Gli Scafisti Sono Eroi


[Di Enrico Sanna]

balseros

L’altro giorno, centinaia di persone sono morte mentre tentavano di attraversare il tratto di mare che collega l’Africa all’Italia. Subito dopo aver asciugato le lacrime di coccodrillo, quel brigantame che passa per voce civile ha intonato il suo pezzo classico: Dàgli agli scafisti! Sono crrriminali! Prrrofittano sulla pelle degli altri!

Gli scafisti, in quel cassonetto lessicale che è l’italiano di comodo, sarebbero quelli che maneggiano le barche che portano questi esseri umani colpevoli di avere, come diceva qualcuno, la pelle due gradi troppo scura. Sono, insomma, persone che hanno la capacità di maneggiare una barca. Sono barcaioli, pescatori, battellieri. Chiamateli come volete.

Li chiamano scafisti perché hanno bisogno di una parola su cui scaricare il loro vuoto alimentato dalla loro fede inestinguibile nel nulla. È per la stessa ragione che chi vende droghe viene chiamato spacciatore. Se lo chiamassero venditore ambulante, dettagliante, o genericamente commerciante farebbero onore alla realtà. Ma potrebbero offendere il vuoto di cui sopra. Così è per gli scafisti. Non possono chiamarli barcaioli. L’ipocrisia fatta sistema ha bisogno di parole insolite per confondere la logica. O per insabbiare la coscienza.

Tra parentesi, ho cercato la parola scafista su un dizionario. È l’operaio addetto alla riparazione dello scafo di una imbarcazione o di un aereo. Questa la definizione originaria.

Gli scafisti, nel senso di chi maneggia una barca per portare persone da una parte all’altra del Mediterraneo, sono capri espiatori. Sono utili ai politici. Sono utili ai giornalisti, che dei politici sono la logica scorreggia. Sono utili alla Chiesa, che… lasciamo perdere. Il pensiero unico ha decretato che gli scafisti sono l’origine dei mali. Sono invece la conseguenza del male. Il male diventa una componente della loro attività loro malgrado. E il male, quello originario, non è la migrazione. Il male è l’ostacolo alla migrazione.

Se non ci fossero gli scafisti, la gente migrerebbe comunque. Con molti più rischi. Gli scafisti si fanno pagare caro. Questo è ovvio. Il rischio è alto. La paga deve tener conto del rischio. È una legge di mercato. Anche lo spacciatore corre un rischio alto. E il prezzo della droga al dettaglio comprende la componente di rischio.

Una guerra contro gli scafisti servirebbe solo ad aumentare la componente di rischio. E dunque il prezzo pagato da chi vuole arrivare. Ogni ostacolo, che sia naturale o artificiale, influisce sul prezzo finale. Rende più difficile il raggiungimento dell’obiettivo. Alla radice di tutto c’è l’assurdità dei confini politici. C’è l’assurdo dei visti d’ingresso e dei permessi di soggiorno a discrezione di un’élite di burocrati.

Chi ricorda gli italiani che emigravano tra l’ottocento e il novecento, dimentica sempre una cosa molto semplice: gli ostacoli burocratici alle migrazioni erano minimi. Se ci fossero stati gli ostacoli di oggi, gran parte degli emigrati sarebbe approdata in fondo all’Atlantico. Perché?

Perché avrebbero cercato di emigrare comunque. A costo di imbarcarsi in una di quelle che oggi chiamano carrette del mare. Nell’Atlantico. Un secolo fa.

Gli scafisti ricoprono un ruolo eroico. Non credo che ne siano consapevoli, ma tali sono loro malgrado. Fanno quello che molti, gli umanitari con lo smartphone, non fanno. Sfidano lo stato. E salvano vite. Svolgono un ruolo difficile. A volte pagano con la galera. A volte con la vita. Ripeto: se non ci fossero, la gente viaggerebbe comunque. Ma con molto più rischio. Pensate ai balseros, ad esempio.

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10 thoughts on “Gli Scafisti Sono Eroi

  1. D’accordo sulla nauseabonda iprocrisia dei politici (coresponsabili del Piano Kalergi) e dei buonisti (quelli che hanno la villetta a Lampedusa non eccetti) a dare addosso agli scafisti, ma l’immigrazione libera non ha mai significato un ricambio demografico in tempi di pace. La cinesizzazione pianificata del Tibet è ampiamente condannata, ma la terzomondializzazione dell’Occidente – organizzata dai poteri forti – è un dovere morale?

