La Vittoria di Hitler?


[Di Jacques Ellul. Originale pubblicato il 23 giugno 1945 con il titolo Victoire d’Hitler? Traduzione di Enrico Sanna.]

Ora che la Germania e il nazismo sono stati schiacciati, ora che la vittoria delle forze alleate è finalmente una realtà, uno dei nostri interrogativi trova una risposta negli ultimi due ordini del giorno di Hitler, neanche un mese prima della sua sconfitta, in cui dava per certa la sua vittoria.

Al momento tutti si misero a ridere, perché era chiaro che niente avrebbe potuto salvare la Germania. Pensavamo: il tuo popolo è abbattuto, sei pazzo. Nessuno lo ricorda più oggi perché la questione è sistemata. Ma non sarebbe meglio rivedere questo nostro atteggiamento di fronte alle asserzioni di quest’uomo? Quando, a partire dal 1938, minacciava, noi dicevamo “ricatta”. Quando, nel gennaio 1940, diceva che a luglio sarebbe entrato a Parigi, noi dicevamo “sbruffone”. Quando, nel 1938, diceva di voler invadere la Romania e l’Ucraina, chi lo prendeva sul serio?

E però, se avessimo preso sul serio il Mein Kampf, se avessimo voluto vederci un piano d’azione e non, come solitamente pensiamo nel caso dei nostri politici, un programma elettorale che non sarebbe mai stato realizzato, forse avremmo preso qualche precauzione. Perché tutto quello che Hitler ha fatto è stato annunciato nel Mein Kampf: obiettivi, metodi, risultati. Non riuscì a completare tutto, ma non gli mancò la volontà. Fece tutto quello che aveva detto. Possiamo prendere alla leggera questi ordini del giorno in cui, pur sapendo che il suo esercito era sconfitto, dichiarava ancora la sua vittoria?

La prima cosa da notare è che non si riferiva evidentemente alla vittoria dell’attuale Germania, né ad una vittoria militare. Si riferiva alla vittoria del nazismo, alla vittoria della Germania eterna, ovvero, se capiamo bene, ad una vittoria politica. Non è la prima volta che gli sconfitti sconfiggono politicamente i loro vincitori. Allo stesso modo gli eserciti della Rivoluzione [francese] e dell’Impero, pur essendo stati sconfitti alla fine, riuscirono a portare in tutta l’Europa l’idea della repubblica e i sentimenti della libertà di cui nessuno riuscì a fermare la marcia trionfale nel 19º secolo.

Ma oggi cosa vediamo?

Primo, Hitler proclamò la guerra totale, anzi il massacro totale. E noi conosciamo le regole di questa guerra… Tutti devono allinearsi con lui, rendere totale la guerra, ovvero la guerra di sterminio delle popolazioni civili (compito che ci riesce benissimo!) e utilizzare illimitatamente tutte le forze e le risorse della nazione ai fini della guerra. Per conquistare, non si può fare altrimenti. Ovvio. Ma è proprio sicuro che il male si sconfigge con altro male? Nessuno può negare che, spingendoci al massacro dei civili, Hitler è incredibilmente riuscito a metterci sulla strada del male. E non è detto che possiamo uscirne subito.

Pensiamo ai piani di riorganizzazione del mondo attuale,  pensiamo a come trattiamo le minoranze, pianificando il trasferimento di intere popolazioni eccetera, e allora ci chiediamo se l’influsso che ci spinge a disprezzare la vita umana (alla faccia delle belle dichiarazioni!) non sia più profondo di quanto non si creda.

E la mobilitazione totale, per giunta, ha conseguenze parallele. Non solo le forze mobilitate svolgono un compito improprio, ma soprattutto lo stato è incoronato come potere assoluto.

Per forza! Non eravamo capaci di fare altrimenti. Ma è importante notare che anche qui abbiamo seguito l’esempio di Hitler. Per mobilitare tutta la nazione, lo stato deve prendere in mano tutte le sua capacità economiche, finanziarie e vitali, e mettere a capo di tutto i tecnici, che così diventano il motore di tutto. È la soppressione della libertà, dell’uguaglianza, della fornitura di beni, della cultura come cosa a sé stante, delle cose e presto anche di quelle persone che non sono utili alla difesa del paese. Lo stato prende tutto, lo stato usa tutto servendosi dei tecnici. Cosa è questa se non una dittatura? E però è questo che Inghilterra e Stati Uniti hanno messo su… per non dire della Russia. Assolutismo di stato. Primato dei tecnici. Sicuramente siamo esenti dal mito dell’antisemitismo, ma e quello dell’antinazismo o dell’anticomunismo? Sicuramente siamo esenti dal mito della razza, ma e quello della libertà? Perché si può parlare di mito quando si parla continuamente di libertà che in realtà viene abolita dappertutto.

Ma si è trattato di una volta sola, diciamo noi, serviva per la guerra, con la pace torneremo alla libertà. Certo dopo la guerra è possibile che in un certo paese fortunato ci sia una certa libertà, ma possiamo stare sicuri che sarà breve. Anche dopo il 1918 dicevamo che le misure di guerra sarebbero scomparse… E le abbiamo ancora… E ci sono altre due cose che rimangono. Primo, quei pochi piani economici di cui abbiamo conoscenza (il piano Beveridge, il piano per la piena occupazione e il piano finanziario americano) dimostrano abbondantemente che l’influenza dello stato sulla vita economica è un dato di fatto e che ci dirigiamo verso una dittatura economica mondiale. E poi una legge della storia: dalla storia sappiamo che tutto il potere reclamato dallo stato non viene più reso. Forse l’esperimento più interessante è quello della nostra Rivoluzione Francese che, nata nel 1789 nel nome della libertà dall’assolutismo,   nel 1791, ancora nel nome della libertà, è finita con l’assolutismo giacobino. Allo stesso modo, dobbiamo attenderci domani l’instaurazione di dittature mascherate in tutto il mondo, necessità a cui ci avrà spinto Hitler. Certo possiamo reagire, possiamo lottare, ma chi pensa di farlo su questo piano?

