrebbe bruciare all’inferno per l’eternità’, perché nessuno può stabilire cosa intendo realmente.” Questo esempio può sembrare estremo… ma non lo è, perché la reductio ad absurdum non si applica alla correttezza politica.

Un esempio chiarissimo è quello di Jessica Valenti, fautrice delle microaggressioni, che in un articolo su The Guardian del dieci dicembre dichiara di amare tutto del Natale. Tranne una cosa. L’oppressione sessista che le affida la responsabilità di incartare i regali per la famiglia e i cari. Mentre in Africa si commerciano le donne, in Afganistan si stuprano, altrove vengono uccise e sfregiate con l’acido per questioni di ‘onore’, l’oppressione sessista delle donne occidentali consiste nell’essere circondate da quella che, come dice la Valenti, è una famiglia amorevole che vuole che sia tu ad incartare i regali. Questo, secondo le sue stesse parole, trasformava il Natale in una “fottuta cazzata”.

Perché la Pazzia?

La risposta ad una domanda così semplice ha più livelli. Prendo in esame giusto due aspetti:

1) “Non esiste una definizione oggettiva di ciò che si dice”. Senza andare nel filosofico o nei dettagli, questa affermazione viene dal fatto di credere che non esiste alcuna realtà al di là di ciò che è costruito dalla cultura attraverso il suo linguaggio, i testi, la storiografia, le assunzioni in fatto di sessualità biologica, la filosofia, il diritto, eccetera. La possibilità di arrivare all’oggettività attraverso la ragione e l’evidenza non esiste; esiste solo un’interpretazione soggettiva. Per cambiare radicalmente la società bisogna decostruire l’interpretazione attuale per sostituirla con una auspicabile; è necessario che le loro voci siano le uniche a farsi sentire. L’approccio decostruttivo risale al filosofo postmoderno Jacques Derrida, ed è stato adottato per intero, in versione vignettistica, dal femminismo di genere (gender feminism).

2) Le vittime politicamente corrette cercano disperatamente di preservare la loro condizione di vittima. In termini di femminismo di genere, questo significa preservare la “cultura dello stupro”: una cultura che promuove profondamente lo stupro, dove “stupro” diventa la definizione unica di questa cultura. Potrebbe essere così se si parla dell’Afganistan, ma non è affatto vero in Nordamerica. Per tenere in piedi il mito, allora, bisogna ridefinire come violenza sessuale un atteggiamento innocuo: parole, atteggiamenti e azioni non violente diventano violenza. Allo stesso modo, per sostenere la teoria secondo cui gli “svantaggiati” sono sempre più vittime, è necessario ridefinire atteggiamenti innocui come atti violenti. Peggio ancora, si fa a meno della necessità di definire un atto violento e la vittima è tale sulla base di canoni interamente soggettivi.

Per quanto appaia maniacale e violenta agli occhi delle persone ragionevoli e decenti, la microaggressione è l’avanguardia del politicamente corretto e della sua sottoclasse, il femminismo di genere.

Conclusione

Con la microaggressione si giustifica la censura e il controllo sociale. Per chi ci crede, basta un insulto appena accennato per provare che l’oppressione è un male epidemico della società. Quello che dici, quello che non dici, quando non ti fai avanti per dire qualcosa o per stare zitto… tutto questo può diventare l’evidenza di una microaggressione. Almeno finché l’azione, o l’inazione, viene da un uomo bianco o da chi non condivide la teoria politicamente corretta del vittimismo.

La vera oppressione esiste, invece, quando le microvittime fanno banda e colpiscono gli oppressori “designati”, come hanno fatto con Van Rust perché chiedeva l’uso di una grammatica appropriata. La vera vittima è chi è preso di mira da questi microguerrieri. Questa crociata bigotta dei privilegiati finti oppressi continuerà finché non avverrà qualcosa. Gli individui, soprattutto maschi e bianchi, devono smettere di sentirsi in colpa per ciò che fanno o non fanno. Devono smettere di scusarsi per essere bianchi, per i loro genitali, per il loro credo… Devono smettere di scusarsi per la sfacciataggine di occupare pacificamente un certo spazio del pianeta.

La loro colpa è l’arma principale del politicamente corretto. Che la buttino via.

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3 thoughts on “Vittime in Cerca di Reato

  1. Questa campagna di odio nei confronti dei bianchi è stata ideata e portata avanti da un piccolo gruppo privilegiato avvalendosi di altri gruppi di “vittime” per nascondere la mano.

    • Grazie per le informazioni aggiuntive, Bob.

      Credo che tu abbia ragione quando parli di piccolo gruppo privilegiato. Queste cose possono essere portate avanti con efficacia proprio perché chi opera dietro le scene è un piccolo gruppo. Magari dotato di quella grande capacità di convincere i politici che volgarmente viene chiamata dollaro.

  2. Figurati. Il regista si suicidò prima di finire il film. Lo stesso regista di The LIne in the Sand sull’organizzata terzomondializzazione dei paesi occidentali.

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