Il Capitalismo è una Religione Rivelata?


[Di Robert Anton Wilson. Titolo originale: Is Capitalism a Revealed Religion? Traduzione di Enrico Sanna.]

… i miei occhi erano così accecati
che la brama di avere poté più della ragione.
~ Ovidio, Le metamorfosi

Di recente, un mio amico mi ha raccontato una storia che può ben servire da introduzione ad una rubrica di economia. Pare che fosse nel bagno degli uomini intento a vuotare la vescica quando il presidente della società entrò e prese il suo posto presso l’urinale a fianco. Al che al mio amico accadde qualcosa di strano: la sua urina cessò di uscire, per quanto lui ancora sentisse che la vescica era tutt’altro che vuota.

Ora il lettore mi accuserà di voler fare del simbolismo surreale, di essere uno sporcaccione o di avere un senso dell’umorismo pervertito, ma volendo introdurre l’argomento del capitalismo, cominciare dal cesso è secondo me la cosa migliore. Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, che il protestantesimo ha avuto un grosso ruolo nella creazione e nella conservazione dell’ideologia capitalista, e che lo stesso protestantesimo è nato in un cesso.

Vale la pena evidenziare alla luce della psicoanalisi questo fatto poco noto. Lutero dice testualmente: “Una volta in questa torre stavo meditando sulle parole ‘i giusti vivono di fede’ e ‘giustizia di Dio’. Mi chiesi subito se fosse doveroso vivere in linea con la fede [la dottrina centrale del protestantesimo – RAW]. Ebbi questa rivelazione dallo Spirito Santo mentre mi trovavo nella latrina della torre” (citato da H. Grisar in Luther).

Tutta la teologia protestante nasce da questa “esperienza nella torre”, e ad essa deve tributo. È chiamata Thurmerlehnis. Che questa esperienza non potesse avere luogo se non in una toilette è ben documentato dallo stile anale e escrementale della fantasia di Lutero: almeno due volte lo Spirito del Male gli si presentò in visione e gli si rivolse con il classico gesto di disprezzo: “mostrandogli il posteriore”, per usare le parole di Grisar.

Questa ossessione anale, inoltre, influenza tutta la sensibilità di Lutero. Il papa e i suoi vescovi, dice, sono “urina, escremento e sozzura… la sozzura del seggio papale, merda spalmata sulle maniche”, eccetera. Il demonio ci vuole “sporcare e pugnalare con la sua merda”. Quanto agli uomini, “noi non siamo che vermi nella sporcizia e nel lordume”. Si potrebbero moltiplicare le citazioni ad nauseam, se non quasi ad infinitum. Alfred North Whitehead non voleva fare polemiche ma essere preciso quando paragonò la retorica di Lutero a quella di Hitler, aggiungendo che Lutero era “più volgare”. Neanche di fronte alla morte Lutero cambiò fantasie: “Sono un vecchio coccio,” disse, “e il mondo è l’ano spalancato.”

Se non sbaglio, fu Erich Fromm a spiegare per primo il nesso tra l’etica protestante e l’ascesa del capitalismo (un nesso noto da tempo e ben documentato da sociologi come Tawney e Weber) spiegando come protestantesimo e capitalismo fossero entrambi creazioni di quelle che Freud chiama “personalità anali”. Ovviamente, Fromm deve diluire e offuscare l’intuizione freudiana di base per farla rientrare nella sua sociologizzazione della psicologia.

Questo diluire e offuscare è ciò che Fromm e altri neo-freudiani celebrano come “progresso” rispetto all’“orientamento biologico” di Freud. L’aspetto più importante per Fromm non è la sensazione corporea ma l’“atteggiamento verso il mondo” occasionalmente espresso “con il linguaggio corporeo” (sto parafrasando e condensando quello che ha scritto in Escape from Freedom). Così quel concetto di “personalità anale”, che in Freud era chiaro e eminentemente scientifico, viene volgarizzato nella nozione nebbiosa e inutilmente vaga di “personalità autoritaria”.

