Astensione dal Voto Come Secessione


[Di Hans Sherrer. Originale pubblicato su forejustice.org nel 2001 con il titolo Non-Voting as an Act of Secession. Traduzione di Enrico Sanna.]

vola_via

Questo saggio è comparso su Dissenting Electorate: Those Who Refuse to Vote and the Legitimacy of Their Opposition, a cura di Carl Watner e Wendy McElroy, Jefferson, NC: McFarland & Co., Inc., 2001, pagine 126-129. Ristampato su The Voluntaryist, numero 114 – 3º trimestre 2002.

La Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 parla chiaro: “Sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo diventa distruttiva, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo…” La teoria del consenso enunciata nella dichiarazione è pane quotidiano nella politica americana. Ma la dichiarazione non spiega una cosa importante: Come fanno gli individui ad esprimere la propria disapprovazione per un particolare regime politico e/o ritirare il proprio consenso da un governo che ritengono “distruttivo”?

Gli americani hanno usato vari metodi per esprimere l’assenza di consenso. Primo, dicendo no alla fedeltà ad un ordine politico esistente. I coloni del Nord America si separarono dall’impero britannico dopo aver condotto con successo una guerra rivoluzionaria. Dall’altro lato, però, ci sono gli stati confederati, che uscirono dall’unione federale tra il 1861 e il 1865, prima di essere reintegrati a forza negli Stati Uniti.

Secondo, emigrando in un altro paese e togliendo così il proprio consenso. È ciò che alcuni commentatori chiamano “l’opzione uscita”. Come insegna la storia, l’ultima risorsa dell’individuo contro la tirannia è la fuga dalla sua giurisdizione. Gli ebrei fuggirono dall’Egitto, ad esempio. I Dissenzienti dall’Inghilterra. La storia è piena di esempi di popolazioni che hanno “votato con i piedi”.

Terzo, con l’astensione dal voto. Anche se probabilmente i commentatori politici non lo considerano un ritiro del consenso, il fatto è che milioni e milioni di americani dimostrano la propria disapprovazione verso il governo non registrandosi e/o non andando a votare. L’astensione equivale ad un’uscita dalla società politica. È una forma silenziosa di “potere sociale” che dice molte cose. Scegliere di non votare può rappresentare una forma di apatia, ma allo stesso tempo è un’espressione di “ciò che io percepisco come la scelta migliore per me”.

In altre parole, milioni di non-elettori asseriscono implicitamente che il voto è un’attività priva di significato e importanza, almeno per quanto riguarda la loro vita e quella dei loro cari. Dopotutto, i programmi del governo, la spesa e la politica fiscale vanno avanti comunque, a prescindere da come una persona voti. E poi, per quegli individui pensanti che capiscono che lo stato ha bisogno di “vantarsi del voto”, la scelta di non votare è un modo per affermare se stessi oltre che un’azione psicologica vitale. Chi sceglie coscientemente di non partecipare alla politica denuncia la menzogna che è dietro il mito del “governo per consenso”. Non è stato dato alcun consenso. Detto altrimenti, la decisione di non votare è una forma di secessione personale, la forma di secessione più accessibile all’individuo.

Molti milioni di americani fanno questa scelta perché capiscono che le elezioni non sono altro che un tiro alla fune tra la zuppa democratica e il pan bagnato repubblicano. Entrambi i partiti cercano l’incoronazione per poter poi imporre il proprio programma sulla società. I politici, a qualunque partito appartengano, vogliono che i soldi continuino a fluire nelle casse dello stato, vogliono approvare leggi che diano loro il potere di invadere sempre più a fondo la sfera sociale della vita quotidiana. Come nota il commentatore di fenomeni sociali, scrittore, nonché ex candidato, Gore Vidal, in questo paese esiste un solo partito che ha due figli in relazione incestuosa tra loro.

