O Burro o Cannoni


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Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

Se la crescita industriale della Russia ha qualche significato, si riferisce principalmente all’industria degli armamenti. E lo stesso si può dire di tutto il mondo capitalista. L’industria degli armamenti è oggi il lubrificante dell’intero sistema e cresce più della produzione di beni di consumo proprio perché è l’unico settore che può coesistere con il depauperamento dello stile di vita. Cannoni, carrarmati, aerei, armi di ogni genere sono un’esplosione di spreco.

Tutto quello che occorre è l’intervento dello stato che faccia da acquirente. E lo stato, dal suo canto, diventa acquirente in virtù della ricchezza che estrae dal sistema nel suo insieme; soprattutto mungendo le masse come una vera sanguisuga. Negli Stati Uniti, ciò avviene essenzialmente con le tasse; in Inghilterra con il razionamento e il controllo dei prezzi; in Russia e Germania, infine, con una semplice supervisione poliziesca dello standard di vita del popolo. La povertà delle masse è “pianificata”. Questa è di gran lunga la principale funzione della pianificazione.

Più si ricorre all’azione diretta, e più armi occorrono per tenere le masse soggiogate. Si tratta di operazioni su scala mondiale: eserciti d’occupazione, armi per tenere docili gli elementi all’estero, e così via. E ovviamente occorre anche la distribuzione dei profitti (altra “pianificazione”) per sostenere lo stato in qualità di agente e acquirente essenziale del sistema. In questo regime, lo stato appare spesso il giudice inflessibile dei blocchi borghesi in contesa tra loro. Per quanto indubbiamente sia la cosa migliore per elementi abituati ad un’economia di laissez faire, la libertà di scelta cessa di esistere. Tutto il sistema, nel suo insieme, deve essere sostenuto.

Pur essendo arrivato ad un pelo dalla sconfitta nel 1941-’42, il regime staliniano prebellico era comparabile solo alla Germania come produttore di armi. Nel periodo 1934-’39, la Russia spese in armi il doppio dell’Inghilterra. “Sembra probabile,” scrive il professor A. J. Brown, “… che l’Unione Sovietica, nei cinque anni precedenti l’attacco tedesco, abbia speso almeno quanto spese la Germania nello stesso periodo fino all’aggressione contro la Polonia. In questa corsa, due anni in più diedero alla Germania un vantaggio formidabile: al momento di attaccare l’Unione Sovietica, le sue spese militari erano probabilmente almeno il doppio di quelle russe, anche se non tutte, ma forse poco più di due terzi, furono dedicate al fronte orientale. … A prescindere dai margini di errore, è chiaro che il costo reale della preparazione militare dell’Unione Sovietica, così come il successivo peso rappresentato dalle perdite in battaglia, è stato il più pesante tra quelli di tutte le nazioni.”

Analizzando quel poco che si sa, secondo gli economisti la spesa bellica russa era il 6% del reddito nazionale nel 1934, il 12% nel 1937 e il 25% poco prima dell’invasione tedesca. Secondo le recenti stime fatte dalla rivista Life, oggi è il 25%. Stime troppo timide. Noi pensiamo che l’economia russa, data la logica del sistema, sia orientata interamente verso la produzione di armi, e che le proporzioni, le stime e i giochi statistici non abbiano alcun significato. È una condizione che nasce dal grembo del capitalismo, e che si ritrova anche in baluardi dell’industria come gli Stati Uniti. La produzione di armi è il fluido vitale del modo di produzione borghese, il coefficiente di tutta la produzione industriale, il dollaro che da solo fa muovere gli altri tre, quattro, cinque o dieci. Ma in Russia non muove più nulla. Le armi sono la base fondante della stessa economia; il Moloch a cui si destinano tutte le risorse; l’altare sacrificale di tutto lo sviluppo industriale.

Da questo punto di vista, è assurdo vedere ottimisticamente nell’indice della produzione russa un segnale di progresso. In Russia, acciaio significa cannoni, o qualcosa che serve a fare cannoni. Se i sostenitori del regime di Stalin sperano che (non senza una rivoluzione contro il regime stesso) si possano convincere i russi ad usare le baionette per imburrare il pane, allora immaginiamo che questi vivano in città fatte di carrarmati, indossino l’uniforme grigia dell’esercito e usino gli elmetti come vaso da notte.

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