Il Crimine di chi Salva i Bambini


bambini iraq

Di Jacob G. Hornberger. Originale pubblicato da Future of Freedom Foundation il 7 giugno 2017 con il titolo Punishing People for Helping Dying Children Is Evil Too. Traduzione di Enrico Sanna.

Nel mio articolo  The Evil of Killing Children”, notavo come il governo americano, nel tentativo di arrivare ad un cambio di regime in Iraq, avesse intenzionalmente ucciso centinaia di migliaia di innocenti bambini iracheni.

L’uccisione di quegli innocenti non è l’unica azione brutale delle autorità americane riguardo le sanzioni contro l’Iraq. Hanno anche perseguitato qualcuno che cercava di aiutare quei bambini che le autorità americane volevano uccidere con le loro sanzioni.

Questo qualcuno si chiama Bert Sacks. Non l’hanno ucciso, ma l’hanno perseguito penalmente e civilmente per aver cercato di aiutare i bambini che le autorità americane volevano morti.

Di preciso, cosa fece Sacks per essere finito nel mirino delle autorità americane? Portò medicine in Iraq. Fece infuriare le autorità perché le medicine che portava in Iraq interferivano con la loro capacità di uccidere più bambini iracheni, ovvero impediva loro di arrivare al cambio di regime voluto.

In un articolo del 2003 intitolato Sanctions in Iraq Hurt the Innocent pubblicato sul Seattle Post-Intelligencer, Sacks spiegò origini e consegenze delle sanzioni americane contro l’Iraq.

Cominciò l’articolo parlando dei tanti bambini iracheni uccisi dal governo americano con le sanzioni. Citando un articolo della rivista del New York Times, scrisse: “Le autorità americane possono essere in disaccordo sui numeri, ma non c’è dubbio che almeno diverse centinaia di migliaia di bambini, che avrebbero potuto vivere più a lungo, sono morti entro il quinto anno di vita.” Sacks citò Richard Garfield, un operatore sanitario della Columbia University, il quale stimava i morti in 400.000.

Da notare il comportamento dell’allora ambasciatrice americana presso l’Onu Madeleine Albright, alla quale nel 1996 chiesero se valeva la pena uccidere mezzo milione di bambini iracheni; lei non smentì il numero e rispose che sì, ne valeva la pena. Dopo questa dichiarazione, nessun governativo americano, per quanto ne so, ha mai contestato il numero di bambini uccisi o il fatto che il portavoce americano all’Onu considerasse positivo il fatto. Le sanzioni, per inciso, furono tolte solo nel 2003, quando con l’invasione dell’Iraq si ottenne il cambio di regime.

È vero che questi numeri non sono paragonabili alle morti causate da regimi come quello nazista di Hitler o quello comunista staliniano, ma ciononostante centinaia di migliaia di morti non sono pochi. E anche se la vita di tutti quanti è sacra, uccidere bambini innocenti appare istintivamente un male peggiore dell’uccisione di adulti innocenti.

Citando il New England Journal of Medicine, Sacks notò che durante la guerra nel Golfo Persico, “La distruzione [causata dal governo americano] delle centrali elettriche aveva bloccato l’intero sistema di distribuzione e potabilizzazione [iracheno], generando epidemie di colera, febbre tifoide e gastroenterite, soprattutto tra i bambini.”

Uno degli aspetti notevoli delle sanzioni, che continuarono anche dopo la guerra, è che impedirono all’Iraq di riparare gli impianti idrici e fognari distrutti intenzionalmente dai militari americani durante la guerra. Questo fatto garantì ovviamente la permanenza di malattie come il colera, la febbre tifoide e la gastroenterite, soprattutto tra i bambini, che pertanto morirono in massa.

Nel 1991, un  articolo del Washington Post notava:

Le maggiori sofferenze tra i civili, secondo fonti ufficiali, non sono state conseguenza delle bombe che hanno mancato il bersaglio, ma dei bombardamenti di precisione che hanno colpito esattamente dove dovevano colpire: centrali elettriche, raffinerie di petrolio e reti di trasporto. Tutti obiettivi ammessi durante la guerra, ma senza spiegare fini e conseguenze. In recenti conferenze stampa, l’aviazione in particolare ha giustificato l’atto sostenendo che riguardo l’invasione del Kuwait i civili iracheni non erano senza colpe. “La definizione di innocenti è poco chiara,” ha detto un ufficiale dell’aeronautica, che ha aggiunto come molti iracheni appoggiassero l’invasione. “Vivono lì, e in fin dei conti la popolazione è in parte responsabile di ciò che accade nel proprio paese.”