E questa è la seconda vittoria di Hitler. Parliamo tanto di democrazia e libertà. Ma nessuno vuole più viverci ormai. Siamo abituati ad avere lo stato che fa tutto, e quando qualcosa va storto diamo la colpa allo stato. Cosa resta da dire se non che chiediamo allo stato di prendere in mano tutta la vita di una nazione? La vera libertà a chi interessa? Una limitazione dei diritti dello stato appare una pazzia. I lavoratori sono i primi ad invocare la dittatura. La cosa più importante è sapere chi farà questa dittatura. E il movimento per la libertà economica e politica è sconosciuto tranne in America, ma anche qui è sostenuto dai “capitalisti” che vorrebbero liberarsi del controllo statale.

Al contrario la totalità della popolazione, in Francia come negli Stati Uniti, non si fermerà davanti a nulla pur di avere un governo dittatoriale e l’economia nelle mani dello stato. La formalizzazione di tutto è quasi un fatto compiuto, o viene realizzato ogni giorno dal disinteresse del popolo per i litigi politici, cosa che innegabilmente è un sintomo grave di quella mentalità che è, indubbiamente, la “precondizione del fascismo”.

Certo si può provare a reagire. Ma in nome di cosa? La libertà faceva palpitare i cuori francesi quando si trattava della libertà dal Boche (soldato tedesco, spregiativo, es). Oggi la libertà ha perso tutto il suo significato. Libertà dallo stato? Non importa a nessuno. E quanto a questa capacità di ripresa interrotta, possiamo appellarci ai “valori spirituali” per mettere il popolo al lavoro. Ah sì… come Hitler… come Hitler quando ebbe l’idea fenomenale di mettere lo spirituale al servizio del materiale, di utilizzare ogni mezzo spirituale per realizzare fini materiali.

La dottrina dell’uomo, del mondo, della religione per arrivare al potere militare e economico. Piano piano, ci stiamo avviando su questa strada. Vogliamo la mistica, qualunque cosa essa sia, purché sia una mistica che serve il potere, una mistica che conquisti il sostegno di tutti i cuori francesi, che li faccia agire con entusiasmo, come guide verso il sacrificio nell’esaltazione. Vogliamo soprattutto questa mistica. Vogliamo soprattutto che questa dittatura, che noi accettiamo implicitamente, sia totalitaria, ovvero che si prenda l’uomo nella sua interezza, corpo, anima, cuore, per metterlo al servizio assoluto della nazione. L’offensiva per cui ci stiamo addestrando ruota attorno all’idea secondo cui la Chiesa deve imparare a mettere la Chiesa davanti alla nazione. Questo è un sintomo di quel totalitarismo che cresce piano, insidioso, il sacrificio che prepara l’uomo allo stato Moloch.

Chi dice che esagero non vede la realtà sotto gli abbellimenti del discorso. Basta fare un confronto tra la libertà economica, politica, sociale e amministrativa del 1935 e quella del 1945 per rendersi conto dei passi enormi fatti in dieci anni. Ma se pensiamo che reagire presupponga la nostra reazione contro l’invasione dello stato, contro il controllo dell’economia, contro la polizia, contro l’assistenza sociale, allora stiamo pensando di aizzare l’intera nazione contro noi stessi, perché reagiremmo contro cose considerate un bene, cose di cui nessuno oggi può dire di poter fare a meno!

La vittoria di Hitler, non formale ma di fondo. Non è la stessa dittatura, lo stesso misticismo, lo stesso totalitarismo, ma è una dittatura, un misticismo, un totalitarismo di cui stiamo mettendo le basi con entusiasmo (poiché stiamo pagando la sconfitta militare di Hitler) e che non avremmo qui se non fosse già accaduto. E più che i massacri, è questo il compito satanico di cui noi siamo stati gli agenti nel mondo.

Agenti perché lui non ha inventato nulla. La preparazione di questa crisi ha una lunga tradizione che porta il nome di Machiavelli, Richelieu, Bismarck, tra i tanti, e l’esempio di quegli stati che dal 1918 vivono già questa dittatura, tra le altre cose. Hitler ha solo esasperato ciò che già esisteva. Ha diffuso il virus e lo ha fatto crescere rapidamente.

Cosa resta da dire? Ci ritiriamo davanti a questo mondo lanciato verso un destino che ci distruggerà? Certo che no.

Ma una cosa appare chiara: è inutile arginare questo movimento con strumenti politici o tecnologici. Davanti a questa marea che distrugge ogni valore spirituale, e l’uomo stesso, forgiando le sue catene d’oro, si possono solo chiamare a raccolta chi, essendo pienamente uomo, non si lascerà assorbire da questa civiltà, non si chinerà davanti alla schiavitù. Ma come possono gli uomini, deboli e nel peccato, resistere e proteggere il loro destino nel formicaio del domani?

Davanti a questa marea che distrugge ogni valore spirituale e l’uomo stesso, si può solo invocare l’Uomo. “Ecce Homo”. L’Uomo Gesù Cristo che solo spezza il destino del mondo, che solo chiude la bocca del Moloch, che solo libererà domani gli uomini dalla servitù che il mondo di oggi prepara per noi.

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