La Democrazia è Fallita


[Di CrimethInc. Titolo originale: Democracy is Bankrupt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cos’è successo a tutto l’ottimismo della scorsa stagione elettorale, tutta quella frenesia riguardo la speranza e il cambiamento? Da decenni appuntiamo le nostre speranze su un candidato dopo l’altro; ora pare che la gente stia cominciando a capire la farsa. Gli unici che ancora la prendono sul serio sono quelli che protestano facendo la democrazia in piazza.

Perché la democrazia è deludente? È una questione di collegi elettorali, di sistemi per votare, di ridisegno dei collegi? È qualcosa che si può riparare con una riforma elettorale? Allora perché, anche quando il nostro candidato favorito passa, siamo insoddisfatti per il risultato?

È il potere economico che corrompe i programmi politici e controlla i media? Sì, ma quando il potere è distribuito in modo da premiare chi rastrella più profitto, alla fine ciò non può non influenzare la politica. Finché esisterà la proprietà privata, i ricchi avranno sempre più potere di leva sulla nostra società, che possano letteralmente comprare il voto o meno.

È una questione di proporzioni? Le stesse procedure funzionerebbero bene se applicate a livello locale, o di assemblea generale? Chiunque abbia vissuto in un piccolo centro sa che, anche se più personale, la politica su piccola scala può essere alienante. Allo stesso modo, lasciare che un’assemblea generale arbitrariamente costituita determini quello che si può o non si può fare, è ancora più ridicolo che essere perseguitati da polizia e agenti delle tasse.

Forse il problema ha a che fare con la democrazia in sé. Sinceramente, quando mai ha mantenuto pienamente le promesse? Nell’antica Atene, dove donne e schiavi non potevano partecipare? Ai tempi dei padri fondatori, alcuni dei quali possedevano schiavi? Oggi, quando si suppone che tutti abbiano una parola ma l’autodeterminazione è sempre più lontana?

Continuiamo a dare la colpa a singoli politici e partiti, come se fosse una questione di carenze personali. Ma un sistema che parte dal principio che le persone devono essere perfette è un sistema fallito. Ci sono politici con buon intenzioni, ma sono impossibilitati. Tutte le buone intenzioni del mondo non possono nulla se la struttura è guasta.

Allora cambiamo la domanda:

Perché diciamo di voler cambiare i governanti se in realtà vogliamo cambiare la nostra vita?

La risposta è ovvia: perché i nostri governanti controllano la nostra vita più di noi. Ma cambiare governanti non aggiusterà le cose. Poter scegliere il male minore è davvero il migliore dei mondi possibili?

Immaginate se si potesse avere il controllo totale della vostra vita. Certo non lo vedrete mai nei programmi elettorali. Allora, quale volontà si può esprimere con il voto, e quale struttura occorre per imporla?

Pensate a quello che succede nel Pentagono, nel Cremlino, in tutti i consigli cittadini. Le attività quotidiane sono le stesse, che governino i democratici o i repubblicani; non è molto diverso da com’era cento anni fa. Chiunque sia al comando, la macchina dello stato impone la sua logica: amministrazione, coercizione, controllo. I politici promettono il mondo, ma il loro compito è di tenerlo fuori dalla nostra portata; per dominarlo.

I nostri predecessori lottarono duramente per rovesciare i monarchi che li governavano. Quando finalmente ci riuscirono, tennero in piedi le stesse strutture erette dai monarchi, gli stessi ministeri e le corti e gli eserciti, pensando che si potessero dirigere a vantaggio di tutti. Ma anche cambiando chi sta dall’altra parte dell’apparato (un re, un presidente o un corpo elettorale), per chi sta da questa parte del potere non cambia nulla. Leggi, amministratori e polizia in una democrazia sono tanto impersonali e coercitivi quanto lo sono le leggi, gli amministratori e la polizia in una dittatura. Il problema è nell’istituzione governativa, che tiene i governati lontano dal loro potere.

Come disse Oscar Wilde, democrazia è quando “le persone sono bastonate dalle persone per il bene delle persone.” L’essenza della democrazia non è solo la partecipazione collettiva alle scelte, ma anche l’apparato che impone le scelte a tutti quanti, votanti e non. Una versione azzoppata del nostro ideale di “democrazia diretta” non ci darà mai la libertà che cerchiamo. Dobbiamo sognare più in grande, guardare indietro a come facevano i nostri predecessori quando erano governati dai monarchi, a come si fa oggi laddove la nostra vita non è condizionata dal controllo politico dall’alto.

Eliminiamo la rappresentanza; c’è sempre una differenza enorme tra ciò che faremmo noi e ciò che fanno altri in nostro nome. Eliminiamo l’idea che ci debba essere un solo corpo decisionale legittimo, un collo di bottiglia attraverso il quale debbano passare tutte le decisioni. Edifichiamo nuove strutture che promuovano autonomia e libera associazione, così che le decisioni vengano dal consenso di tutti mantenendo restando indipendenti per tutto il resto. Libertà non significa altro.

Decentrando il potere, tutti noi possiamo prendere la nostra vita nelle nostre mani e capire il potenziale. Quando le strutture sociali sono su base volontaria, solo quelle che vanno nel migliore interesse di tutti restano in piedi. All’inizio potrebbe non essere facile, ma è meglio che piegare la testa davanti a chi sparge paure per trarre profitto dal controllo gerarchico.

Un Attimo! Siamo Pragmatici!

Tutto questo suona perfetto in teoria, ma non è che ci taglia fuori? Forse è completamente marcia, ma la democrazia è tutto ciò che abbiamo. Come possiamo influire sulla società se ci rifiutiamo di parteciparvi?

Proviamo a ribaltare questa domanda. Che cosa incentiva i politici a darci quello che vogliamo se ci limitiamo a chiederlo educatamente? Il potere economico avrà sempre più denaro di noi per comprare i politici: gli accordi sottobanco sono sempre più appetitosi. Per far leva su chi ha il potere non resta che minacciarlo di toglierglielo, il potere.

Questo va oltre la scelta a ping-pong tra un partito e l’altro. Quando un movimento diventa di massa, quando sviluppa la capacità di operare direttamente il cambiamento richiesto, i politici sono costretti a correre dietro, si danno da fare per soddisfare le richieste prima di essere esautorati completamente. Se vogliamo far leva sul governo, la via più efficace per chi non è né milionario né burocrate di partito consiste nell’aggirare i canali istituzionali e contestare l’autorità. Così gli stessi principi che potrebbero portarci oltre la democrazia (azione diretta, mutuo appoggio, libertà, autonomia) sono anche gli unici che possono aiutarci ad avere un qualche potere reale.

Chi mendica non può scegliere. Quando facciamo una petizione, stiamo prima di tutto concedendo il potere di determinare quali sono le scelte. Meglio smettere di agire in funzione dei governanti e incominciare ad impostare il nostro programma.

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