Ex Agente CIA agli Americani: È Ora di Parlare delle Vere Cause del Terrorismo


Siccità

[Di Carey Wedler. Originale pubblicato su Anti Media il 13 giugno 2016 con il titolo Former CIA Agent to Americans: Time to Talk About What’s Really Causing Terrorism. Traduzione di Enrico Sanna.]

Sulla scia dell’ennesimo attacco terroristico, un ex agente dell’antiterrorismo della Cia ha confidato il suo parere riguardo le cause di questa carneficina tragica e intenzionale. Amaryllis Fox parla in pubblico per la prima volta con Al Jazeera Plus (AJ+) di terrorismo, delle versioni fuorvianti dei fatti, e delle ragioni di fondo che lo guidano. In ultimo, incita gli americani e chi sta al potere ad adottare un diverso approccio nella lotta alla violenza.

“Una cosa che ho imparato quando ero alla CIA è: tutti credono di stare dalla parte giusta,” dice la Fox, che sta “lasciando la sua copertura alla CIA,” dice AJ+. Ora è una pacifista e gestisce Mulu, “una ditta di e-commerce che aiuta le comunità a rischio in tutto il mondo”.

La Fox ha lavorato come agente dell’antiterrorismo e dello spionaggio per i servizi segreti durante gli anni 2000. Durante la sua prima dichiarazione pubblica sulla sua ex attività, parla dei limiti della percezione che la popolazione americana ha della guerra al terrore.

“Quello che oggi si dice negli Stati Uniti a proposito dell’Isis e delle attività americane oltremare è più che mai ipersemplificato. Chiedi alla maggioranza degli americani se l’Isis rappresenta una minaccia esistenziale per questo paese e loro diranno di sì. Il dialogo finisce qui.”

Se la maggioranza degli americani teme il terrorismo, raggiungere un consenso su come combattere l’Isis è fonte di dibattiti infuocati. La Fox illustra la visione semplificata con cui il conflitto è visto da entrambe le parti:

“Se vai per strada in Iraq o in Siria e chiedi perché l’America bombarda, ti rispondono: ‘Perché fanno la guerra contro l’Islam’”.

In America la domanda è: “Perché siamo stati attaccati l’undici settembre?”

Secondo la Fox, la risposta solita a quest’ultima domanda è: “Perché ci odiano a causa della nostra libertà.”

Lei contesta la validità di queste supposizioni, e punta il dito verso le forze che dirigono il conflitto:

“Si tratta di storie inventate da un manipolo di persone da entrambe le parti, persone che acquisiscono poteri e ricchezze enormi convincendo gli altri a continuare ad uccidersi a vicenda.”

Entrambe le parti in conflitto fanno un grande sforzo propagandistico per dimostrare che le loro crociate sono giustificate. Negli Stati Uniti, dopo decenni di conflitti prolungati, la popolazione è in gran parte insensibile alla guerra e spesso ignora la sua realtà attuale.

La Fox contesta questo paradigma:

Io credo che la domanda che dobbiamo porci, come americani che prendono in esame la propria politica estera, sia: non è che stiamo gettando benzina sul fuoco? L’unico vero modo per disarmare i nostri nemici consiste nell’ascoltarli. Se li ascolti fino in fondo, se sei abbastanza coraggioso da ascoltare la loro storia, puoi capire che il più delle volte anche tu avresti fatto lo stesso al loro posto.”

Certo, mentre gli americani piangono l’ultima strage, non è detto che molti di loro siano al corrente della politica estera americana che ha attizzato questo terrorismo. Guardano solo, comprensibilmente, al male fatto alla loro nazione. Ma la Fox offre un punto di vista unico che fa capire il “nemico”.

“Una volta un combattente di al-Qaeda durante un interrogatorio espresse una sua opinione,” racconta. “Parlando di film americani come Independence Day, Guerre Stellari e Hunger Games, notò come tutti parlassero di una piccola banda di ribelli disorganizzati pronti a fare tutto ciò che è nelle loro capacità e con le poche risorse disponibili per cacciare via un invasore esterno tecnologicamente più avanzato. ‘E quello che non capite,’ disse, ‘è che per noi, per il resto del mondo, voi siete l’impero, e noi siamo Luke e Han’.”

Ma la Fox contesta anche la posizione dei combattenti di al-Qaeda, e nota come in entrambe le parti in conflitto chi combatte in prima linea spesso fornisca le stesse giustificazioni:

“La verità è che quando parli con persone che combattono davvero, persone di entrambe le parti, e chiedi loro perché sono lì, loro rispondono che lo fanno per i loro bambini, per combattere politiche che ritengono crudeli o ingiuste,” dice.

“Anche se è più facile bollare il nemico come il male, ascoltarlo mentre parla di politiche è sorprendente, perché finché il tuo nemico è uno psicopatico subumano, pronto ad attaccarti qualunque cosa tu faccia, la fine non arriverà mai. Ma se il nemico è una certa politica, per quanto complessa sia, allora possiamo farcela.”

Mentre gli attacchi terroristici in occidente diventano sempre più la normalità, e mentre l’intervento occidentale avanza indefesso, ascoltare le ragioni del nemico potrebbe essere, a questo punto, la mossa più antiterroristica che gli Stati Uniti possano fare. Intendiamoci: se davvero c’è la determinazione di porre fine alla violenza.

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