Lascio questa psicologia smaterializzata a quei professori che, trovandola utile davanti ad un uditorio misto e inoffensiva verso il pubblico in generale, l’hanno adottata. La mia opinione è che io ho un corpo, e anche i miei lettori hanno un corpo, e tutti noi abbiamo un corpo da molto prima di aver sviluppato un “atteggiamento verso il mondo”, e che qualunque psicologia degna di stare in un consesso scientifico debba incentrarsi su questo fatto e sul ritmo pulsante della carne viva.

Freud, come Marx (e, in modo diverso, come Cezanne) aveva il dono di una particolare stupidità; un genere di stupidità che, lo dico per vantarmi, compare spesso in questa rubrica, cosa che irrita i suoi lettori. Intendo quel genere di stupidità posseduta dal ragazzino che, nella leggenda di Anderson, si rifiutava di vedere il vestito nuovo dell’imperatore. Marx era abbastanza ottuso da ignorare, o da non credere, a tutti i pregiudizi culturali del suo secolo infame, vedendo invece con i suoi occhi che la relazione tra capo e lavoratore è essenzialmente una relazione fisica, di energie, in cui parte delle energie del lavoratore vengono risucchiate né più né meno come fa il vampiro quando succhia il sangue delle sue vittime.

Tutta la sovrastruttura ideologica posa su questo semplice processo energetico, e Marx aveva ragione quando diceva che nessun fatto, o insieme di fatti, poteva distrarlo dalla sua osservazione accurata di questa circostanza centrale del nostro sistema economico. Quando “scienza naturale” e “scienza sociale” arriveranno ad una sintesi, questo processo energetico sarà il loro principale anello di congiunzione, e sarà formulato, ne sono convinto, in una terza legge della termodinamica.

La stupidità di Freud era di un genere ugualmente brillante: fu il primo psicologo a capire davvero le implicazioni, per la psicologia, del semplice fatto che gli uomini hanno un corpo. In modo simile, la stupidità di Cezanne consisteva nel fatto di guardare al mondo come fa un bambino, non come vorrebbe un insegnante d’arte.

“… rinfresca le mie viscere nel Signore.”
~ San Paolo

Ma torniamo al mio amico, in piedi al pisciatoio nella morsa di un’impotenza di genere insolito.

I lettori cominciano a scrivermi accusandomi di essere reichiano, e io non voglio avvallare questa terribile accusa, ma non vedo neanche, né posso vedere, una spiegazione di ciò che è accaduto se non dicendo, con parole di Reich, che la presenza del presidente della società creò uno stato d’ansia; e per ansia Reich intendeva semplicemente, fisicamente, il riassorbimento dell’energia corporea dalla periferia all’interno: una contrazione. L’apparato genitale del mio amico morì nel momento in cui l’energia rifluì al centro.

Tra parentesi: dati interessanti sulla crescita di questa tendenza alla contrazione energetica nella cultura americana si possono trovare nella rubrica di Lawrence Barth su Realist dell’ottobre 1960.

Mi viene in mente un’esperienza mia personale. Di recente, un tizio che conosco si è infuriato con me a tal punto che non ha più voluto parlarmi. I miei lettori capiranno che avrà avuto le sue buone ragioni, e io sono l’ultimo al mondo a negarlo considerata la mia propensione a passare per il peggior bastardo letterario dopo Brann l’iconoclasta. Ma la questione è che a far scattare l’offesa è stato il fatto che avevo parlato male del sistema capitalistico. Esser mandato a quel paese per questo, e da un tipo solitamente poco sensibile alle mie eresie religiose e sessuali, è ciò che mi ha spinto a scrivere il titolo: “Il Capitalismo è una Religione Rivelata?” La questione è diventata così sacra che metterla in discussione oggi è più pericoloso che, per dire, chiedersi se Gesù si è mai toccato il pistolino da piccolo?