  2. Terzomondizzazione dell’occidente? A che pro? E un secolo fa i poteri forti hanno organizzato l’italianizzazione degli Stati Uniti? E poi dell’Argentina? E per raggiungere questo scopo oggi, qui, mettono ogni ostacolo possibile alle migrazioni?
    Io non vedo alcuna colonizzazione, almeno non in Europa. Quanto al Tibet, le ragioni sono evidenti. Ma qui! Non c’è neanche stabilità. La maggior parte degli immigrati sta qui per qualche tempo e poi va via. Tra il 2010 e il 2011, in un solo anno, sono andati via 800 mila immigrati (http://gazzellanera.altervista.org/immigrati-in-fuga-dallitalia-ma-i-loro-contribuiti-restano-allinps/). I cinesi dicono a malapena quattro parole in italiano, e stanno tornando in Cina. Gli altri vivono per lo più per conto loro.

  3. Non si fermano a lungo in Italia perché il welfare in altri paesi è molto più generoso, ah ah. (Ovviamente la colpa è dei politici non degli immigrati, i quali non fanno che rispondere agli incentivi).

    Gli Stati Uniti fino alla rivoluzionaria legge dell’immigrazione del 1965 hanno sempre cercato di mantenere il mix etnico del 1890, ovvero una popolazione essenzialmente europea di carattere principalmente WASP. Non ci fu alcun referendum popolare sul cambiamento demografico prima di varare la legge del 1965.

    D’accordo che i cinesi vivono per conto loro, perché ancora una piccola minoranza. È logico che quando la popolazione crescerà pure le loro rivendicazioni politiche e rispecchieranno i loro desideri come cinesi, non come italiani.

    Il Sud America rispecchia le differenze etniche degli abitanti. Nel Brasile, le industrie sono concentrate nelle zone popolate originariamente dai tedeschi, olandesi, svizzeri, giapponesi, ecc. Anche se si tratta di un’ondata migratoria di oltre un secolo fa, le caratteristiche non cambiano più di tanto. Nel Perù, sono i discendenti dei coloni giapponesi quelli che hanno più successo economico.

  4. No no, la maggior parte di loro torna al paese d’origine. Ma se anche andassero altrove in Europa, cambierebbe poco. Lo stato sociale è un fallimento per ragioni matematiche, non geografiche. È solo questione di tempo, ma la grandine arriverà anche in altre parti d’Europa. Anzi, credo che stia già arrivando.

    Quanto alle differenze etniche, l’Italia è un miscuglio: slavi, albanesi, greci, italiani, catalani, tedeschi. E potrei aggiungere quello che hanno lasciato i normanni e gli arabi nella sola Sicilia. In molti casi, sono popolazioni che stanno qua da molti secoli, molto prima che nascesse l’Italia. Non capisco dove sia il problema. Gli abitanti di Alghero, ad esempio, sono catalani, ma non mi pare che votino da catalani, qualunque cosa significhi votare da catalani. E se anche lo facessero, che differenza fa se uno vota da catalano, da palermitano, o da pinco pallino?

    Non vedo la questione etnica come un problema. Semmai, come dicevo poco fa con una persona, mi sembra una ossessione attualmente di moda.

  5. Finalmente un tuo pezzo. Lo aspettavo 🙂
    E sono d’accordo su tutto. Sarebbe d’accordo anche Walter Block, se ti leggesse.
    La frase sui giornalisti scorreggia dei politici, poi, è fortissima. E verissima. Lo dico da ex cooptato in e da entrambi i mondi, comunicanti e complementari.

  6. @ jamesnic77:
    Che io sappia Block non ha mai espresso contrarietà alle politiche migratorie etnocentriche di Israele o del Giappone.

  7. @ Enrico:
    Non credo che la maggioranza torni in patria, si dirige invece verso i paesi settentrionali. E ora paesi come la Svezia hanno gravi problemi sociali legati ai “nuovi svedesi”. Per stupri por capita, la Svezia è ora superata solo dal Sudafrica.
    Certamente in passato ci sono state ondate migratorie, ma come nel caso della Sicilia erano le conseguenze di conquiste militari, invasioni resistite dalle popolazioni locali. I vichinghi nono furono invitati.☺
    Da quando che mi sono reso conto che l”antropologia da circa ottanta anni è diventata uno strumento per portare avanti un preciso programma politico vedo l’immigrazione come un’arma demografica per balcanizzare i paesi ospitanti. Un divide et impera della peggior specie. Credo che la civiltà europea è davvero singolare nella sua enfasi sull’individuo.
    http://www.kevinmacdonald.net/west-toq.htm

  8. Le società occidentali sono singolarmente individualiste con sistemi di valori universalisti, il resto del mondo tende a essere collettivista e particolarista. L’ingresso di non europei in Europa avrà un impatto significativo sulle libertà personali degli autoctoni.

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