Il Razzismo


Woodstock 1968

[Di Hannah Arendt. Estratto dal saggio Sulla Violenza. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il razzismo, bianco o nero che sia, è violento al massimo grado per sua stessa definizione perché si oppone ad una realtà biologica, il fatto che la pelle sia bianca o nera, e che nessuna autorità, nessun potere possa farci nulla; lo sbocco ultimo, in casi critici, è lo sterminio chi ha la pelle di colore diverso. Il razzismo, a differenza della razza, non è un fatto ma un’ideologia, e le azioni che porta con sé non sono un riflesso condizionato, ma atti deliberati basati su teorie pseudo-scientifiche.

Nella lotta interrazziale la violenza è sempre omicida, ma non “irrazionale”; è la conseguenza logica e razionale del razzismo, con il che io non intendo un qualche vago pregiudizio da parte dell’una o dell’altra parte, ma un sistema ideologico esplicito. Sottoposti alla pressione del potere, i pregiudizi, diversi sia dagli interessi che dalle ideologie, possono indietreggiare, come nel caso del trionfale movimento per i diritti civili, un movimento del tutto nonviolento.

Tra parentesi, già nel 1964… gran parte degli americani erano convinti che la subordinazione e, in misura minore, la segregazione fossero sbagliati.

Ma se boicottaggi, sit-in e dimostrazioni di piazza riuscirono ad eliminare le leggi e le ordinanze discriminatorie al sud, furono un fallimento totale e diventarono controproducenti quando vennero in contatto con le condizioni sociali dei grossi centri urbani: da un lato le necessità stringenti dei ghetti neri, e dall’altra gli interessi prioritari delle classi bianche a basso reddito in materia di alloggi e istruzione. Le azioni servirono unicamente a portare alla luce, in strada, una condizione che evidenziava pericolosamente l’inconciliabilità di base degli interessi.

Ma neanche la violenza di oggi, le rivolte dei neri, la reazione potenzialmente violenta dei bianchi sono manifestazioni di ideologie razziste corredate della loro logica omicida. Le rivolte, come dichiarato recentemente, sono “proteste articolate con rimostranze genuine; e non c’è dubbio che tra le [loro] principali caratteristiche ci sia il contenimento e la selettività; ovvero… la razionalità.”

E lo stesso si può dire delle reazioni, che, contrariamente a quanto si prevedeva, finora non sono state caratterizzate da violenze. È la reazione perfettamente razionale di certi gruppi d’interesse che protestano furiosamente perché tra tutti sono gli unici a pagare pienamente il costo di mal congegnate politiche integrative, dalle cui conseguenze i loro autori possono evadere facilmente. Il pericolo maggiore viene dalla parte opposta: poiché la violenza ha sempre bisogno di giustificazioni, un’escalation della violenza in strada potrebbe far nascere un’ideologia davvero razzista che la giustifichi. Il razzismo dei neri, smaccatamente evidente nel “Manifesto” di James Forman, è probabilmente più una reazione alle rivolte caotiche degli ultimi anni che la loro causa.

Certo, potrebbe provocare da parte dei bianchi una reazione molto violenta, il cui pericolo maggiore potrebbe essere la trasformazione di un pregiudizio in una ideologia razzista a tutto tondo per cui “legge e ordine” sarebbe una semplice maschera. In questo finora improbabile caso, il clima delle opinioni nel paese potrebbe deteriorarsi al punto che una maggioranza dei cittadini potrebbe essere disposta a pagare il prezzo del terrore invisibile di uno stato di polizia pur di mantenere la legge e l’ordine nelle strade. Quello che abbiamo oggi, una sorta di reazione poliziesca molto brutale e visibile, non è niente di simile.

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