E io insisto e dico che, in senso freudiano, il capitalismo è sempre stato una religione rivelata. “La religione,” disse una volta il vecchio Sigmund, “è una nevrosi pubblica; e la nevrosi è una religione privata.” Il capitalismo, voglio dire in tutta serietà, può essere interpretato perfettamente come una nevrosi pubblica caratteristica di società in cui l’energia vitale è stata spostata dalla zona genitale a quella anale. Essendo una nevrosi pubblica, è reso istituzionale, rituale e misterioso con tutto il cerimoniale e  il latinorum di una religione qualunque.

Diamo uno sguardo al periodo storico in cui è nato. Il tardo medioevo era un’epoca di isteria (come sempre risulta da uno stato di ansia prolungata) e di caccia alle streghe (sintomo dell’isteria), e finalmente di impotenza. L’intero stile dell’età, come direbbe Spengler, è ben illustrato dalla bolla papale di Innocenzo VIII, Summis Desiderantes Affectibus:

“È recentemente giunto alle nostre orecchie… che in alcune regioni dell’alta Germania, come… Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo, e Brema, molte persone di entrambi i sessi, … rinnegando la fede cattolica… , si sono abbandonate a demoni maschi e femmine, e che, a causa dei loro incantesimi, lusinghe, sortilegi, e altre pratiche abominevoli… hanno causato la rovina propria, della loro prole, degli animali, e dei prodotti della terra… così come di uomini e donne, delle greggi e delle mandrie, delle vigne e dei frutteti… che essi hanno tormentato e torturato, infliggendo orribili dolori e angosce, sia spirituali che materiali, uomini, mandrie, greggi, e animali, impedendo agli uomini di procreare e alle donne di concepire, e facendo in modo che nessun matrimonio potesse essere consumato”.

Sembra evidente che, come nota G. Rattray Taylor nel suo eccellente Sex in History, Innocenzo si riferiva “esclusivamente a certi fenomeni sessuali patologici… soprattutto l’impotenza psichica e la frigidità.” Taylor dimostra con prove copiose che i timori papali erano ben fondati perché la dittatura della Chiesa medievale usciva completamente distrutta dalla normale attività sessuale di uomini e donne, tanto da diffondere impotenza e infertilità.

Le cacce alle streghe del periodo erano quasi tutte, come dimostra Taylor, condotte da persone che, essendo impotenti, accusavano qualche vicino di aver fatto il “malocchio”. L’infame Malleus maleficarum, il manualetto usato per secoli da cacciatori di streghe e inquisitori, somiglia molto ad un moderno manuale di patologia sessuale.

Fu da questo marasma che emersero il protestantesimo e il capitalismo. Mentre i genitali del mondo occidentale morivano, l’ano, per così dire, diventava l’ossessione principale. E tutto ispirato dalle visioni isteriche di un monaco accovacciato sulla turca.

L’intuizione psicoanalitica secondo cui il denaro simboleggia la personalità anale, e le feci oggetto d’adorazione, non è affatto una novità. Non parliamo sempre di “sporchi affari”? E Dante non mette usurai e pederasti nello stesso angolo d’inferno perché entrambi “impediscono la crescita naturale”? E seicento anni dopo Dante, un altro grande poeta, spiccatamente ostile alle teorie freudiane, arrivò alle stesse conclusioni.

L’usura uccide il bambino nel grembo.
E accorcia il corteggiamento del giovane
L’usura porta la vecchiaia nella giovinezza;
Si insinua tra marito e moglie
L’usura è contro la crescita naturale.

Sì, è Ezra Pound nel suo canto 51. Anche altrove Pound nota lo stesso andamento anti-genitale e pro-anale del temperamento capitalista (o, come dice lui, usurocratico):

il suo preservativo pieno di blatte nere,
tatuaggi intorno all’ano,
e un capannello di golfiste che lo osserva.
i violenti coraggiosi
che si sfregiano con coltelli, i codardi
incitanti alla violenza…
la bestia dalle cento gambe, USURA
e la sbobba piena di complimentosi,
che si inchinano ai signori del luogo,
illustrandone i vantaggi,
e i laudatores temporis acti, che sostengono che
la merda di una volta era più nera e sostanziosa
(Canto 15)

Alla fine del romanzo di Arthur Miller, The Misfits, l’eroe maledice, non il “denaro” ma, significativamente, “la merda e il denaro”. Un’altra rappresentazione artistica dell’orientamento anale del mondo moderno la troviamo in “The Time of Her Time”, di Norman Mailer, dove il protagonista, che cerca di curare la frigidità della sua donna, scopre che può portarla all’orgasmo penetrandola dall’ano.

