Due Note sugli Aborigeni


[Di J. Clancy. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Aborigines in Australia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qui in Australia c’è stato un simposio di grandi menti bianche sotto forma di corte suprema, in cui si è deciso (dopo aver ignorato le sofferenze degli aborigeni per duecento anni) che prima del 1788, quando arrivarono i soldati britannici con un carico di ladruncoli per includerci nell’impero britannico, qui c’erano persone. Queste persone erano di una razza intelligente dalla pelle scura, gli aborigeni, di cui sappiamo che abitavano qua da 60.000 anni.

Seguì la carneficina, soprattutto ad opera della polizia bianca, gli allevatori, l’esercito e gli uomini d’affari. Molti furono uccisi come al tiro al piccione, soprattutto quelli abbastanza coraggiosi da difendere la loro famiglia. È andata avanti così fino al 1950. Da allora, i nostri “poliziotti” razzisti sono andati avanti con semplici assassinii, solitamente in segreto nelle carceri, segreto che ora è noto a tutti. Dopo tantissimi anni di sopravvivenza in questo continente aspro, i neri non hanno ancora sviluppato immunità contro malattie come il morbillo e l’avvelenamento da alcol. Non tollerano l’alcol. Per questo le nostre carceri ha una percentuale così alta di aborigeni, soprattutto per disordini, oltraggio alla polizia, bestemmie, risse da ubriachi e più in generale perché non capiscono le leggi dell’uomo bianco.

Il sistema preferito dalla polizia consiste nell’impiccare i neri con calzettoni da football o lenzuola a strisce, così da poter dire che si sono suicidati mentre erano ubriachi. Il buonsenso suggerirebbe che occorrono due persone, una per sollevare la vittima e l’altra per provvedere agli altri dettagli. È stato dimostrato che le popolazioni tribali non devono essere separate dalla loro cultura e dai loro famigliari. È molto importante che non siano arrestati per piccoli reati, ma portati presso le loro famiglie e i loro anziani per essere giudicati secondo le leggi aborigene, o, se ubriachi, portati a qualche chilometro dalla città e lasciati sotto un albero a smaltire la sbornia, così che il giorno dopo tornino a casa. O magari la polizia potrebbe fare come con i politici bianchi ubriachi, che vengono riaccompagnati a casa. In alcuni stati ci sono leggi che vietano ai bianchi di vendere alcolici agli aborigeni, ma i bianchi hanno le loro leggi, come fare affari vendendo zozza in un luogo stabilito.

I nostri politici si nascondono dietro questa nuova sentenza della corte suprema, che impedisce agli aborigeni di reclamare la proprietà di una terra a meno che non l’abbiano occupata e usata continuativamente. Avendo decimato gran parte delle tribù, sono rimasti in pochi a reclamare. Gli aborigeni devono pagare da sé gli appelli alla corte. La corte ha stabilito anche che se una terra è stata data in concessione ad un allevatore o ad una società mineraria, gli aborigeni non possono reclamarla, che la usino o no. Duecento anni di sbruffoni politici hanno avuto come unico risultato rapimenti, assassinii e figli tolti alle famiglie da parte dei bianchi. L’entroterra australiano è generalmente dato in concessione per il pascolo, in passato o ancora oggi ‘proprietà’ di britannici, interessi stranieri e grosse aziende famigliari. Dei gruppi tribali hanno comprato alcuni allevamenti falliti dai bianchi, spesso riuscendo a rimetterle in piedi grazie al loro maggiore rispetto e alla maggiore affinità con il territorio.

Quelli costretti a vivere nelle città principali devono sopportare l’azione di giovani poliziotti allegri guidati da sergenti non addestrati, conosciuti come picchiatori, molto meno intelligenti delle normali, silenziose, sagge e felici vittime dei loro maltrattamenti e della repressione. Gli abitanti delle zone tribali vivono per lo più nello squallore, tra scarsa assistenza medica e la visita di qualche politico che sotto le elezioni porta parole e promesse. Il bianco più è avido e più odia queste persone meravigliose.

Un americano potrebbe notare, a ragione, che il modo in cui gli australiani trattano gli indigeni somiglia molto al caso americano, o di tutte le forze coloniali se è per questo. Ma le leggi americane lasciano una certa discrezionalità alla polizia quando si tratta di far fuori la giustizia, come nel caso del capo sioux Leonard Peltier, che uscirà di galera a centotrenta anni circa. Visto che la polizia in molti paesi è male addestrata e ha un’intelligenza media se non inferiore alla media, la giustizia dovrebbe svolgere il suo compito con attenzione, senza usare la vendetta contro persone che sono diverse e le cui terre sono state rubate dalla giustizia stessa.

I nostri aborigeni hanno talenti molto specialistici, tra cui capacità spaziali (di tempo e distanza) quasi geniali nelle serie maggiori del football, pur avendo un’ossatura leggera e snella. Hanno la vista di un falco e riescono a seguire le tracce di un disperso nel deserto per mille chilometri se serve. Le loro opere d’arte e i panorami si vendono in tutto il mondo tramite intermediari bianchi. Molti sono laureati in economia e commercio, diritto, medicina, antropologia e altro all’università di Harvard. Da giovani hanno servito l’esercito nella Seconda Guerra Mondiale, ma come gli uomini di Papua, che pure sono stati volontari, non sono stati pagati. Erano ‘semplicemente neri’. In entrambi i paesi, i politici vendicativi preferiscono costruire centinaia di carceri piuttosto che garantire uno stile di vita giusto per le razze diverse. Dopotutto, anche gli schiavi erano indigeni dell’Africa prima della tratta.

Un ente governativo controlla le loro finanze e decide secondo la logica dei bianchi. Per fare in modo che gli altri abbiano poca voce, i politici garantiscono una maggioranza del 60% ai bianchi. Voci di bilancio come i salari dissipano i fondi anticipati. Talvolta questi fondi provengono dalle tasse sulla terra o da magri finanziamenti federali. Gli aborigeni seguono il fato degli imbiancati indiani delle pianure che ancora sopravvivono, avviliti dall’uomo con la lingua biforcuta, i politici e altri chiassosi ultimi arrivati, che godono tanto ad affliggere la vita altrui con sofferenze. Anche le varie chiese stanno cominciando a rendersi conto del male che hanno fatto togliendo i piccoli ‘selvaggi’ alle loro famiglie. Oggi i vecchi passano tanto tempo a rintracciare le famiglie da cui sono stati rapiti.

Uno dei capi, sulla questione del controllo delle armi, di recente ha scritto: “Sosteniamo inequivocabilmente il tentativo del governo di bandire dal nostro territorio le armi automatiche e semiautomatiche. Come vittime dei massacri del passato, sappiamo bene cos’è la distruzione insensata della vita. Chiediamo un ambiente più sicuro per noi e per i nostri figli. Pensiamo che eliminare gli strumenti di morte più rapidi sia un passo nella direzione giusta.”

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