Che si basino sull’intuizione o sulla comprensione pratica, i non-elettori capiscono che il loro ruolo nella struttura politica descritta da Vidal può essere solo di ossequio verso il potere. Senza soldi, posizione o amicizie, non hanno alcuna possibilità di dire la loro sull’impatto che lo stato ha sulla loro vita. Eppure, a dispetto di questo svantaggio, la scelta di non votare può avere un drammatico effetto positivo sulla società. Questo perché la sopravvivenza dello stato dipende dal fatto che un numero sufficiente di persone gli conferisce una parvenza di legittimità ad agire e esigere obbedienza.

Che sia il frutto di un’intenzione esplicita o un risultato implicito, la decisione di non votare è un modo per abbattere questa legittimità. Così disse Vladimir Bukovsky, il dissidente russo: “Il potere poggia unicamente sul fatto che il popolo acconsente alla propria sottomissione, e ogni persona che rifiuta di sottomettersi al tiranno riduce il suo potere di un centocinquantamilionesimo, mentre ogni compromesso agisce nell’altro senso.” Finalmente si arriva al punto che uno stato non ha più abbastanza consenso per agire con autorità ed è costretto a ricorrere alla forza brutale. Una volta esaurita la legittimità, lo stato deve diventare apertamente dispotico per restare al potere. Questo, a sua volta, allontana sempre più persone dallo stato, ponendone ancora di più in dubbio l’esistenza.

Non è una semplice speculazione da salotto. Basta dare uno sguardo alla storia per vedere che il fenomeno si è già verificato molte volte. Chi avrebbe potuto immaginare che il regime filippino di Marcos sarebbe caduto? Chi avrebbe potuto immaginare che al regime comunista polacco sarebbe succeduta Solidarność? Chi avrebbe potuto immaginare che l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si sarebbe “frantumata” apparentemente in un batter di ciglio? Ma è proprio con grande sorpresa degli “esperti” che solitamente accadono questi fatti, perché accadono rapidamente e in un momento in cui lo stato, almeno visto dall’esterno, appare all’apice del potere.

Questo fenomeno, dei cambiamenti sociali che avvengono apparentemente all’improvviso, è spiegato nella teoria della criticalità auto-organizzata del fisico Per Bak. Questa teoria spiega come, ad esempio, milioni di granellini di sabbia possono accumularsi su un cumulo apparentemente stabile finché non si raggiunge un “punto di criticalità”. A quel punto, basta l’aggiunta di un granellino per far franare tutto. La teoria di Bak è stata impiegata per cercare di capire fenomeni tanto diversi tra loro come il flusso del traffico e la compravendita di azioni. Ma si può applicare ugualmente all’impatto delegittimante che può avere anche un solo non-elettore su un certo regime politico.

È ben possibile che uno giorno l’illegittimità del governo americano raggiunga il punto di criticalità. Cosa accadrebbe se i non-elettori convinti cominciassero ad esprimere ad altri le proprie idee e le proprie insoddisfazioni? A prima vista, sembra assurdo pensare seriamente che il governo degli Stati Uniti possa essere delegittimato. Ma non lo è. Come osserva il sociologo Sebastian Scheerer, “Non c’è mai stata una trasformazione sociale radicale, nella storia del genere umano, che non sia stata giudicata irrealistica, idiota o utopica dalla gran parte degli esperti anche solo pochi anni prima che l’impensabile accadesse.”

Per una serie di ragioni, delineate dal francese Jacques Ellul nel suo libro L’Illusion Politique, i non-elettori scelgono di abbattere il mito secondo cui sono gli elettori a controllare il processo politico. Invece di umiliarsi fornendo legittimità alle elezioni che non hanno alcun impatto positivo sulle loro vite, oltre cento milioni di americani scelgono regolarmente di distanziarsi dal processo elettorale e dal regime politico che dalle elezioni trae legittimità. Lo fanno scegliendo di non votare. I non-elettori hanno ragione, e sono loro a vincere le elezioni americane ogni volta.

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...