Bye bye, Lew!


Di Enrico Sanna

Guardo Lew nello specchietto retrovisore. Lo vedo che diventa sempre più piccolo. Ho iniziato a seguire lewrockwell.com sette o otto anni fa. La mattina scaricavo l’email con le cose del giorno. Leggevo quasi tutto quello che pubblicava.

Con il tempo sono cambiato. Ho cominciato a vedere le cose in modo diverso. Ho cominciato a ripensare molte cose riguardo l’anarco-capitalismo. Soprattutto riguardo tutto quello che viene dopo la parola anarco. Come diceva Jack London, ho visto gli ingranaggi dentro la macchina. Continuo a ricevere le email con gli articoli del giorno. Do uno sguardo veloce. I titoli dicono molto.

Anche i nomi. Molti di questi nomi non potrebbero stare nella stessa frase in cui compare la parola anarchia. Persone come Pat Buchanan, Gary North (fautore né più né meno che di una teocrazia, leggete il suo commento alla bibbia), Paul Craig Roberts. Quest’ultimo, poi, è stato nell’amministrazione Reagan negli anni ottanta. E pare che non ne sia mai più uscito.

La mia impressione è che continuino a giocare il gioco finché dura. La mia impressione è che siano pronti a saltare sulla barca di una qualche soluzione politica non appena arriva in vista. Anarchici! Prrr! E fanno il gesto dell’ombrello. Vedi l’ultima smielata con lo SturmTrumpen, l’amico che non fa la guerra ma la guerra fa. Si nota di più se vado da A a Z o da Z a A?

E poi quella roba sull’immigrazione. La prima volta mi è venuto un colpo. Gli ho mandato un’email per contestare chi aveva scritto l’articolo. Pensavo fosse un’eccezione. Macché. Era proprio roba loro. Cacca certificata. Con quel noi che dobbiamo preservarci puri. E quel loro che devono stare nel recinto. Sporchi, ignoranti e maledetti. E le pacche sulle spalle. Bianche come calce.

E allora bye bye, Lew. Può darsi che arriverà qualcun altro meglio di lui. Può darsi. Ma lui no. Lui non cambierà. Troppi fili bianchi nella barba. Una volta l’ho visto in un’intervista. Parlava con le gambe accavallate. Diffidate di chi parla con le gambe accavallate. È una posizione troppo comoda. Uno ci si abitua e non cambia più.

Com’è che me ne accorgo solo ora?

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