La Grecia Potrebbe Tornare alla Dracma


Solo che non servirebbe a nulla

[Intervista di Peter Schiff a Mike Finger. Originale pubblicato su Schiff Gold il 14 aprile 2015 con il titolo Greece May Adopt Drachma; US Already Has. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Una delle soluzioni proposte al problema europeo del debito greco prevede che il paese mediterraneo abbandoni l’euro per tornare alla vecchia valuta, la dracma. Nel Gold Videocast di aprile, Peter Schiff spiega perché una nuova dracma sarebbe una soluzione ideale per i politici greci ma un disastro per i cittadini e i creditori. Peter spiega anche perché gli Stati Uniti si trovino di fronte lo stesso dilemma della Grecia. Con una sola grossa differenza: gli Stati Uniti già hanno una moneta da svalutare.

Dall’intervista:

Come avrete, o non avrete, sentito, il governo greco pensa di reintrodurre la dracma. Perché mai starebbero cercando una cosa del genere? Dopotutto, l’economia greca non era proprio florida ai tempi della dracma. E infatti l’hanno abbandonata per adottare l’euro. Certo la ragione alla base della decisione è che la Germania con il marco prosperava, e si pensava che l’euro sarebbe stato più simile al marco tedesco che alla dracma. Per questo la Grecia accettò l’euro con entusiasmo. Io credo che, con l’aiuto di Goldman Sachs, abbiano falsificato i bilanci per poter essere accettati nell’area euro quando in realtà non lo meritavano. E allora, [se] hanno fatto di tutto per essere ammessi e adottare l’euro, perché ora vorrebbero sbarazzarsene?

Una delle cose che più attiravano i politici greci a proposito della prospettiva di far parte dell’euro era il fatto che sapevano che così avrebbero potuto attingere a prestiti molto più grossi di quanto non potevano fare con la dracma. Dopotutto, sei molto più invogliato a prestare denaro se pensi che quando ti verrà restituito avrà ancora il suo potere d’acquisto, e l’euro riscuoteva indubbiamente più fiducia della dracma. Questo per i politici greci era grandioso, perché una volta dentro potevano promettere molto di più ai loro elettori e così cementare il loro potere.

Così i politici greci potevano contrarre debiti, e fare ogni sorta di promessa impossibile, perché promettevano di ripagare in euro. Per qualche tempo nessuno dei creditori ci ha fatto caso. Faceva parte dell’azzardo morale insito nell’esperimento. La Grecia non avrebbe mai potuto prendere in prestito tutto quel denaro se i creditori fossero stati più preoccupati dalla possibilità di default. Forse pensavano che la Grecia fosse troppo grande per fallire. Bè, si sono sbagliati. La Grecia non è troppo grande per fallire. In realtà ha già fallito. Solo che nessuno lo ammette.

Quando un paese prende in prestito più di ciò che può realisticamente ripagare, l’unica possibilità è la caduta. Ma la domanda è: come? Onestamente, rifiutandosi di rendere i soldi? O disonestamente, tramite l’inflazione? Ovviamente, tutti i politici optano per quest’ultima, perché è una via molto più discreta e perché così si scarica il problema sulle spalle di qualcun altro. Basta stampare moneta. Ma la Grecia non può farlo perché non può stampare euro.

Ecco perché vogliono tornare alla dracma, perché così possono creare denaro dal nulla. Vogliono una moneta che sia stampabile da loro. Questo ovviamente significa andare in default sui bond, perché se i creditori dovessero essere ripagati in dracme invece che in euro si accorgerebbero dell’inganno. Si renderebbero conto del fatto che la Grecia non starebbe onorando le promesse, il che è vero.

Ma alla Grecia non importa di quello che pensano i suoi creditori esteri, perché non votano alle elezioni greche. Ciò che più interessa ai politici greci, e ai politici in generale, è la propria rielezione. L’unica cosa che non vogliono è andare in default contro i propri concittadini, perché lo stato non sta semplicemente prendendo in prestito debito, o denaro. Ci sono altri obblighi. Ci sono le promesse. Promettono lo stipendio ai loro dipendenti, e in genere i dipendenti pubblici sono pagati più degli altri. Promettono queste paghe maggiorate, e solitamente i dipendenti pubblici rendono il favore con il voto. Ma c’è anche un esercito di pensionati pubblici. La maggior parte di loro è andata in pensione molto giovane. A loro è stato promesso ogni genere di beneficio. E poi gli altri cittadini, che dipendono dai programmi pensionistici governativi, che sono più o meno come quel nostro schema Ponzi chiamato Social Security. Dunque i politici hanno promesso tutta una serie di benefici agli elettori. E non vogliono andare in default contro di loro perché questi si vendicherebbero alle urne. Per questo stanno cercando un modo per scaricare il default su chi non può votare e continuare a dare soldi a chi può. E vogliono farlo tornando alla dracma.