In effetti, la teoria psicoanalitica secondo cui il denaro è uno stronzo simbolico è già implicita nel mito giudeo-cristiano del lavoro come maledizione lanciata contro Adamo. The Human Mind, di Karl Menninger, racconta il caso paradigmatico di un milionario ossessivamente intento a fuggire le ansie connesse alle colpe anali infantili. Casi simili compaiono nelle opere di Freud, Ferencz e Jones, oltre ad altri. Abraham, nel suo Selected Papers on Psychoanalysis, parla di un paziente ossessionato dall’idea di essere costretto a mangiare escrementi come punizione per un peccato: tema di due o tre tra gli scherzi più popolari della società capitalista.

“Il lavoro,” dice succintamente Durkheim, “per tanti è ancora una punizione, una piaga.” Freud, nella sua opera su Dostoevskij, la fa ancora più semplice dicendo che Dostoevskij era spinto a rappresentare il peso della colpa nella forma tangibile di debito schiacciante. Il famoso libro di Norman Brown Life Against Death (a cui devo tanto) riassume il tutto così: “Il denaro è il senso di colpa scorificato e raffinato finché non rimane che un cristallo puro di autoflagellazione, ma rimane sporco perché è sempre un senso di colpa.”

Può sembrare fin troppo vero se pensiamo che il problema congenito del capitalismo, che mai si risolverà, è: come scaricare il superfluo.

La psicodinamica del capitalismo, in breve, sembra essere ciò che in cibernetica è chiamato processo circolare-causale. Nato dalla nevrosi e dall’insensibilità (contrazione delle energie vitali), genera ansia crescente con i suoi imprevedibili cicli di rapida espansione e crollo e con le guerre imperialistiche necessarie a scaricare il superfluo. Ma quest’ansia di secondo ordine (che oltre al lavoratore colpisce anche il capo, in quanto anche lui è vittima dei cicli) genera un’attività frenetica compensativa che spinge l’intero sistema in avanti, verso nuove contraddizioni, nuove tragedie, nuove ansie.

Secondo le teorie di Wilhelm Reich, il cancro è dovuto tra l’altro alla contrazione dell’energia vitale, ovvero all’ansia. Chi dubita delle teorie di Reich sull’ansia dovrebbe osservarsi in un momento di tensione per convincersi che Reich aveva assolutamente ragione. Respirazione inusuale, e quello che A. S. Neill chiamava “il male dello stomaco rigido”, formano quella sensazione che noi chiamiamo “ansia” o “tensione”, ed entrambi sono dovuti ad una contrazione muscolare, come quella che vediamo in un bambino che si contrae per la paura.

Nel contesto delle teorie di Reich, provate a leggere le parole seguenti, che vengono da uno dei più entusiasti difensori del capitalismo americano moderno, Ernest Dichter, presidente dell’Institute of Motivational Research: “È probabile che oltre la metà delle malattie dell’uomo siano psicogenetiche.” Così dice in The Strategy of Desire. E poi: “Preoccupazione, disadattamento e altri disturbi emotivi potrebbero essere responsabili di qualunque male dall’infarto al cancro.” Il compito di Dichter, da sacerdote di Motivational Research, consiste nell’usare questa “preoccupazione, disadattamento e altri disturbi emotivi” per convincere le persone a lasciarsi sfruttare ancora di più dall’élite di potere del capitalismo.

Secondo i risultati di un recente simposio sui fattori psicologici che determinano il cancro, tenutosi presso l’Università della California, tutte le donne con tumore al seno analizzate dal dottor Franz Alexander in un suo studio mostravano i sintomi di grossi problemi psichiatrici, spesso accompagnati da un certo grado di disfunzione sessuale; un altro studio, riguardante le donne con tumore all’utero, ha messo in evidenza problemi psichiatrici ancora più grandi, soprattutto del genere comunemente chiamato “frigidità” (Psychological Variables in Human Cancer, University of California Press).