Sacks cita un altro articolo del New York Times del 1991, che svela gli obiettivi delle autorità americane: “Fin dall’embargo imposto il sei agosto, dopo l’invasione del Kuwait, gli Stati Uniti si sono opposti ad ogni rilassamento perché credevano che rendendole difficile la vita la popolazione irachena sarebbe stata spinta a togliere il presidente Saddam Hussein dal potere.”

E nel 2002 un articolo del Seattle Post-Intelligencer citava le parole di un ufficiale americano sulla politica del suo paese: “Abbiamo detto chiaramente che il mondo sarebbe un posto migliore con un cambio di regime in Iraq. Il cambio di regime è sempre stato parte della politica americana.”

L’articolo continuava così: “Dopo dodici anni di sanzioni, Saddam è ancora al potere e oltre il 70% della popolazione non ha acqua potabile.” E poi un articolo del 2011 del Seattle Times: “Per dodici anni l’Iraq ha usato acqua infetta. Il risultato è stato colera, febbre tifoide e gastroenterite. A cui si aggiunge la malnutrizione e la carenza di medicinali comuni. Il problema era noto: il New England Journal of Medicine lanciò l’allarme nel 1992. Alla fine degli anni Novanta, l’Unicef stimò un ulteriore mezzo milione di bambini morti a causa della guerra e delle sanzioni.”

Al governo americano non importava perché quello era il suo obiettivo: uccidere con le sanzioni tanti bambini da spingere gli iracheni a chiedere l’aiuto dello “Zio Sam”, che avrebbe detronizzato Saddam e messo al suo posto un dittatore amico degli Stati Uniti.

È a questo punto che interviene Bert Sacks. La sua coscienza fu colpita dalla morte che il suo governo stava seminando tra i bambini iracheni. Sacks andò in Iraq con 40.000 dollari in medicinali per aiutare le vittime delle sanzioni.

Prevedibilmente, Sacks attirò l’attenzione delle autorità americane, che lo giudicarono un criminale antiamericano per aver commesso il crimine di aver aiutato il nemico portando medicine che avrebbero potuto salvargli la vita.

Per non farla apparire una vendetta per aver portato medicinali in Iraq, le autorità americane lo accusarono di aver speso denaro in Iraq e lo multarono per 10.000 dollari. Dissero che spendere denaro in Iraq violava le sanzioni.

Le accuse penali non arrivarono da nessuna parte, ma le autorità insistettero sulla multa con un’ossessione al limite del patologico.

A fare onore a Sacks, un eroe contro il male, il fatto di aver mandato le autorità americane a quel paese rifiutandosi di pagare le loro maledette, stupide multe.

Le autorità lo perseguitarono con lo stesso spirito vendicativo mostrato contro le centinaia di migliaia di innocenti bambini iracheni uccisi: per anni gli si accanirono contro, neanche fosse stato Jack lo squartatore, e tutto per 10.000 dollari. Se per loro i soldi erano importanti, molto più importante era sicuramente il messaggio implicito agli altri americani: Non azzardatevi ad aiutare gli iracheni, compresi i bambini che uccidiamo, perché questo interferisce con i nostri interessi in Iraq, che corrispondono al cambio di regime.

Sacks mantenne la sua posizione. Come Hans von Sponek, Dennis Halliday e Jutta Purghart, i tre rappresentanti all’Onu dimessisi in crisi di coscienza riguardo l’eccidio dei piccoli iracheni. Così Sacks, seguendo la sua coscienza, si rifiutò di pagare la multa.

Nel 2012, una corte federale degli Stati Uniti ha rigettato le richieste contro Sacks, 16.000 dollari con gli interessi, citando errori tecnici. La sentenza non ha salvato la vita dei bambini ma, almeno nel caso che ha contrapposto il governo americano e Bert Sacks, il bene ha trionfato sul male.


Sullo stesso argomento:

Bert Sacks: A Hero in Our Time” (2012) di Jacob G. Hornberger

One Man’s Mission: Justice for Iraq” (2015) di Dahr Jamail

U.S. Vows to Prosecute on Iraq Sanctions; Sacks Won’t Pay” di Charles Pope (2002)

The U.S. vs. Bert Sacks’ Principles on Iraq” (2002) di Charles Pope

Bert on Iraq” (2005) di Bert Sacks

Cool War: Economic Sanctions as a Weapon of Mass Destruction” di Joy Gordon

Invisible War: The United States and the Iraq Sanctions di Joy Gordon

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...