Liberazione da Cosa?


[Di Enrico Sanna]

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Una delle corbellerie delle ferrovie dello stato italiane, forse neanche una fra le più cretine, è il biglietto chilometrico. Se dovete prendere il treno per andare in una località che dista quarantatré chilometri, andate alla biglietteria della stazione e comprate il biglietto. Ammesso che la biglietteria emetta biglietti per quella tratta. Il più delle volte, no. Allora vi danno un biglietto che vale per un certo numero di chilometri. Quarantatré? No, cinquanta. E i sette in più? Potete utilizzarli un’altra volta? No. Peccato.

Pensate un po’ se il macellaio arrotondasse tutto per eccesso al chilo. Comprate tre etti di macinato e ve lo fa pagare come un chilo. E gli altri sette etti? Fanno cumulo con il petto di pollo? Valgono come buono per un’altra volta? No.

Qualche anno fa, le ferrovie dello stato hanno fatto una serie di lavori nella provincia di Cagliari. Un intero tratto ferroviario è stato spostato di alcuni chilometri. La stazione di San Gavino, che prima si trovava in pieno centro, è stata spostata in periferia. Prima dei lavori, la stazione distava cinquanta chilometri e poche centinaia di metri da Cagliari. Dopo i lavori, quarantanove chilometri. Prima bisognava comprare un biglietto da sessanta chilometri. Oggi idem.

Pare che secondo una data legge, se si fanno lavori e la linea ferroviaria risulta accorciata, si tiene conto della lunghezza originaria. La legge è di epoca fascista. La legge è fascista. Non è fascista perché è stata scritta in epoca fascista. È fascista perché è fascista.

Capita ogni tanto che si scopre una legge di epoca fascista. Nel senso di quando c’era il duce. Ci sono molte cose che sono rimaste, di quell’epoca, e che pochi sanno che esistono. Molte cose rimangono e molti sanno che esistono e pochi sanno che sono fasciste. Fasciste fasciste. Non semplicemente mussoliniane. Hanno buttato giù i busti e le targhe, i fasci littori e le mascelle. Oggi Latina è Latina e Piazza Venezia Piazza Venezia. Ma hanno conservato il fascismo.

Per questo l’Italia è stata salvata dagli americani. Il fascismo è nato in America. Lincoln distrusse gli stati del sud per consegnarli alle banche e alle compagnie ferroviarie del nord. Il 1913 fu l’anno in cui il fascismo divenne maggiorenne. Nacque allora la Federal Reserve. Giusto in tempo per finanziare l’ingresso americano nella prima guerra mondiale. Potevano mancare gli americani in una guerra?

Quello che è sorprendente, è come gli Stati Uniti antifascisti fossero molto più avanti dell’Italia fascista sulla strada del fascismo. Le corporazioni italiane erano il luogo in cui grandi industriali e stato “discutevano”. Che innocenza! Negli Stati Uniti, grandi industriali e stato non discutevano. I grandi industriali erano dentro lo stato. Entravano, uscivano, rientravano.

Murray Rothbard, nel suo libro La Grande Depressione, cita tutti gli uomini delle banche e delle grandi industrie che popolavano le amministrazioni di quegli anni. Una giostra. Il presidente Hoover era un uomo dai metodi spicci. Quando cominciò la Grande Depressione, non convocò gli industriali per “discutere”. Consegnò loro le chiavi dell’amministrazione. L’America era tutto quello che l’Italia non riusciva ad essere.

Questo è il fascismo: l’unione dello stato e del grande capitale. Questo non è il fascismo se leggete un qualunque libro di scuola, o uno dei tanti articoli che si pubblicheranno oggi. Che parleranno di qualcos’altro. La distruzione dei fasci littori serve a questo. Il popolo ha bisogno di spettacolo. Ha bisogno dei circenses. Di distrazioni.

Tra l’Italia repubblichina e l’Italia repubblicana c’è davvero questa piccola, piccola differenza. Oggi, l’Italia fa parte di un fascismo immenso. L’unione tra mali globali a livello globale. Il fascismo è il vero vincitore della guerra che sconfisse il fascismo.

Io non so per cosa combatterono quelli che combatterono contro i nazisti e i fascisti. Conoscendo molti italiani, credo che pensassero prima di tutto alla casa, alla famiglia, agli amici, al vicinato, e forse anche alla città. Se pensavano di combattere per la libertà, si sono sbagliati o sono stati ingannati. O hanno ingannato se stessi.

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