Il problema è che il default ci sarà comunque. E questo anche se sei un dipendente pubblico e vieni pagato in dracme. E se ti è stata promessa una pensione di stato in euro e invece ottieni dracme, la promessa non viene mantenuta. Il problema è che molti greci riceveranno lo stipendio in dracme ma potranno comprare poco perché con le dracme non si possono pagare le merci importate. I prezzi andranno alle stelle, e se vorranno veramente comprare qualcosa dovranno usare gli euro.

Certo molti greci non vogliono la dracma. Non appena ricevuto lo stipendio in dracme, andranno a convertire quello che avanza in qualcos’altro. Forse in euro. Se sono furbi andranno alla ricerca di franchi svizzeri. Qualcuno potrebbe arrivare anche ai dollari, anche se penso che sia una mossa stupida nel lungo termine. Credo che la cosa più saggia da fare sia comprare oro.

Ho detto tutto questo perché voglio far notare che l’unica differenza tra la Grecia e gli Stati Uniti è la percezione che hanno i creditori. Per il resto, siamo altrettanto spiantati. Abbiamo preso in prestito più denaro di quanto non ne possiamo rendere. Non solo abbiamo preso prestiti come la Grecia, ma dobbiamo più di 18 mila miliardi in debito della nazione, bond emessi di cui dobbiamo pagare capitale e interessi.

Come quelli greci, anche i politici americani hanno promesso ogni genere di cosa in cambio del voto e niente impedirà al governo americano di ripagare le promesse con denaro senza valore. Così come niente impedirà ai politici greci di fare lo stesso una volta che l’euro sarà tolto di mezzo e si tornerà alla dracma. Noi abbiamo un precedente a giustificazione. Si chiama alleggerimento quantitativo. Finora ci sono state tre puntate. Sembra che tutti siano d’accordo sul fatto che funzioni, che la stampa di moneta non abbia conseguenze negative. Allora perché non continuare? Se siamo nei guai, perché non stampare moneta? La differenza rispetto alla Grecia è che i creditori pensano che noi siamo ancora in grado di mantenere le promesse. È per questo che il dollaro è ancora accettato mentre la dracma non può esserlo. La domanda, però, è: per quanto ancora?

Guardate per quanto tempo i greci sono stati capaci di prendere prestiti in euro a tassi d’interesse bassi, anche se avrebbe dovuto apparire ovvio agli occhi dei prestatori che l’economia greca non aveva alcuna possibilità di generare il surplus necessario a ripagare il debito. Bè, la stessa cosa si può dire degli Stati Uniti. Possiamo continuare a stampare moneta, ma non possiamo ripagare il debito. Non si possono aumentare le tasse tanto da poter onorare il debito. Possiamo solo sperare che i creditori non rivogliano indietro i soldi. Che rinnovino i bond alla scadenza, e che continuino a farlo nonostante i tassi d’interesse bassi a livello record.

Quando i nostri creditori diranno che non vogliono più giocare a questo gioco, allora si scatenerà la tragedia greca anche negli Stati Uniti. Perché non abbiamo soldi per rendere i debiti. Non abbiamo più possibilità di ripagare il debito di quanta non ne abbia la Grecia. È a questo punto che scatta il default inflativo, perché se i politici greci non vogliono irritare la loro base elettorale, neanche quelli americani vogliono irritare i loro elettori. I nostri politici non vogliono essere uccelli del malaugurio. Non vogliono dire ai dipendenti pubblici che devono tagliare lo stipendio. Non vogliono dire ai pensionati pubblici che non avranno tutti i benefici pensionistici promessi. Non vogliono dire la verità agli americani, e cioè che non ci sono abbastanza soldi per pagare le pensioni e bisogna rifare il calcolo delle spettanze. O che si deve passare ad un sistema basato sull’età e bisogna innalzare l’età della pensione. Non vogliono dire alla gente “Se la vostra banca fallisce è dura perché non abbiamo più soldi per aiutarvi.” O, se il fondo pensione va sotto, “Spiacenti, ma non possiamo aiutarvi. Abbiamo fatto troppe promesse.” In caso di calamità naturali, non vogliono dire alle amministrazioni statali o cittadine, “Arrangiatevi”. Vogliono giocare a Babbo Natale. Vogliono distribuire tutti questi benefici pubblici e possono farlo.

Quello che non possono fare è imporre valore a quel denaro. Così come i greci non potranno imporre valore alla dracma. Se i creditori non vogliono il dollaro, il governo americano non può imporgli valore. E quando il dollaro collasserà e i prezzi schizzeranno in alto, aver mantenuto le promesse sarà stato inutile se con il dollaro non si potrà comprare nulla. Per questo do agli americani lo stesso consiglio che darei ai greci. Non restate legati alle vostre monete, che siano dollari o dracme. Convertitele in qualcos’altro, qualcosa che abbia un valore tangibile e che lo stato non possa creare dal nulla. Per me, l’oro rappresenta l’opzione migliore. Oro e argento possono mantenere il loro potere d’acquisto quando lo stato andrà in default tramite l’inflazione.

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