Vihjalmur Stefansson, in Cancer: Disease of Civilization, nota come questa patologia sia rara, se non inesistente, tra le tribù primitive. Non c’è bisogno di aggiungere che il comportamento fisico delle popolazioni primitive è così diverso da quello della nostra cosiddetta “civiltà” che quasi tutti gli esploratori conosciuti commentano divertiti i loro comportamenti. L’uomo primitivo, privo di ansia e di quelle difese contro l’ansia tipiche della nostra cultura, cammina, siede, assume pose in modi che dovrebbero appartenere a qualunque umano: con grazia e naturalezza. Guardatevi attorno e vedrete pose che rivelano una tensione interiore; allora capirete perché Reich definì il cancro una biopatia che causa contrazione.

Il mio gentile direttore mi ha chiesto di non fare più l’esempio dell’uomo che cammina nel parco con una radio in mano ogni volta che voglio dire che nell’America moderna le persone sono morte. Va bene. Faccio un altro esempio. Una volta ho detto ad una giovane donna (che sarebbe la moglie del tipo che ha smesso di parlarmi quando ha scoperto che sono socialista): Guarda quell’albero… Caspita!” Lei, freddamente, ha risposto: “L’ho visto,” e mi ha snobbato come uno che dice cretinaggini. Il punto è che lei non ha guardato; neanche di sfuggita. A Basho bastava un’occhiata ad un nonnulla come un gagà con la fregola per scriverci sopra una poesia:

Sbadiglia. Poi all’erta,
il gatto esce
verso una notte di trombate.

Questo non è semplicemente “l’occhio del poeta”; ce l’aveva anche Cezanne. Ma non è neanche “l’occhio dell’artista”; Darwin ce l’aveva quando vide l’iguana e intuì le leggi dell’evoluzione. È quel genere particolare di stupidità di cui parlavo prima. È l’occhio infantile, innocente, di un uomo che non è completamente accecato dalla stronzaggine organizzata e dall’insensibilità ad un sistema sociale ingiusto. È ovvio, o dovrebbe esserlo, che il bianco pieno di pregiudizi non “vede” mai un negro; vede le bugie sociali, gli stereotipi che stanno nella sua mente (questo è il succo del miglior romanzo sui negri americani mai scritto: Invisible Man di Ralph Ellison).

Dovrebbe essere egualmente ovvio che, in un sistema sociale spinto dall’ansia e dall’affievolimento dell’energia vitale, nessuno riesce più a vedere neanche la strada in cui vive. Siamo morti che camminano, come Lawrence ha cercato in tutti i modi di dimostrare ne L’amante di Lady Chatterley, grande romanzo, letto da pochi, in cui il lettore medio cerca qua e là qualche scena sessualmente gratificante saltando quei passaggi in cui riposa metà del significato: quelli in cui l’impotenza trasforma Clifford in un ricco uomo d’affari.

Sono diciassette anni che il mondo è scioccato dalla scoperta dei campi di concentramento nazisti nel 1944. Ancora non riusciamo a spiegarci queste cose, come sia stato possibile. Vorrei concludere questa rubrica con una serie di fatti che potrebbero gettare un po’ di luce su ciò che accadde in Germania (e che sta accadendo qui), fatti che possono essere spiegati con la mia ipotesi, secondo cui il capitalismo nasce dalla mortificazione dei genitali e la successiva concentrazione dell’interesse sull’ano, cosa che non può essere spiegata con altre ipotesi.

1. Gli inglesi dei tempi di Shakespeare erano un gruppo di modaioli sconci, sexy e disinibiti. Quando in Inghilterra si diffuse il capitalismo, il carattere nazionale cambiò marcatamente, tanto che oggi non riusciamo ad immaginare Falstaff e i suoi amici come veri inglesi. L’attuale uomo inglese post-capitalista è l’epitome dell’individuo chiuso in un’armatura, rigido,  “morale” fino all’ossessione, assolutamente privo di spontaneità. Allo stesso tempo, l’Inghilterra fu la prima nazione a idealizzare consciamente una donna completamente frigida.

