La Ue Impoverisce i Paesi già Poveri


elefante

Di Joseph Hackett. Originale pubblicato su Capx il 18 luglio 2017 con il titolo The Eu is Making Poor Countries Poorer. Traduzione di Enrico Sanna.

Nota mia: Ho tradotto gli ultimi due paragrafi pur trattandosi di una ridicola bugia e autocelebrazione (l’autore è un sostenitore attivo del Brexit). Dire che la Gran Bretagna, con o senza la Ue, con il terzo mondo sarà qualcosa di diverso dalla solita accozzaglia di pidocchiosi sfruttatori razzisti è roba da olimpiadi delle cazzate e l’autore farebbe bene a presentarsi e ritirare il primo, secondo e terzo premio. Nella sua filippica, però, dice cose interessanti della Ue. Bisogna sempre ascoltare il bue che dice cornuto all’asino. Adesso speriamo che qualche altro cazzone risponda per la Ue.

L’Unione Europea ama presentarsi come forza del bene, che genera aiuto e sviluppo tra le società più povere del mondo. Si vanta del suo programma di aiuti da 13 miliardi e si definisce “il donatore più generoso al mondo”. Crede davvero di essere più magnanima di Stati Uniti, Russia o Cina.

Come al solito, la verità è peggio di quel che sembra. Gli euroscettici conoscono da sempre la pratica della Ue di scaricare prodotti agricoli sovvenzionati su paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa. Raro caso di progresso, oggi la Ue spende meno in queste pratiche, e i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Ue compresa, nel 2015 hanno finalmente deciso di sospendere l’esportazione di prodotti sovvenzionati.

Ma la Ue blocca lo sviluppo dei paesi poveri in mille altri modi. Come i forti dazi sui prodotti finiti. L’importazione di caffè crudo, ad esempio, non è tassata, mentre al caffè torrefatto si impone un dazio del 7,5%. Se il caffè è decaffeinato, il dazio sale al 9%. Idem per il cioccolato: niente dazi per il cacao crudo, ma il 30% per il cioccolato.

Non è un caso. Serve ad impedire a paesi come l’Etiopia e il Ghana di esportare il loro prodotto finito, che i leader della Ue temono perché minaccerebbe la lucrosa industria alimentare europea. Questi paesi sono invece incoraggiati ad esportare la materia prima, e la generosità della Ue assicura che i paesi in via di sviluppo abbiano solo una frazione dei profitti che potrebbero ricavare dal loro prodotto, mentre il grosso va all’Europa. Solo nel 2014, la Germania ha guadagnato dall’esportazione del caffè più di tutti i paesi africani assieme.

Applicato a diversi prodotti agricoli, l’effetto è che l’industrializzazione dei paesi in via di sviluppo è soffocata. I dazi costringono questi paesi a un’economia agricola invece di sfruttare pienamente le numerose risorse naturali. Togliere i dazi sarebbe un modo semplice per dare vigore alla loro economia, ma la Ue non ci sente e usa gli aiuti come foglia di fico.

Altri danni la Ue li fa all’industria ittica locale. Dopo aver imposto quote rigorose in Europa, ha fatto accordi con alcuni paesi dell’Africa Occidentale per permettere ai grandi pescherecci europei di pescare nelle loro acque. La Mauritania, ad esempio, ha permesso la pesca nelle proprie acque per un periodo di oltre 25 anni in cambio di 1,3 miliardi di euro. Intanto i pescatori senegalesi protestano contro l’accordo, firmato nel 2014.

Così ora la Ue include “sostegni” alle marinerie locali negli accordi, e strombazza i propri sforzi per impedire agli europei di pescare nelle zone riservate ai pescatori locali. I paesi dell’Africa Occidentale hanno però poche possibilità contro la pesca illegale degli stranieri, al contrario di paesi come la Norvegia che multa i pescherecci della Ue. Ma gli sforzi non cambiano la sostanza della questione. I pescatori locali sono messi al margine, hanno difficoltà ad industrializzare le loro attività e subiscono l’impoverimento dei loro mari se è vero, come sostengono associazioni come Greenpeace, che le quote Ue in Africa Occidentale non sono sostenibili.

Non meraviglia, dunque, se centinaia di migliaia di africani ogni anno si imbarcano in un viaggio lungo e spesso pericoloso nel tentativo di raggiungere l’Europa. E intanto la Ue si sciacqua la coscienza con gli aiuti, cercando di far credere al mondo di essere seriamente interessata alla crescita dei paesi più poveri.

Quando porteremo la Gran Bretagna fuori dalla Ue, avremo la possibilità di abbandonare queste pratiche. Una volta fuori dal sistema doganale, non dovremo più imporre dazi nell’interesse degli altri 27 membri della Ue. Potremo togliere i dazi sulle importazioni di alimentari confezionati importati dai paesi in via di sviluppo, e incoraggiare paesi come l’Etiopia a lavorare i propri prodotti per venderli alla Gran Bretagna, dove si venderebbero ad un prezzo più basso di quello attuale. Riguardo la pesca, potremo inoltre firmare trattati nostri, più equi, con i paesi dell’Africa Occidentale, o astenerci del tutto.

Abbandonare le politiche commerciali forsennate della Ue potrebbe essere di grande aiuto per i paesi emergenti. E la nostra reputazione di paese tra i più impegnati nello sviluppo internazionale sarebbe rafforzata. I liberali contrari al brexit dovrebbero prendere nota: la Ue non è amica dei paesi più poveri. L’uscita dalla Ue ci permetterà di assumere un atteggiamento molto più onesto.

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