Abolite le Grandi Imprese


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[Di Daily Bell. Originale pubblicato il 29 novembre 2016 con il titolo Abolish Corporations. Traduzione di Enrico Sanna.]

Non Abbassate le Tasse sulle Imprese. Abolitele… Dappertutto si parla di tagliare le tasse sulle imprese. Donald Trump ha promesso un abbassamento dal 35% al 15% negli Stati Uniti, mentre il primo ministro inglese Theresa May ha promesso che le tasse sulle imprese nel Regno Unito saranno le più basse del G-20, che significa sotto le intenzioni di Trump… Ora che i governi amici delle imprese sembrano avere qualche spazio di manovra, dovrebbero tornare all’idea di eliminare le imposte sulle imprese e tassare soltanto il guadagno e il consumo. ~ Bloomberg

Con questo articolo, Bloomberg propone l’abolizione delle tasse sulle imprese perché così guadagnerebbero di più portando benefici ai lavoratori e alla società.

I nuovi governi “populisti” farebbero meglio ad abolire norme e leggi che danno vita a questi mostri immorali.

L’efficienza e la necessità delle grandi imprese è un meme fondamentale dell’élite. Il capitalismo genera potere corporativo, almeno così ci dicono. Quando le grandi imprese fanno le cretinate, allora si parla di “fallimento del mercato”. Questa è la ragione per cui servono governi parimenti grandi.

Ma anche uno sguardo fugace alla storia (soprattutto quella americana, vista l’assenza iniziale di grandi imprese) fa capire come le imprese si siano evolute nel contesto della tecnocrazia moderna.

Senza una serie di atti legislativi, le grandi aziende probabilmente non sarebbero mai esistite, non come sono ora almeno.

Con la loro eliminazione, la vera prosperità potrebbe cominciare ad emergere, la ricchezza sarebbe più equamente distribuita. Le innovazioni tecnologiche e mediche sarebbero disponibili a tutti, non limitate. La vita di ognuno tornerebbe a ruotare attorno alla cultura, la famiglia e il vero progresso, non lo stato forte e le aziende ancora più forti.

Ancora:

“Chi giustifica le tasse sulle imprese sostiene che servono a controllare l’eccessivo accumulo di potere nelle mani dei dirigenti, potere incoerente con una politica liberale democratica,” scriveva nel 2004 in difesa della tassa Reuven Avi-Yonah, della University of Michigan Law School.

“La gente capisce che le aziende sono potenti e che la tassa è l’unico modo in cui lo stato, come rappresentante del popolo, può limitare tale potere.”

… Ci sono altri modi in cui lo stato può frenare le aziende: le norme sul lavoro, la sicurezza e l’ambiente, tutte cose che non piacciono ai sostenitori del brexit e ai repubblicani americani ma che avvantaggiano i consumatori in altro modo.

Ma tutto ciò è logicamente debole. Le aziende non dovrebbero essere tenute a bada con le tasse. Né con norme ambientali o sulla sicurezza.

Dovrebbero essere sottoposte a concorrenza. Cosa che non avviene.

Per ridurre il loro potere occorre:

  • Eliminare la “personificazione dell’impresa”.
  • Eliminare la proprietà intellettuale.
  • Eliminare le banche centrali.

E poi ridurre le strutture normative che impediscono ulteriormente la concorrenza e l’imprenditorialità.

E sbarazzarsi di quelle “misure” legislative che hanno trasformato l’occidente in un neofascismo dominato da una manciata di stati forti e imprese ancora più forti.

Perché la Apple domina il mercato telefonico e rovina la vita dei lavoratori sfruttati in condizioni disumane nelle terribili fabbriche asiatiche?

Perché internet è dominato da Facebook e Google, entrambe finanziate inizialmente dalla CIA e probabilmente ancora oggi controllate dall’intelligence americana?

Perché Facebook, in particolare, è diventata la forza editoriale dominante dell’Occidente? Perché Zuckerberg è un letterato di grande cultura e successo?

No, queste aziende rappresentano esattamente ciò che temevano Thomas Jefferson e altri padri fondatori americani quando rifiutarono di cedere il potere federale alle imprese per dividerlo tra gli stati.

Le grandi imprese americane erano praticamente inesistenti fino alla Guerra Civile. Allora lo spirito imprenditoriale era al culmine, si produceva singolarmente o in società (spesso in agricoltura) e il fattore determinante era la concorrenza sul mercato, non l’attuale mostruoso governo federale.

Jefferson e gli altri temevano entità come la Compagnia del Tè delle Indie Orientali Britanniche, che frantumò l’India e divenne così potente da avere un suo esercito.

Altri articoli sul “meme” corporativo si possono trovare qui, qui e qui.

Non può che essere un meme l’idea secondo cui solo pochissime persone possono gestire l’industria mondiale. Sicuramente, anche le loro biografie sono esagerate in maniera irreale. Sono sempre dipinti come geni, e forse non a caso…

L’attuale panorama corporativo non va verso la libertà ma verso un’ulteriore crescita del modello fascista/tecnocratico voluto da poche famiglie di banchieri dedicati all’edificazione del globalismo.

Conclusione: Qualche ragione Bloomberg ce l’ha: le aziende sono troppo potenti. Ma ridurre le tasse non è la risposta giusta. Occorre sbarazzarsi dei puntelli giuridici e governativi che le tengono in piedi e lasciare che un bel po’ di genuina concorrenza e imprenditorialità tornino sui mercati occidentali.

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