La Rosa Bianca


rosa bianca

E le donne della Rosenstraße

[Di Hans Sherrer. Dalla presentazione del sito forejustice.org. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il 22 febbraio 1943, Sophie Scholl, suo fratello Hans e Christoph Probst furono dichiarati colpevoli di tradimento verso la Germania. Lo stesso giorno furono decapitati. Condannati come traditori per aver prodotto e distribuito volantini con l’intestazione “Volantino della Rosa Bianca”, dal nome del loro gruppo informale. Il volantino illustrava in modo chiaro e enfatico  i crimini commessi contro milioni di innocenti in Europa e Russia da parte di politici che agivano nel nome del popolo tedesco. Era il sesto di una serie distribuita in vari modi in meno di un anno in tutta la Germania.

Il movimento della Rosa Bianca intendeva far capire ai tedeschi che era possibile influire in positivo sulla società per renderla più umana. Il suo motto era “Libertà e Onore!” La Rosa Bianca spronava i tedeschi ad agire con forza per creare questa società, alzandosi in piedi e rifiutandosi di obbedire passivamente al governo che macchiava il buon nome dei tedeschi. Per aver osato suggerire ai tedeschi di agire secondo coscienza invece di obbedire allo stato senza riflettere, i componenti della Rosa Bianca furono oggetto di una caccia spietata da parte del governo. Oltre ai Scholl e a Christoph Probst, furono condannati anche Alexander Schmorell, Willi Graf, il professor Kurt Huber e Hans Leipelt.

La Rosa Bianca capiva, esplicitamente o intuitivamente, che i mezzi per realizzare il desiderio di vivere in una società in cui donne, uomini e bambini fossero rispettati e non strumenti del governo, doveva agire in coerenza con l’obiettivo. Gli uomini e le donne della Rosa Bianca non usavano la violenza. Al contrario, seguivano il loro sogno e diffondevano il loro messaggio distribuendo volantini che esprimevano verità altrimenti sconosciute, perché i tedeschi sapessero. In una Germania dilaniata dalla guerra, osarono andare oltre l’esercizio della libertà di pensiero esercitando anche la libertà di associazione, parola e stampa: per questo alcuni di loro pagarono con la vita. Cliccate qui per andare alla pagina che parla del loro coraggio.

Il potere della Rosa Bianca fu evidente appena pochi giorni dopo la condanna di Hans e Sophie Scholl e di Christoph Probst, e dimostrava come le autorità politiche della Germania avessero molto da temere da una presa di coscienza dei tedeschi. A cominciare dal 27 febbraio 1943, un gruppo di donne tedesche non ebree cominciò una protesta nonviolenta presso il Centro della Comunità Ebraica della Rosenstraße, a Berlino, dove 2.000 ebrei erano rinchiusi. Questi uomini, destinati alla deportazione, erano i mariti, i fidanzati, i figli e gli amici delle donne che protestavano. Per una settimana queste donne, il cui numero si stima in 6.000, cantarono, si tennero per mano, sfidarono apertamente gli ordini della Gestapo che voleva disperderle e ignorarono la minaccia di essere arrestate o prese a colpi di mitra. Temendo la possibilità che la sfida all’autorità si estendesse a tutta la Germania, il governo cedette dopo una settimana e liberò tutti gli uomini. Gran parte di loro sopravvisse alla guerra. Dovettero la loro vita unicamente al coraggio di quelle donne che innalzarono la propria persona ad un livello impareggiabile in un momento in cui era in gioco la vita delle persone che amavano. Questo eccellente sito parla di queste donne coraggiose.

Ed è nello spirito degli eroi della Rosa Bianca e della protesta della Rosenstraße che è stata creata la parola forejustice, per indicare l’azione che promuove la giustizia nella società. Insistere energicamente sulla giustizia crea una sorta di bolla che prende il posto, nel tempo, nella coscienza e nella realtà, della tolleranza alle ingiustizie. Immaginare una società più giusta è il primo passo per esprimere con forza questa fede in un’azione positiva e nonviolenta, in coerenza con il fine desiderato.

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