2. Il capitalismo è nato principalmente in Germania, e principalmente ai tempi di Lutero.

3. Anche il regime fanatico e sessuofobo di Calvino a Ginevra fu una delle prime creazioni dello spirito capitalistico. Raleigh, notando il grigiore dei ginevrini, disse: “non gli resta che l’usura”.

4. Quando il capitalismo cominciò il suo dominio in Germania, il carattere nazionale tedesco si irrigidì, divenne più chiuso, corazzato, segreto, carente di giocosità e spontaneità, eccetera. È da qui che è nato l’automa, che è una caricatura vivente dell’umanità, il soldatino di piombo che va a passo d’oca, meglio noto come nazista.

5. L’America, l’unico paese ancora capitalista al 100%, è anche il più puritano al mondo. Anzi, è l’unico paese ad aver condannato a morte un uomo nel ventesimo secolo non per assassinio ma (in realtà) per un delitto sessuale.

6. In America l’insensibilità cresce a ritmi allarmanti. Lawrence Barth qualche mese fa ha raccontato su Realist un incidente avvenuto ad una corsa automobilistica in Illinois, dove una sezione degli spalti è crollata, uccidendo e ferendo un gran numero di persone. Secondo le testimonianze, le persone nella sezione rimasta intatta erano completamente indifferenti; anche quelli che stavano a pochissima distanza dai corpi doloranti delle vittime. Ed è sempre questo paese che ha buttato l’atomica due volte su altrettante città popolate da uomini, donne e bambini, e che ha fatto piovere il napalm sui suoi nemici in Corea.

7. Nella cittadina di Harmony, nella Carolina del Nord, qualche tempo fa l’associazione dei reduci ha organizzato una caccia al coniglio… per beneficenza, ovviamente. I conigli sono stati pestati a morte con mazze da baseball.

8. I misteri dell’economia capitalista sono considerati sacri come quelli di qualunque altra religione, ovvero di qualunque altra nevrosi sociale organizzata. Si pensa che solo gli “esperti” siano in grado di capire “il tasso di interesse”, “il costo del denaro”, i “pericoli” dell’inflazione”, eccetera. L’intero sistema, “la magia nera del denaro”, come disse una volta Pound, si basa sull’allevamento del denaro come se fosse cosa viva (“I tuoi soldi sono pecore o montoni?” ~ Shakespeare). O, come disse Paterson, il fondatore della Banca d’Inghilterra, “la banca vanta interesse su tutto il denaro che crea dal nulla.” Questa creazione dal nulla è proprio quello che il bambino cerca di fare con le sue feci, secondo Freud, Jones, Ferencz, Abraham, Menninger e altri psicanalisti. Tra parentesi, una volta Rexroth, parafrasando l’analisi dantesca di questo sistema, disse che, per Dante, l’usuraio è un pederasta che vuole lasciare l’eredità ai suoi stronzi.

Potrei andare avanti, ma a cosa serve? Chi ha anche un minimo di esperienza di psichiatria sa dove voglio arrivare. Gli altri rideranno, come hanno sempre fatto da quando Freud pubblicò le sue prime casistiche. Agli scettici chiedo solo una cosa: non tirate fuori la Russia sovietica, per favore. Quell’orribile esempio di capitalismo di stato non ha niente a che vedere con quello che io, e altri socialisti libertari, vorrei offrire in alternativa al sistema attuale.

Dei dannati all’inferno, Dante dice che avevano perso il ben dell’intelletto, ovvero che non sapevano più vedere le cose. Questa che ho fatto in questa rubrica non è una critica sociale di genere marxista, ma solo un modo per dire che c’è qualcosa di letteralmente patologico in un sistema che rende le persone sempre più incapaci di vedere le gioie dei sensi per costringerle sempre più a stare nel solco della ricerca del profitto.

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