Il Suffragio Universale


schiavo all'urne

Di Errico Malatesta. Pubblicato da Daniele Leoni su Facebook il nove giugno 2017.

Per lunghi anni i partigiani della democrazia (che significa governo del popolo) han sostenuto che il suffragio universale è la fonte legittima del diritto ed il rimedio a tutti i mali sociali.

Quando tutti hanno diritto al voto, essi dicono, il popolo manderà al potere i suoi amici e farà trionfare la sua volontà. Se le istituzioni che fonderanno gli eletti dal voto popolare non saranno perfette, se questi tradiranno gl’interessi dei loro mandati, gli elettori non avranno che da dar la colpa a loro stessi, e votar meglio un’altra volta.

Anzi, aggiungono i più radicali, per maggior sicurezza si può stabilire la revocabilità del mandato ed il referendo, vale a dire che gli elettori sono sempre liberi di destituire il loro eletto e nominarne un altro, e che le leggi fatte dai deputati non sono valide se non dopo di essere state approvate dal popolo per voto diretto.

Ma il suffragio universale fu in vigore in epoche varie in quasi tutti i paesi civili, anche sotto la forma di plebiscito, che è la votazione di tutti sopra una questione determinata; fu praticato come conquista del popolo insorto, o come concessione di vincitori che credettero utile di fortificare la loro dominazione coll’apparenza del consenso popolare, e servì sempre a sanzionare ogni sorta d’usurpazione, rispose sempre secondo i desideri di chi aveva il potere in mano e dal potere lo interrogava. Il suffragio universale funziona normalmente già da lungo tempo in molti paesi; in alcuni esiste anche il referendo; ed il popolo continua nel servaggio ed i borghesi, coloro che posseggono o sfruttano le ricchezze sociali a danno dei lavoratori, non si trovano più incomodati di prima.

Ai democratici puri e semplici, caduti in discredito si sono uniti quei socialisti che si qualificano democratici; ed anche essi pretendono di fare il bene di tutti mediante un governo di popolo sorto dal suffragio universale. E dappertutto si agitano per la conquista di esso suffragio, e si sforzano di attirare i lavoratori, dicendo loro quel che è la più goffa e grossolana illusione del mondo: quando voi voterete, sarete voi che comanderete. Ed il suffragio universale non sarà, perchè invocato dai socialisti, più benefico di quando lo proclamano i democratici.

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Perchè il suffragio universale non è servito nel passato ad emancipare il popolo? Perchè non servirebbe nell’avvenire?

Ai socialisti non dovremmo aver bisogno di ricordare l’effetto che le condizioni materiali fanno sullo spirito degli uomini, nè come i lavoratori non possono emanciparsi politicamente quando perdura la loro soggezione economica.

Per dei socialisti – che non abbiano cessato di esserlo – il suffragio universale potrebbe tutto al più servire per organizzare la società futura; ma dovrebbe sempre esser preceduto dalla espropriazione fatta rivoluzionariamente e dalla messa a disposizione di tutti, dei mezzi di produzione e di tutta la ricchezza esistente. Esso potrebbe, per dei socialisti autoritari, essere la fonte del diritto in una società basata sull’eguaglianza di condizioni; ma non potrebbe mai essere un mezzo per uscire dalle condizioni presenti, non mai uno strumento di emancipazione.

Invece i detti socialisti reclamano il suffragio oggi, come mezzo supremo per conquistare l’eguaglianza economica ed attuare il socialismo. E se in qualche paese parlano di rivoluzione, e forse la provocheranno e seconderanno, è solo per conquistare il suffragio universale; facendo la repubblica, e magari supportando la monarchia dove il monarca, pur di conservare il trono e l’annessa lista civile si pieghi a lasciare al suffragio universale piena sovranità. Vale a dire che essi, per tutto socialismo, vorrebbero farci accettare le condizioni politiche che esistono in Francia, in Svizzera e nelle Americhe, e che da anni e da secoli non sono state buone a produrre il socialismo e nemmeno a frenare l’accumulazione capitalistica… e nemmeno ad impedire i massacri di lavoratori recalcitranti!

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Ma supponiamo pure che vi siano le condizioni necessarie perché ognuno possa votar liberamente, e sappia votar bene; supponiamo cioè che sia fatta la rivoluzione sociale, che tutti siano messi in condizioni economiche indipendenti, e che le nuove condizioni economiche indipendenti abbiano già prodotto un pubblico intelligente ed istruito. Il suffragio universale, vale a dire il governo eletto a suffragio universale, sarebbe impotente lo stesso, per ragioni inerenti alla sua natura, a rappresentare gli interessi di tutti ed a darvi soddisfazione.

