Crimine e Inutilità dello Stato


prigione

Di Pëtr Kropotkin. Estratto da Anarchism: Its Philosophy and Ideals. Traduzione di Enrico Sanna.

Le persone istruite, “civilizzate” come diceva solitamente Fourier con disprezzo, tremano all’idea che la società possa un giorno restare senza magistrati, polizia e secondini

Ma, francamente, ne avete davvero bisogno come è scritto in certi libri ammuffiti? Libri scritti, notate, da uomini di scienza che generalmente sanno bene cosa è stato scritto prima di loro, ma che, perlopiù, ignorano completamente le persone e la loro quotidianità.

Se noi possiamo vagare senza paura non solo per le strade di Parigi, che pullulano di poliziotti, ma soprattutto per le strade di campagna dove è raro incontrare passanti, questa sicurezza la dobbiamo alla polizia o all’assenza di persone che vogliono derubarci o ucciderci? Chiaro che non parlo di chi porta milioni con sé. Uno così, come abbiamo appreso da un recente processo, verrà derubato all’istante, preferibilmente in luoghi in cui i poliziotti sono tanti quanto i lampioni. No, parlo dell’uomo che teme per la vita e non per le tasche piene di soldi disonesti. Le sue paure sono reali?

E poi non è stato praticamente dimostrato, di recente, che Jack lo Squartatore compiva le sue imprese sotto il naso dell’attivissima polizia londinese, e che smise di uccidere solo quando la popolazione di Whitechapel cominciò a dargli la caccia?

Pensiamo alle relazioni quotidiane con i nostri concittadini. Pensate che siano davvero i magistrati, i secondini, la polizia ad impedire che azioni antisociali si moltiplichino? Il magistrato, costantemente feroce perché maniaco della legge, l’accusa, il delatore, l’informatore, tutti quegli intrusi che bazzicano nei pressi dei tribunali, non sono loro a diffondere sconforto in lungo e in largo tra la gente? Leggete gli atti dei processi, guardate dietro le scene, andate oltre le apparenze del processo e ne uscirete nauseati.

Le prigioni uccidono tutta la volontà e la forza di carattere, racchiudono tra le loro mura più vizi di ogni altro angolo del pianeta, e sono sempre state università del crimine. È o non è la corte di un tribunale una scuola di ferocia? E così via.

Quando parliamo di abolizione dello stato e dei suoi organi, ci rispondono sempre che sogniamo una società composta da uomini migliori di quanto non siano in realtà. E invece no. Mille volte no. Vogliamo solo che le istituzioni non peggiorino l’uomo.

Un grande e famoso giurista tedesco, Ihering, volendo riassumere l’operato scientifico della sua vita, pensò di scrivere un trattato in cui analizzare i fattori che preservano la vita sociale. “Lo Scopo della Legge” (Der Zweck im Rechte) è il titolo del libro, che gode di una meritata reputazione.

Fece un piano elaborato di quello che doveva scrivere, e prese in esame, con grande approfondimento, i fattori costrittivi usati per tenere assieme la società: il sistema salariale e le diverse forme di costrizione sancite per legge. Gli ultimi due paragrafi li riservò alla citazione dei fattori non costrittivi, come il senso del dovere e della mutua comprensione, a cui dava poca importanza come c’era da aspettarsi da un giurista.

Ma cosa accadde? Analizzando i fattori costrittivi, si rese conto della loro debolezza. Consacrò un intero volume alla loro analisi e il risultato fu che la loro importanza veniva fuori sminuita! Poi, quando iniziò gli ultimi due paragrafi, quando cominciò a riflettere sui fattori non costrittivi della società, si accorse, al contrario, che avevano un peso molto più grande. E invece di due paragrafi, fu costretto a scrivere un secondo volume, grande il doppio del primo, su due fattori: l’autocontrollo e l’aiuto reciproco. E ne analizzò soltanto una parte infinitesimale, quella risultante dal sentimento di simpatia personale, e quasi tralasciò il libero accordo risultante dalle istituzioni sociali.

Lasciate perdere le formule ripetitive che avete imparato a scuola, meditate su questi argomenti, e accadrà a voi quello che accadde a Ihering: arriverete alla conclusione che la costrizione nella società ha un’importanza infinitesimale se paragonata al consenso spontaneo.

D’altro canto, se seguendo il vecchio consiglio di Bentham cominciate a pensare alle conseguenze fatali, dirette e soprattutto indirette, delle costrizioni legali, come Tolstoj e come noi tutti anche voi arriverete a odiarle, e così arriverete a capire che ci sono altri modi per impedire le azioni antisociali. Se qualcuno non vede questi modi è perché, essendo stati educati dallo stato e dalla Chiesa, la codardia e l’apatia spirituale impediscono di vedere chiaramente. Quando un bambino sbaglia, è facilissimo impiccare qualcuno, soprattutto quando il boia è ben pagato per ogni esecuzione, e questo ci toglie il peso di dover pensare alle origini del crimine.

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