Internet Come Riforma: Vero Progresso?


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[A cura dello staff di The Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 5 settembre 2016 con il titolo Internet Reformation: Has It Progressed? Traduzione di Enrico Sanna.]

La Gran Bretagna non lascerà mai l’Unione Europea perché il processo è troppo complicato, dice un accademico. Il suo commento ha spinto i parlamentari dell’Ukip a mettere in guardia la popolazione contro un Progetto Terrore “in azione”. ~ Breithart

Con Hillary Clinton che si candida con un programma autoritario, la Cina che censura il web e le guerre che si diffondono in tutto il mondo, sembrerebbe che internet non abbia mai sortito alcuna riforma.

Ma se uno pensa che un’informazione abbondante e spesso non censurabile significhi libertà, allora può certamente vedere in internet un fatto positivo.

Come abbiamo fatto notare tempo fa, la Riforma [luterana] fu in gran parte il risultato della stampa inventata da Gutenberg e dell’impatto che questa ebbe su una società che improvvisamente poteva condividere efficientemente informazioni scritte.

Secondo una teoria convincente e relativamente recente, il periodo precedente la stampa, il medioevo, era in realtà un’epoca di libertà in cui la centralizzazione del potere nelle mani dei monarchi era relativamente assente.

Certo potrebbe essere così, ma questo non invalida l’impatto positivo della parola scritta, a meno che non si preferisca una società di incolti ad una istruita.

Ovviamente, c’è chi sostiene che internet abbia prodotto un risultato netto negativo sulla società e l’umanità. Ma accrescere la cultura e far capire meglio come funziona il mondo non dovrebbe essere considerato un passo indietro, secondo noi.

Così, riprendendo, partiamo dall’idea che un’informazione buona e abbondante sia preferibile ad un’informazione scarsa e manipolata.

Ma secondo noi c’è anche un flusso di informazioni continuo che ha già cambiato significativamente il mondo.

In altre parole, è indubbio che internet abbia scatenato una sorta di riforma, come noi stessi avevamo previsto tempo fa (qui).

La prima Riforma cambiò l’opinione che la gente aveva della Chiesa cattolica romana, e con il tempo creò numerosi nuovi credi religiosi tra cui, per primi, quello luterano e protestante.

Grazie ad internet molti, soprattutto i più colti, hanno cominciato mettere in dubbio le proprie idee sociopolitiche e il ruolo dello stato nella loro vita e nella politica attiva.

Le élite attaccarono la Riforma protestante tramite il copyright, l’intolleranza religiosa o più semplicemente la guerra.

Stavolta assistiamo allo stesso approccio. Le norme sul copyright sono state enormemente ristrette per fermare la diffusione di informazioni importanti in rete. Quanto alle guerre, soprattutto in Medio Oriente, a partire dall’inizio degli anni 2000 si sono moltiplicate.

La Riforma protestante finì per dare vita ad un nuovo paese, gli Stati Uniti, basato su una filosofia di libertà che non si vedeva da migliaia d’anni (dall’antica Atene).

Spesso si dice che internet abbia avuto una grande influenza sul recente Brexit, che alla fine potrebbe disintegrare l’Unione Europea.

Ad ottobre o novembre, in Italia ci sarà un referendum su questioni costituzionali. Se vincono i no, il governo potrebbe cadere facendo emergere altre forze politiche influenti, e ci sarebbe anche la seria possibilità di un referendum sull’impopolare euro.

Se l’Italia tiene un referendum sull’euro e vota per lasciare l’eurozona (e l’euro), ciò potrebbe portare alla fine della moneta comune e spaccare la UE.

Un tale sconvolgimento ricorderebbe certamente l’impatto che l’invenzione della stampa ebbe sulla Chiesa e sulla nascita degli Stati Uniti.

Come notato altrove, secondo analisi politiche alternative la Riforma protestante fu in realtà un piano dell’élite per spaccare la Chiesa e creare nuovi credi religiosi controllabili. Anche così, però, nessuno può dire che la dichiarazione d’indipendenza di Jefferson sia ciò che le élite volevano o appoggiavano.

In altre parole, la stampa fornì ulteriori strumenti alle élite di allora, ma portò anche alla crescita della libertà. Si potrebbe dire che lo stesso processo sia in atto oggi.

Certamente, uno può arrendersi al fatalismo e dire che internet è stato sviluppato dalla DARPA per offrire alle élite la tecnologia più invasiva possibile. Secondo noi, però, internet è stato, agli occhi del potere, un errore. E poi la DARPA non poteva prevedere l’accoppiamento del personal computer con la rete, che a quei tempi era una piattaforma per le comunicazioni all’interno dell’industria militare.

Si potrebbe anche sostenere che, servendosi di internet, le élite alla fine riusciranno a dominare completamente il mondo e i suoi abitanti. Ma l’invenzione della stampa e la Riforma protestante portano a credere tutt’altro. Internet potrebbe causare una crescita dell’anarchismo tanto quanto del totalitarismo.

Oggi come ieri, continuiamo a sostenere che internet continuerà a sconvolgere il vecchio ordine secondo modalità ovvie o imprevedibili, e questo contribuirà alla libertà globale. Come questo avverrà è ovvio in alcuni casi, meno ovvio in altri.

Pensiamo che internet alla fine incoraggerà l’uso delle valute private e dell’oro (leggete l’intervista di ieri), così come la secessione e altre forme di frammentazione. E questi elementi convivranno con elementi centralizzatori e invasori della privacy scaturiti da internet stesso.

Conclusione: La perfezione non esiste, ma se volete avere un’idea dell’impatto di internet mettete a confronto il ventesimo secolo con il ventunesimo e, specie se non siete giovanissimi, l’ampliamento delle vostre conoscenze che ne è conseguito. Ricordate che non siete cambiati solo voi ma anche centinaia di milioni, se non miliardi, di altre persone.

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2 thoughts on “Internet Come Riforma: Vero Progresso?

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