Già, prima di tutto, il governo «eletto dal popolo» in realtà non è eletto che da quelli che trionfano nella battaglia elettorale: gli altri, che possono essere una minoranza grandissima ed anche una maggioranza, restano senza rappresentanza. Si tratterebbe di un regime in cui la maggioranza legale (che è poi maggioranza reale solo nella migliore della ipotesi) ha il diritto di comandare alla minoranza.

Sarebbe già una cosa molta brutta, poichè la minoranza può aver ragione quanto e più della maggioranza, ed in tutti i casi i diritti di ciascun individuo sono egualmente sacri, sia che esso si trovi nella maggioranza o nella minoranza o anche solo. Ma la realtà è ancora peggiore.

Gli eletti che fanno la legge possono essere stati nominati dalla maggioranza degli elettori; ma la legge è fatta solamente da una maggioranza di essi, e quindi risulta che il più delle volte coloro che approvano una legge rappresentano solo un numero di elettori che sono in minoranza di fronte all’intero corpo elettorale.

Dunque col sistema del suffragio universale, al pari che con qualunque altro sistema di governo rappresentativo, molto spesso, anche supposto che gli eletti facciano realmente la volontà degli elettori, è la minoranza che governa la maggioranza. E se è ingiusto e tirannico il dominio della maggioranza, è anche più ingiusto e pericoloso il dominio della minoranza, tanto più che attraverso l’alchimia della politica non è certamente la minoranza più illuminata, più progressiva e più buona quella a cui resta il potere. Al contrario!

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Ma vi sono da fare altre considerazioni più importanti, che spiegano la fallacia, oltre che del sistema rappresentativo, anche del referendo, della legislazione diretta e di ogni altro sistema che non sia fondato sulla libera volontà di ciascuno, liberamente accordantesi con gli altri.

Si vuol parlare di popolo e di interessi popolari; ma il popolo non è un corpo unico con interessi unici. Esso è semplicemente un nome collettivo, serve ad indicare l’insieme di tanti individui e di tante collettività, di cui ciascuno ha idee, passioni ed interessi vari, differenti e spesso opposti l’uno all’altro.

Come potrebbe mai un governo, un parlamento rappresentare e soddisfare interessi opposti? Come potrebbe un corpo elettorale, il quale non può dare che un’unica soluzione a ciascuna questione, soddisfare tutti gli individui che lo compongono e che sono diversamente interessati nella questione?

In un parlamento, come in un paese, ciascun interesse si trova in minoranza di fronte alla somma degli altri interessi; e se è la collettività che deve decidere sugli interessi particolari, ciascun interesse si trova abbandonato alla discrezione di chi non vi è interessato, o non lo conosce, o non se ne cura, o ha interessi differenti ed opposti.

In una data questione per esempio, la Sicilia, il Piemonte e tutte le regioni Italia hanno interessi diversi. Se il popolo italiano tutto intero deve decidere per tutti, avverrà necessariamente che ciascuna regione deve subire la volontà delle altre regioni prese insieme; e ciascuna sarà oppressa, mentre concorrerà ad opprimere le altre. Così gl’interessi, per esempio, dei minatori saranno decisi dalla massa della popolazione a cui confronto essi son una piccola minoranza… e così per tutti i mestieri, per tutte le località, per tutte le opinioni.

Vi sono certamente gl’interessi generali, comuni a collettività numerose, a nazioni intere ed anche a tutta l’umanità, che richiedono per conseguenza il concorso e l’accordo di tutti gli interessati; e, distrutti gli antagonismi provenienti dalla proprietà individuale, questi interessi generali e communi si allargheranno sempre più.

Ma chi stabilisce quali interessi sono esclusivi di un individuo o di un gruppo, e quali son più o meno generali? Se v’è un governo, rappresentativo o no, deve necessariamente decidere esso stesso sulle varie giurisdizioni e stabilire quali interessi sono di spettanza esclusiva dell’individuo, quali di spettanza di gruppi via via più larghi, e quali debbono essere regolati dal governo centrale; poichè se non fosse così, ciascuno negherebbe la competenza del governo in quelle materia in cui la legge fatta dal governo non gli conviene, ed il governo non potrebbe più governare.

E siccome qualunque governo, qualunque corpo costituito, ha naturalmente la tendenza ad allargare sempre la sua sfera di azione, esso arriva sempre a voler mischiarsi di tutto, colla scusa che tutto è d’interesse generale; e così è soffocata ogni libertà, e gl’interessi di ciascuno sono sacrificati agli interessi politici, e d’altra specie, di chi sta al potere. Il solo modo di determinare quali sono gl’interessi collettivi ed a quale collettività spetta deciderli, il solo modo di distruggere gli antagonismi, di armonizzare gli interessi opposti e di conciliare la libertà di ciascuno con la libertà di tutti gli altri, si è l’accordo libero tra coloro che sentono l’utilità e la necessità dell’accordo.

Così solo, andando dall’individuo al gruppo, e da questo a collettività di più in più larghe si può arrivare ad una organizzazione sociale, in cui mentre la volontà e l’autonomia di ciascuno sono rispettate, si ha il vantaggio della massima cooperazione sociale, e resta sempre aperta la via a tutti i perfezionamenti, a tutti i progressi futuri.

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Un’ultima osservazione.

In ogni corpo politico vi son oggi differenze enormi di condizioni materiali e di sviluppo intellettuale e morale tra regione e regione, tra città e città, tra mestiere e mestiere, tra partito e partito ecc.– e le parti più arretrate, più reazionarie sono sempre la grande maggioranza.

È una questione di fatto verificabile in tutti i paesi del mondo. Dappertutto, a causa dello Stato che costringe a stare insieme gli elementi più diversi e contrari, a causa della legge a cui tutti sono costretti di ubbidire, dappertutto sono le regioni più arretrate che danno la forza ai rispettivi governi di tener nell’ubbidienza quelle più avanzate, e così impediscono loro di costituirsi in modo rispondente alle proprie aspirazioni ed al proprio grado di sviluppo materiale e morale; sono le campagne che tengono a freno le città; sono gli abbrutiti dalla miseria, gli analfabeti, i sommessi, i superstiziosi che servono d’instrumento ai dominatori per opprimere gl’intelligenti, gli spregiudicati, i ribelli.

Ora, col suffragio universale i legislatori escono dalla maggioranza; poi è la maggioranza dei legislatori, cioè la parte più retriva di essi, che fa la legge. Ne risulta quindi che la legge è fatta effettivamente dalla minoranza, ma dalla minoranza più arretrata.

Si aggiunga a questo l’illusione per la quale le minoranze più progredite sperano sempre di potere pacificamente raggiungere la maggioranza e si lasciano paralizzare dalla legalità, e resterà dimostrato come il suffragio universale lungi dall’essere uno strumento di emancipazione e di progresso, è un mezzo per andare indietro.

Date, per esempio, il suffragio universale all’Italia, ed invece di aver realizzato un progresso, avrete instaurato, peggio ancora che non sia oggi, il dominio dei preti e dei grossi proprietari rurali.

Ma vogliamo noi dunque il dominio delle minoranze? vogliamo quello che si chiama il dispotismo illuminato? Certamente no, prima perchè non ammettiamo che alcuno abbia il diritto d’imporsi agli altri neppure a fin di bene, nè crediamo al bene fatto per forza; secondo, perché ciascuno crede di aver la ragione per sè e mancherebbe il tribunale supremo per decidere chi è che l’ha davvero; e finalmente perchè, quando si tratta d’imporsi colla forza e dominare, non sono i migliori quelli che hanno le qualità adatte a farlo e che vi riescono, ma gl’ingannatori e gli sciabolatori.

Noi crediamo che il solo mezzo per emanciparsi e progredire è che tutti abbiano la libertà ed i mezzi per propagare ed attuare le proprie idee,– e questo è l’Anarchia. Allora le minoranze più avanzate persuaderanno e trascineranno le più arretrate con la forza della ragione e dell’esempio.

D’altronde, è sempre così che l’umanità ha progredito, grazie a quel tanto di libertà che i governi sono stati impotenti a soffocare.

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Ma, ci rispondono spesso, se davvero il suffragio universale non serve per il bene del popolo, come va che i governi non lo concedono mai volontariamente, ed anzi vi si oppongono fino a che possono?

Questo si spiega un po’ per l’ignoranza, la paura e la cecità conservatrice delle classi dominanti, ma soprattutto per il fatto vero che coll’avvenimento del suffragio universale si verifica uno spostamento d’interessi ed un cambiamento nel personale governativo, che è temuto da chi sta in ufficio e nei cambiamenti ha più da perdere che da guadagnare. Ma cambiar di governanti non vuol dire pei governati migliorare posizione.

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In un sol modo il suffragio universale potrebbe essere utile, ed è in quanto l’esperienza mostrerebbe la sua fallacia a coloro che ne aspettano degli effetti benefici. Sarebbe un’altra illusione, un altro errore eliminato; e gli uomini il più delle volte non arrivano alla verità se non dopo di aver percorsi tutti gli errori possibili.

Ma anche quest’ultimo benefizio non può ottenersi se non a condizione che vi sia chi combatta con energia contro questa pessima fra le menzogne con cui il popolo viene ingannato.

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